Il processo a Salvini è un processo politico-ideologico, da polizia religiosa

LA POSTA IN GIOCO

Tizio si presenta ai confini di un certo paese. E’ privo di passaporto e di qualsiasi tipo di documento. La polizia di frontiera lo blocca. “Lei non può entrare in questo paese”, gli dicono.

“Io voglio chiedere asilo politico” risponde Tizio che non si è in precedenza recato presso nessuna ambasciata o consolato del paese in cui vuole entrare. Questo “dettaglio” però è privo di importanza: Tizio ha detto di avere intenzione di chiedere asilo politico e questo lo trasforma automaticamente da clandestino in “profugo” o “richiedente asilo”. Se qualcuno gli impedisce di entrare nel paese compie di conseguenza il reato di “sequestro di persona”.

Se i “Tizio” in questione sono centinaia di migliaia, milioni, decine di milioni, il discorso non cambia. Affermano di essere “profughi” quindi hanno diritto di entrare anche in violazione di ogni legge. Chi impedisce loro di entrare è un “sequestratore” ed un “razzista”.

Una volta entrati le loro richieste di asilo saranno esaminate una per una. Nel caso vengano respinte i “profughi” potranno fare appello. Ogni pratica durerà anni, come minimo. Ed intanto tutti i “richiedenti asilo” dovranno essere mantenuti a spese dei contribuenti. Molti di loro diventeranno uccelli di bosco, qualcuno, forse molti, andranno ad ingrossare le fila della malavita organizzata, forse del terrorismo. Alla fine qualche ministro molto “buono” proporrà per loro la regolarizzazione. Tutti diventeranno “regolari”.” “Abbiamo sconfitto la clandestinità”urlerà tri onfante il ministro in questione.
Ecco, così stanno le cose.

Su una situazione di questo genere dovranno decidere i magistrati che giudicheranno Salvini.
Non si tratterà di “appurare i fatti”, stabilire l’innocenza o la colpevolezza dell’imputato. Salvini ha compiuto gli atti di cui viene accusato. Si tratterà di stabilire se quegli sono un reato, se chiunque abbia il diritto di entrare in Italia come e quando vuole, se il governo italiano (qualsiasi governo) abbia o non abbia il diritto di gestire i flussi migratori o se questo diritto debba essere demandato alle ONG o agli scafisti.
In una parola, si tratterà di decidere se l’Italia è o non è, a tutti gli effetti, uno stato sovrano.
Questa sarà la posta in gioco nel processo a Salvini.

G.B.