Il numero di chiese “regolarizzate” dal governo egiziano sale al 783

In Egitto il processo di “legalizzazione” dei luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i necessari permessi, insieme alla concessione di autorizzazioni per la costruzione di nuove chiese, continua a un ritmo rapido. Il Consiglio dei ministri egiziano, presieduto dal premier Mostafa Kamal Madbouly, ha approvato lo scorso 5 marzo il rapporto del Comitato per la regolarizzazione, il restauro e la costruzione di nuove chiese, che hanno formalmente attestato la verifica e la successiva autorizzazione all’uso legittimo di 783 luoghi cristiani di culto sottoposto a controlli ministeriali.

Fonti governative ed ecclesiastiche, rilanciate dai media egiziani, prevedono che alla fine del 2020 i controlli e le conseguenti autorizzazioni ministeriali saranno completati per più di 700 luoghi di culto cristiani in attesa di regolarizzazione.

Le chiese sottoposte all’esame della commissione governativa ad hoc sono principalmente quelle costruite prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla costruzione di edifici di culto cristiani, approvata dal Parlamento alla fine di agosto 2016. Il lavoro della commissione governativa consiste nel verificare se migliaia di chiese e luoghi di preghiera cristiani costruiti in passato senza le necessarie autorizzazioni soddisfano gli standard stabiliti dalla nuova legge. La verifica viene solitamente risolta nella “regolarizzazione” dei luoghi di culto, che sono dichiarati conformi ai parametri definiti dalle nuove disposizioni di legge.

Negli ultimi decenni molti dei luoghi di culto cristiani sono stati costruiti spontaneamente, senza tutte le necessarie autorizzazioni. Ancora oggi, tali edifici continuano di volta in volta a essere usati come pretesto dai gruppi islamisti per fomentare la violenza settaria contro i cristiani.

La legge sui luoghi di culto di agosto 2016 rappresentava per le comunità cristiane egiziane un passo avanti in avanti rispetto alle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana del Ministero degli Interni, che proibiva, tra le altre cose, di costruire nuove chiese vicino a scuole, canali, edifici governativi, ferrovie e aree residenziali. In molti casi, la rigida applicazione di queste regole aveva impedito di costruire chiese in città e villaggi abitati da cristiani, specialmente nelle zone rurali dell’Alto Egitto.