I giovani vandali ora vengono chiamati “eco-attivisti”, ma sono i figli della ‘cancel culture’

Nel Regno Unito, due ‘attiviste ambientali’ il 14 ottobre hanno lanciato zuppa di pomodoro ai “Girasoli” di Van Gogh esposto alla National Gallery di Londra per protestare contro la produzione di idrocarburi nel Regno Unito.

Il dipinto di Van Gogh, valutato 72,5 milioni di dollari non è stato del tutto danneggiato, poiché è conservato sotto un vetro protettivo (ma una parte del liquido è comunque penetrato all’interno dell’involucro).  Dopo l’incidente, le attiviste si sono appiccicate le mani al muro della galleria con l’attaccatutto.

È la seconda opera d’arte ‘inzuppata’ in meno di 2 settimane.

Poi il 23 ottobre è stato colpito un altro dipinto. Il “Covoni di fieno” di Monet è stato cosparso di purè di patate a un museo tedesco a Potsdam. L’ultima azione è stata compiuta ieri all’Aja contro “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer.

Episodi come questi si stanno susseguendo e non sono presi di mira solo le gallerie d’arte e musei ma anche marchi di lusso (come Ferrari, Porche) e supermercati con rovesciamento di latte a terra.

Tutti questi episodi vandalici hanno la stessa motivazione: l’ecologismo. Gli esecutori sono del movimento ambientalista britannico Just Stop Oil. Movimenti dello stesso segno stanno proliferando un po’ ovunque.

La prima cosa che stupisce di queste proteste è la loro modalità. Il nichilismo, il narcisismo e l’inadeguatezza personale da soli non spiegano perché gli attivisti per il clima hanno scelto tattiche che richiamano il capriccio e il disprezzo per le opere d’arte. I più grandi movimenti di protesta di tutti i tempi hanno utilizzato tattiche molto più adulte e dignitose. Come ad esempio la Marcia del Sale guidata da Gandhi organizzata contro le tasse britanniche.

oppure il boicottaggio degli autobus di Montgomery guidato da Martin Luther King (uno dei principali eventi del movimento americano per i diritti civili che si svolse da 5 dicembre 1955 a 21 dicembre 1956 e si fermò quando una sentenza della Corte Suprema dichiarò incostituzionali le leggi dell’Alabama che imponevano la segregazione razziale sugli autobus).

oppure le proteste di Greenpeace contro la caccia alle balene:

Eppoi, spiegatemi qual è il collegamento tra il dipinto di Van Gogh Girasoli e la produzione di petrolio e gas? Van Gogh è morto in povertà e nella dimenticanza. Poi le sue opere sono state iper-valutate all’interno di circoli che ne hanno deciso un valore astronomico… finché il suo lavoro è stato disprezzato da una zuppa di pomodoro in lattina.
Direi che nell’uno o nell’altro caso, Van Gogh è estraneo a tutto questo.
Ma allora perché le due ragazze hanno agito in questo modo? E, soprattutto, come mai c’erano così tanti giornalisti? Tutte le evidenze dicono che i giornalisti sapevano in anticipo e non hanno avvertito le autorità e il personale del museo. Vi sembra normale?

Inoltre, le ragazze del movimento ambientalista britannico Just Stop Oil sono anche state intervistate. Al The Guardian hanno fatto questa dichiarazione:
“Che cosa vale di più: l’arte o la vita? Vale più del cibo? Più della giustizia? Cosa ti interessa di più proteggere la pittura o il pianeta e le persone? (…) Il carburante è fuori portata per milioni di famiglie gelate ed affamate, che non possono nemmeno permettersi di scaldare una lattina di zuppa”.

Quanto altruismo…

Ma è legittimo attirare l’attenzione per temi di ecologismo con atti violenza, azioni sconclusionate contro opere d’arte che sono la rappresentazione dell’armonia, del bello? Perché avventarsi contro la bellezza? Avventiamoci contro il brutto se si è deciso di difendere l’ambiente…

La mia impressione è che come il caso delle Femen e di Greta Tunberg, questi episodi sono costruiti ad arte e sono insieme valvole di sfogo per incanalare la protesta fuorviandola, affinché non tocchi le vere questioni. Come abbiamo visto nel caso dell’imbrattamento dei Girasoli di Van Gogh, questo episodio si può inserire molto chiaramente nel filone “cultura della cancellazione”, ove la storia passata non conta davanti alle nuove esigenze, che poi sono quelle decise dal Forum di Davos.

Quindi ciò che viene deciso dall’alto e da alcuni circoli ultraricchi diventa persino popolare. Il proliferare di vari movimenti (in Italia c’è ‘Ultima Generazione’ i cui ‘attivisti’ si incatenano nei musei), solo un ingenuo potrebbe chiamarli casuali. La stessa casualità e spontaneità non sfiorano mai temi come la guerra, completamente assenti quando milioni di persone sono state coercizzate dagli stati durante la pandemia. Tutto questo, per capirci è dello stesso filone ideologico del cosiddetto progressismo. Naturalmente dietro a questo pensiero degli ‘attivisti’, c’è il supporto di centinaia di migliaia di persone le quali vivono dentro ad una cupola che le isola dalla realtà, intesa nella totalità dei suoi fattori.

“Quanto è ricca l’arte; se solo si riesce a ricordare ciò che si è visto, non si è mai privi di spunti di riflessione… .”
(Vincent Van Gogh – Theo, Laeken, 15 novembre 1878)

La questione sollevata è simbolica. Se da una parte non concepisco un quadro a cui si attribuisce un così grande valore, nello stesso tempo capisco che non è questa la questione. Infatti il quadro dei Girasoli di Van Gogh è una opera d’arte ma ciò che muove gli ‘attivisti’ non è il disappunto per l’opera in sé, piuttosto è il mezzo ritenuto idoneo da usare come pretesto mediatico per sottolineare il tema che vogliono rivendicare.

Molto chiaramente questi atti di disprezzo fanno parte del filone della ‘cultura della cancellazione’ tanto in voga nei paesi anglosassoni  (ma che si sta diffondendo anche in Europa).

Oggi è considerata eroica la protesta che si esprime nell’accanirsi distruttivamente sul passato, secondo i criteri delle nuove mode del presente. Così le statue di personaggi storici che vengono distrutte o le opere d’arte deturpate, hanno sempre il denominatore comune della memoria perduta e della polarizzazione estrema.

Da parte dei media mainstream si nota anche uno strano compiacimento.  Questi ‘ecologisti’, anche quando prendono di mira opere d’arte, sono definiti ‘attivisti’. Ma, quando a Trieste Puzzer e i portuali protestavano contro l’iniqua misura del Green Pass, i media definivano spregiativamente lui e i suoi “no vax” e venivano repressi violentemente. Stessa cosa gli è capitata quando ha messo un tavolino in una piazza di Roma: subito gli è stato notificata una Daspo (solo in seguito revocata). Invece quando si tratta di ‘attivisti’, che con metodi vandalici di protesta trattano temi consentiti come un certo ecologismo (di facciata), allora usano un doppio binario.

VPNews

 

Exit mobile version