Guerra di Siria – I documenti ‘imbarazzanti’ per i media che contano: ”Of Fathers and Sons”

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Ho trovato per caso notizia di questo documentario. Si chiama “Of Fathers and Sons” e racconta di come l’odio e la violenza sia tramandata nelle famiglie del gruppo al Nusra, che è predominante in Idlib, l’enclave ribelle di cui l’occidente invoca l’autodeterminazione.

Chi ha realizzato il film “Of Fathers and Sons” è Talal Derki un siriano che ora vive a Berlino. Il regista dopo aver realizzato nel 2013 il documentario “Return to Homs” – che rispecchia in modo abbastanza flagrante l’ideologia politica di Derki – parla della vicenda umana di Basit Sarout, originariamente un ribelle ‘moderato’, poi passato al radicalismo islamico più duro.

Nella sua l’ultima sua opera invece – presentata e vincitrice del primo premio al Sundance Film Festival  il 21 gennaio 2018 – ci mette ‘meno del suo’, e il risultato è del tutto documentaristico: Darki si avventura di nuovo in Siria ma questa volta semplicemente a descrivere dall’interno una famiglia in un villaggio nella roccaforte dei fondamentalisti islamici.

Talal Derki

La particolarità di “Of Fathers and Sons” rispetto a tutti gli altri documentari realizzati in Siria da Derki è che esso documenta senza retorica la vita quotidiana del generale Abu Osama (uno dei fondatori di Al-Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda) e dei suoi otto giovani figli (avuti da due mogli con cui continua a sposarsi in tandem). Pertanto solo uno spettatore che rifiuti a priori la realtà, potrebbe ragionevolmente continuare a dire che il male in Siria è nel ‘regime di Assad’.

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Derki è riuscito a fare il film solo tramite un escamotage: si è presentato alla famiglia come un fotografo di guerra solidale alla causa dei jihadisti. Quindi ha ottenuto la fiducia della famiglia radicale islamista, condividendone la vita quotidiana per oltre due anni. La sua macchina da presa si concentra sul figlio maggiore Osama e il suo fratello minore Ayman, ottenendo una visione estremamente rara sul tipo di umanità che viene trasmessa alle giovani generazioni in Idlib.

foto tratta dal film Of Fathers and Sons : ragazzini addestrati per la guerra da al Nusra

Grazie a questo riuscito trucco, Talal Derki è riuscito a mostrare una realtà senza cinematica affettazione, mostrando come gli atteggiamenti violenti e misogini vengono tramandati da una generazione all’altra, usando lo scudo della religione come giustificazione.

Le conversazioni casuali tra padre e figli coinvolgono i bambini che decapitano gli uccelli per imitare i loro anziani e vengono incoraggiati a lanciare sassi contro la loro nipotina di due anni per aver trascurato di indossare un hijab. (…) Mentre i bambini strisciano dentro e intorno ai carri armati che sono stati distrutti come se fossero in un parco giochi e creano ‘bombe sporche’di acido citrico , il padre ispeziona le mine…

Queste ed altre sono le scene documentate nel film. Ne esce un quadro che, descrive esattamente il più grande dramma che si sta consumando in Idlib: la perdita di giovani generazioni, educate secondo l’odio posto come elemento naturale della vita, dai genitori, che se ne compiacciono.

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Stupisce che mentre continuano ad essere diffuse le menzogne sul ‘regime’ siriano, pur di mantenere la falsa retorica di guerra, queste evidenze vengono del tutto obliterate.

Chi ha parlato di questo film lo ha fatto in maniera goffa, confusionaria, concentrandosi sui bambini e ”sull’infanzia sottratta” ma senza collegare le vicende attuali, ovvero senza chiarire che l’occidente nei fatti sostiene al Nusra e sanziona il governo siriano che lo combatte. Per esempio, qui Avvenire descrive al Nusra – il gruppo terroristico che ha in mano l’unica enclave ‘ribelle’ in Siria – come ‘ISIS’ lasciando erroneamente intendere che i ribelli siano altro da ciò descritto nel documentario.

Per questo motivo, pur se candidato all’Oscar e vincitore di numerosi premi, questo film non lo vedrete mai distribuito nelle sale cinematografiche o nei grandi circuiti televisivi. Dice The Guardian: “Il film è stato brevemente nei cinema tramite l’eroica Bertha DocHouse, ma non ha ricevuto un rilascio ufficiale, recensito a livello nazionale, e non è stato pubblicato su supporti fisici… “, insomma desaparecidos  .

@vietatoparlare

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