.. il potere vuole l’uomo una terra di nessuno

La vita si gioca nella realtà, in ogni momento ma ci viene detto continuamente cos’è importante e cosa dobbiamo fare. Sopratutto nella vita pubblica, nella vita sociale, ciò che ci viene proposto una realtà ‘ridotta’, ciò che riduce il nostro umano.

Chi ci vuole ridotti si chiama ‘potere’. Ci sono ambiti in cui più è più  evidente la menzogna  sull’uomo, non è un discorso filosofico ma qualcosa di molto concreto: è dove si gioca quello che mangeremo domani a tavola o se saremo più o meno liberi di scegliere il colore dei calzini. Si, perché si gioca la possibilità di credere o non credere che la vita sia significante o insignificante.

Una fede non alimentata secca, una fede non più presenza culturale inaridisce. E’ proprio su questo che siamo attaccati. Per renderci irrilevanti, cioè incapaci di giudizio. Una maniera subdola di ‘farci fuori’.

Nelle decisioni che ‘contano’ questa capacità di giudizio viene a mano a mano tolta non per effetto di ‘fenomeni sociali’ naturali ma per effetto di precise strategie politiche. Abbiamo visto che in tempi emergenziali lo stato sta affiancando come priorità alla ripresa economica la legge sull’omofobia. Sta avvenendo in tutta Europa. ci viene tolta sopratutto la libertá di opinione.
È evidente che questo non è casuale ed ha un significato ben preciso: il potere vuole l’uomo una terra di nessuno in cui immettere giustizia e libertà ricchezza perché non abbia più alcun desiderio se non quelli che fanno un uomo ‘riuscito’ ed in carriera.

Tutto questo ha radici lontane . All’origine di questo pensiero adottato su sfera mondiale c’ è una visione dell’uomo distorta.

Questa visione violenta sull’uomo è la stessa che porta avanti le campagne abortiste mondiali degli Organismi internazionali e le campagne per imporre la teoria dei gender. E’ un pensiero che vuole imporre un’idea ‘progressista ‘ sull’uomo, in base a quest’idea si cavalca il malcontento dei popoli e li si spinge alle insurrezioni. Per farlo si finanziano ‘Ong per i diritti umani’, le stesse che hanno innescato le primavere arabe o il fenomeno delle Pussy Riot in Russia.
Uno stato ormai non può dotarsi liberamente di una costituzione: lo abbiamo visto in Ungheria.  In base alla rispondenza a certe ‘linee guida’ si decidono gli aiuti agli stati sovrani.  Tutto questo sta portando il mondo verso un nuovo e più ambiguo dispotismo che avanza di pari passo con le battaglie dei diritti umani, usati come scusante per restringere la facoltà di discussione e di opinione dei singoli e delle comunità.

Un altro passaggio cruciale è stata la nuova dottrina ONU che è passata (sotto il falso alibi iniziale dell’emergenza ) dal rispetto delle sovranità nazionali alla guerra umanitaria preventiva,  all’utilizzo della”forza per proteggere”. Questa teoria violenta non ha restituito un mondo migliore ma più instabile e lacerato.
L’immagine delle milioni di persone nei campi profughi siriani, l’embargo sulla popolazione stremata, denuncia il fallimento pratico di questi principi che per sopravvivere hanno bisogno di distorcere la realtà su cos’è l’uomo e sulla vera essenza della pace.

Sono queste le sfide che ci provocano e verso le quali dovremo misurarci. Sono queste le questioni che vorrei rivolgere a voi, amici. Perché è la più grande sfida a cui la nostra fede ci chiama.

Patrizio Ricci

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