Il governo italiano ha affidato la sua strategia economica ai consulenti di gestione privata della McKinsey

Il governo Draghi – rispetto al primo governo uscito dal responso delle urne – , ha la particolarità che ha ‘strade spianate’: ha  il consenso del Quirinale che ha ostacolato Salvini (ponendo il veto sulla costituzione del governo) insieme ai media. Questo esercita un potere formidabile soprattutto delle tendenze e della percezione della realtà della pubblica opinione, ‘il potere della comunicazione è in molte circostanze un elemento costitutivo del potere di comando.

Non a caso le decisioni politiche dell’autorità degli Stati assoluti venivano ricomprese nella definizione antica di arcana imperii e le memorie dei potenti come i consigli dedicati all’esercizio del potere (da Machiavelli, al cardinale Mazarino, a Balthasar Graçian)’.

Con questi poteri bisogna fare i conti:  non appena qualcuno viene eletto e pensa di esercitare la democrazia, e all’argine dell’establishment’ si aggiungono anche la magistratura e le istituzioni statali ed europee.

Ma ora è meglio, il governo Draghi è ben accetto. Abbiamo un governo di esperti. Per capirci: non alla Orban che è stato espulso dal PPE, ma un governo che essendo allineato perfettamente con l’Unione Europea, al patto Atlantico ed i grandi poteri finanziari ed alle lobby, gli è concesso un certo ambito di autorità e prestigio.

Ma usciamo dalla logica pro o contro. Ciò che sta accadendo e con cui – anche se non ce ne occupiamo – le nostre vite dovranno fare i conti,  non è un male in sé per sé: quindi cerchiamo di esaminare oggettivamente le cose…

Ora, un governo di esperti può sembrare buono, però ad una condizione: dobbiamo dimenticare che le precedenti ricette preparate dagli ‘esperti’ hanno contribuito a ridurre l’economia italiana, la sua sovranità e rinnegare alcuni principi della Costituzione, sostituendola cn la parità di bilancio e la nostra sovranità con il rispetto dei trattati.

Adottando questa ‘posizione di fiducia’, si può essere ben disposti e ‘speranzosi’ verso il governo Draghi, se non altro per la sua competenza rispetto a quello precedente, che è stata – a dire il vero – veramente fallimentare e servile. Ma bisognerebbe tener presente, realisticamente, che la linea che seguirà Draghi è abbastanza nota, se si vede il suo percorso passato.

D’altra parte anche alcune figure chiave nel governo Draghi sono in linea: il ministro dell’Economia Daniele Franco è un ex funzionario della Banca d’Italia che ha redatto la famosa lettera della BCE del 2011 in cui ordinava al governo di attuare le privatizzazioni e ridurre la contrattazione collettiva. L’ex CEO di Vodafone Vittorio Colao – oggi ministro dell’innovazione e della transizione digitale – è un ex partner della società di consulenza privata McKinsey & Company.

Ora , a proposito della McKinsey & Company, Draghi ha deciso di esternalizzare il compito di decidere la strategia economica da adottare per il rilancio dell’economia, con un occhio di attenzione al debito che stiamo contraendo giorno per giorno con grande ed incurante disinvoltura.

La McKinsey avrà il compito di scrivere il piano economico dell’Italia per il prossimo periodo, che sarà sottoposto alla revisione della Commissione europea alla fine del prossimo mese. Famosa per il suo ruolo nello scandalo Enron e nella crisi finanziaria del 2008 – in quanto ha promosso la cartolarizzazione illimitata di beni ipotecari – e il lancio fallito del vaccino in Francia , l’azienda è ora chiamata a definire l’agenda di “riforma” del governo Draghi .

Il quotidiano La Repubblica descrive entusiasticamente questa mossa, dice che “Di fronte a una corsa contro il tempo”, il governo di Draghi “ha assunto la posizione di una società privata di fronte a una nuova opportunità di business che non fa parte delle sue attività principali”. Ma lo stesso giornale aveva assicurato poco tempo prima , il 1° marzo aveva assicurato  che la necessità di “fretta” significava che Draghi stesso avrebbe scritto il piano di ripresa , insieme al ministro delle finanze Franco.

Ebbene questo non è avvenuto, ma a quanto pare per Repubblica è lo stessoSembra ormai che le Task Force e non gli  strumenti di cui già ogni governo ha in dotazione facciano la differenza. 

Naturalmente, la spiegazione di questa anomalia, è sempre la stessa: si tratta di tecnici, le scelte di McKinsey non saranno politiche. Ma questa spiegazione è semplicemente assurda, non per ultimo perchè questa stessa affermazione è stata fatta anche per il governo ” tecnico ” di Draghi . Per decenni, l’imposizione di ricette neoliberiste in Italia è avanzata attraverso questa stessa procedura, con l’agenda avanzata dai privatizzatori formulata nel dogma delle “scelte inevitabili”.

So che per ora parlarne è quasi superfluo, Draghi ha l’approvazione della maggior parte degli italiani, ormai stufi dell’andamento delle cose e sfiduciati per come i governo precedente non ha saputo gestire la pandemia e la crisi del paese.

Molti sono scettici, per cui questa fase, salvo imprevisti, come per il governo Monti, Draghi continuerà a riscuotere il plauso di tutti. Ma i risultati di Monti sono stati niente più che un governo di austerità,  durante il quale il paese ha perso definitivamente il 3 per cento di PIL. Il resto lo ha fatto la UE diminuendo lo spread a comando, per magia.

Ma forse qualcuno dirà “ora è diverso”. Non mi pare: nonostante i media hanno strombazzato per mesi della fortuna di avere il Recovery Fund ed addirittura chiedevano il capestro del MES, in realtà il Recovery Fund è una miseria. Se tutto va bene, come scrive il Financial Times, otterremo al massimo 10 miliardi di euro l’anno, una cifra ben lontana dal fabbisogno del paese per la ripresa ( tenuto conto anche che già da Bruxelles l’allentamento potrà durare al massimo per un paio d’anni).

Le recenti nomine di Draghi possono darci qualche indicazione circa il mondo che verrà. Ad esempio, adesso abbiamo come consigliere economico Francesco Giavazzi, professore all’Università Bocconi di Milano. Precedentemente a ricoprire quella stessa funzione c’era Mariana Mazzucato, una rinomata keynesiana. Mentre Giavazzi è un dichiarato fautore del “legame esterno” europeo, per cui è plausibile che utilizzerà i finanziamenti UE per rimodellare il mercato del lavoro e i servizi pubblici italiani, in funzione delle direttive UE.

Un disastro? No , probabilmente Draghi metterà le riforme economiche al di sopra di una semplice riduzione della spesa economica. Però ci sono parecchi fattori di scelta che la dicono lunga circa lo sfondo complessivo su cui queste riforme si muoveranno e la scelta di esternalizzare la strategia economica alla McKinsey  vuol dire che privatizzazioni e deregolamentazioni avranno ampio spazio.

In definitiva, quando dei ‘consulenti tecnici’ vengono chiamati per aiutare una azienda in ristrutturazione , sapete cosa succede: il fallimento non è una democrazia e i lavoratori ne fanno le spese.

Quindi bisogna opporsi alla scelta della McKinsey? No, il governo precedente probabilmente avrebbe fatto una cosa simile e peggio. Ma sapere cosa succede è meglio che non saperlo. Secondo me stiamo sottovalutando il potere della conoscenza, forse è questo l’ago della bilancia nella democrazia e non la democrazia stessa , che altrimenti è nient’altro che un involucro vuoto.

patrizioricci by @vietatoparlare

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