I comunicati che contraddicono il card. Wuerl confermano indirettamente alcune affermazioni della testimonianza di Viganò

Sabino Paciolla

I comunicati diocesani di Pittsburgh e Washington che contraddicono il card. Wuerl confermano indirettamente alcune affermazioni della testimonianza di Viganò. Come ho riportato in un precedente articolo (vedere qui), un portavoce dell’Arcidiocesi di Washington, dove è ancora arcivescovo, sia pure ad interim, il card. Wuerl, ha confermato al Catholic News Agency (CNA) che un’accusa contro il card. McCarrick fu presentata proprio al card. Donald Wuerl nel 2004 mentre era vescovo di Pittsburgh. Wuerl, poi, inoltrò il rapporto sull’abuso al nunzio apostolico a Washington, DC, come ha confermato la diocesi di Pittsburgh.

Eppure, Wuerl ha sempre affermato di non sapere nulla della presunta cattiva condotta sessuale di McCarrick fino al 2018.

Queste conferme da parte di due diocesi dove il card. Wuerl ha esercitato il suo ministero se da una parte smentiscono le affermazioni fatte da Wuerl, dall’altra avvalorano la tesi espressa dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella sua testimonianza di agosto scorso, nella quale egli affermava che Wuerl era a conoscenza degli abusi di McCarrick.

Infatti, l’arcivescovo Viganò ad agosto scriveva:  

“Ovviamente, il primo ad essere stato informato dei provvedimenti presi da papa Benedetto fu il successore di McCarrick alla sede di Washington, il Card. Donald Wuerl, la cui situazione è ora del tutto compromessa dalle recenti rivelazioni sul suo comportamento come vescovo di Pittsburgh.

È assolutamente impensabile che il Nunzio Sambi, persona altamente responsabile, leale, diretto ed esplicito nel suo modo di essere da vero romagnolo, non gliene abbia parlato. In ogni caso, io stesso venni in più occasioni sull’argomento con il Card. Wuerl, e non ci fu certo bisogno che entrassi in particolari perché mi fu subito evidente che ne era pienamente al corrente.

e poi:

Del resto già in altra occasione il Card. Wuerl aveva chiaramente mentito, (…)

Il Card. Wuerl inoltre, ben sapendo dei continui abusi commessi dal Card. McCarrick e delle sanzioni impostegli da papa Benedetto, trasgredendo l’ordine del papa, gli permise di risiedere in un seminario in Washington D.C. Mise così a rischio altri seminaristi”.

Attualmente l’ex card. McCarrick è oggetto di un “processo penale amministrativo” per molteplici accuse canoniche di cattiva condotta sessuale e abusi che coinvolgono sia minori che adulti, tra cui molestie fatte durante la Confessione. Quest’ultima accusa è particolarmente grave in quanto se confermata potrebbe portare alla riduzione allo stato laicale dell’imputato. Una decisione del processo è attesa prima del summit sugli abusi organizzato dal Papa che si terrà a Roma il mese prossimo.

Ritornando al card. Wuerl, questi, il 21 giugno scorso, il giorno dopo che divennero pubbliche le accuse ritenute credibili a carico di McCarrick, in qualità di arcivescovo di Washington, emise un comunicato nel quale si dichiarava:

“Penso che siamo rimasti tutti scioccati e rattristati quando abbiamo appreso la settimana scorsa, quando il cardinale Theodore McCarrick ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui affermava pubblicamente che nell’arcidiocesi di New York, dove ha prestato servizio come sacerdote, era stata fatta una denuncia vecchia di decenni ma credibile e motivata di abuso di un minorenne contro di lui.

Mentre l’Arcidiocesi di New York indagava su questa affermazione, allo stesso tempo, ho chiesto che fosse fatta una revisione analoga di tutti i registri dell’Arcidiocesi di Washington. Sulla base di tale revisione, posso riferire che nessuna rivendicazione – credibile o meno – è stata fatta contro il cardinale McCarrick durante il suo soggiorno qui a Washington”.

