Guerra di Siria, Isis… io che c’entro con tutto questo?

di Patrizio Ricci

In un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza. In un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto.

In un tempo esasperato e incongruente con tanta, tanta informazione che alla fine uno non sa niente”. (G. Gaber, Io Come Persona)

‘Non sa niente’ è la vittoria del demonio. Se si giudica secondo il male ed il bene uno vede sempre, sa dove andare.
Credo che ci è chiesto, ad ognuno è chiesto,  di vivere la propria condizione fino in fondo. E pregare perchè non ci investa il senso di estraneità. L’abisso. Perchè questo sguardo è una cosa che non ci da da soli.

La cosa più brutta che ci può accadere è vivere senza questo sguardo, questa coscienza.
Ed allora? Se siamo in difficoltà , non riusciamo, dobbiamo aver paura? No. Non dobbiamo aver paura perchè non ricopriamo un ‘ruolo’ ma siamo stati voluti. Perciò per non essere estranei occorre rimanere in rapporto con ‘io sono colui che sono’. Il principio di tutte le cose.

Molti , molti più intelligenti ed in gamba di me (lo penso veramente) mi dicono che siccome non possono fare nulla scelgono di vivere cristianamente, il che, è sufficiente per la propria via alla santità e nella lotta al demonio.
Vorrei dire che va bene così, ma qualcosa non torna. Ma non so cosa. So però che il Giubileo è per questo e la compagnia cristiana è solo per questo: per togliere la confusione.  E’ ciò che può cambiare le cose, non solo per noi ma per  tutti.

Non è vero che non ‘sappiamo niente’. Anzi, se vivessimo veramente la nostra vocazione la guerra di Siria non ci sarebbe stata. Ovviamente non come singolo ma come popolo. Come singolo che fa il popolo…come singolo che si prende carico, come singolo con un compito.
Il male ovviamente ci sarebbe ma non così.  Le guerre dipendono in grande misura da noi. Il male ed il bene è interdipendente.

Cosa voglio dire allora che in genere non si vive la propria vocazione? Io direi che per arrivare ad un certo punto il potere ha bisogno di un’assenza. Più o meno consapevole. Più o meno procurata.

 

il commento di un’amica:

la reattività, la litigiosità che ciascuno sperimenta dentro di  sè lasciando che domini tutto l’orizzonte sono l’origine delle guerre più o meno grandi che non abbiamo voluto o saputo contrastare al momento giusto.
Poi il male come il bene si diffonde per cerchi concentrici. Ecco perchè è importante l’anno giubilare: per ritrovare la propria vera immagine ed essere abbracciati e perdonati nel nostro limite riconosciuto.
Ma il soggetto responsabile è sempre il singolo, almeno davanti a Dio che ci chiederà conto delle nostre piccole guerre quotidiane non combattute contro il male personale di ciascuno ma per soddisfare egoismi e amenità varie personali. Penso che non sia bene nascondersi dietro un generico noi.

 

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