Oltre a questo comunicato, qualche settimana dopo, il 31 luglio, il card. Wuerl rilasciò una intervista al Catholic Standard, il giornale della sua stessa arcidiocesi. Ecco una domanda e la relativa risposta:

“Domanda: Ci sono state anche numerose storie o blog post che hanno ripetuto voci di vecchia data o insinuazioni che possono esserci per quanto riguarda l’Arcivescovo McCarrick. Come saranno affrontati questi problemi?

Wuerl: Nell’ultimo mese, ho visto alcune di quelle relazioni ora pubbliche. Ma nei miei anni qui a Washington e anche prima ancora non le avevo sentite. Con voci – specialmente vecchie voci che risalgono a 30, 40, anche 50 anni fa – non c’è molto che possiamo fare a meno che le persone non si facciano avanti per condividere ciò che sanno o ciò che hanno vissuto. L’azione intrapresa da papa Francesco nei giorni scorsi, accettando le dimissioni dal Collegio cardinalizio di Mons. McCarrick, afferma quanto molti di noi dicono da tempo: che la Chiesa deve agire con decisione per dimostrare che abbiamo ascoltato le voci dei fedeli che chiedono azione. A questo punto, rimane importante per noi avere un quadro completo delle rivendicazioni contro l’arcivescovo McCarrick”.

Queste dichiarazioni fatte dal card. Wuerl sono contraddette da un nuovo comunicato della diocesi di Pittsburgh, questa volta fatto al LifeSiteNews. In esso si fa riferimento al sig. Ciolek, l’ex seminarista abusato da McCarrick e che per questo aveva ricevuto risarcimenti. Ecco uno stralcio:

“Nel novembre 2004, il signor Ciolek si è presentato al Comitato di revisione indipendente della diocesi di Pittsburgh per riferire i dettagli delle accuse di abuso che ha fatto contro il sacerdote di Pittsburgh. Quando è comparso davanti al Comitato di revisione indipendente, Ciolek ha anche parlato dei suoi abusi da parte dell’allora cardinale Theodore McCarrick. Questa è stata la prima volta che la diocesi di Pittsburgh è venuta a conoscenza di questa accusa. Nella corrispondenza scritta alla diocesi di Pittsburgh subito dopo, il signor Ciolek chiese che l’accusa riguardante l’allora cardinale McCarrick fosse condivisa solo con gli ecclesiastici, cioè con le autorità ecclesiastiche. Pochi giorni dopo, l’allora vescovo Donald Wuerl fece una relazione dell’accusa al nunzio apostolico negli Stati Uniti”.

Infine, come riporta il Washington Post del 10 gennaio scorso, Ciolek si è deciso a rendere pubbliche le sue accuse perché aveva ripetutamente sentito dire pubblicamente dal card. Wuerl di essere stato all’oscuro delle accuse fatte contro l’ex card. McCarrick.

Infatti, nell’articolo del Washington Post si può leggere:

“Ciolek ha condiviso i documenti con The Washington Post con rammarico, ha detto, perché aveva chiesto ripetutamente di incontrare Wuerl e alla fine è stato respinto dopo aver ricevuto una lista di restrizioni proposte da Kim Viti Fiorentino, la cancelliera e consigliera generale dell’arcidiocesi di Washington. Tra questi, ha detto: se si fosse incontrato con Wuerl, non avrebbe potuto prendere appunti, registrare o fare domande. La visita, gli era stato detto, doveva offrire la cura ‘pastorale’ di Wuerl, ha detto Ciolek, che ora è un avvocato sposato nel New Jersey.

In un’e-mail dell’8 gennaio a Fiorentino, Ciolek ha detto che era frustrato dal fatto che un incontro con Wuerl era stato rimandato e poi annullato. Le ha detto che aveva sperato in un incontro faccia a faccia per ringraziare Wuerl per aver portato la questione McCarrick all’ambasciatore del Vaticano nel 2004. Ma ha detto che sperava anche di dirgli quanto sia offensivo – come vittima che ha presentato i dettagli sensibili della denuncia 14 anni fa – sentire pubblicamente Wuerl negare di sapere del coinvolgimento di McCarrick”.

Ecco un video ripreso da The Washington Post che spiega chi è il card. Donald Wuerl :

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