Giorgio La Pira – La necessità di nuovi paradigmi

La prima cosa che la politica dovrebbe sapere è che il bene comune si costruisce solo nella pace. Non è certo il numero di portaerei possedute che pone un vantaggio in questa direzione: occorre un cuore fisso a ciò che vale.

Il mondo ha bisogno di procedere in un altro modo: Giorgio La Pira partì da Firenze il 20 ottobre del 1965. In tasca aveva qualche migliaio di lire e un visto per Varsavia; in una valigetta qualche indu­mento e la riproduzione di una Madonna di Giotto. Meta del viaggio: Hanoi; speranza: di incontrarsi con Ho Chi Minh; scopo: far finire la spaventosa guerra del Vietnam.

La Pira si presenta portando in dono un’immagine della Madonna. Poi chiede a Ho Chi Minh perché abbia voluto incontrare proprio lui. La risposta: «Perché lei è un poeta, poeta come me. E tra poeti ci si capisce meglio». La Pira ha stima di Ho Chi Minh. Gli americani vedono in lui un pericolo di portata globale. E riesce in quello che gli USA non erano riusciti: un piano di pace in tre punti.

Giorgio La Pira morì a Firenze a settantatré anni. Da parecchio tempo viveva in una clinica di via Venezia, affidato alle cure di alcune vecchie suore. La piccola stanza  era piena di libri e di giornali. Sull’unico tavolo una fotografia di papa Giovanni, la Bibbia e tante lettere e telegrammi; avevano firme illustri: De Gaulle, Ken­nedy, Kruscev, il segretario generale dell’Onu U Thant, e tutti gli altri capi di Stato a cui aveva scritto citando il Vecchio e il Nuovo Testamento.

Una sua lettera diceva: «I teoremi sono due: in un versante c’è la distru­zione della Terra e dell’intera famiglia dei popoli, il suicidio planetario. Nell’altro versante c’è la millenaria fioritura della Terra e dell’intera umanità che la abita. Fioritura carica di pace, di civiltà, di fraternità e di bellezza, la fiori­tura messianica dei mille anni intravista da Isaia, da Ezechiele e da san Gio­vanni. I popoli di tutta la Terra e le loro guide politiche e culturali sono oggi chiamati a fare questa suprema e irrecusabile scelta. Tertium non datur».

Dali Libro saggio intitolato Con La Pira in Viet Nam si legge: “

L’iniziativa del sindaco di Firenze, osteggiata dagli ambienti U.S.A. vicini al presidente Lyndon Johnson, non portò evidentemente alla cessazione del conflitto, ma le soluzioni proposte, del tutto credibili e realistiche, si dimostrarono valide col passare degli anni, tanto da far guadagnare a La Pira l’appellativo di “profeta di pace”.

«Quando il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi – ricorda Mario Primicerio – è andato in visita ad Hanoi nel 2014, subito dopo essere arrivato, mi ha mandato un sms ricordando proprio il viaggio di La Pira. Ricordo anche con una certa emozione quando nello stesso anno, invitato a un congresso di matematica applicata in Vietnam del Sud, senza che io dicessi nulla, un funzionario del governo ritirò fuori i giornali del ’65 con la foto mia e di Giorgio La Pira: laggiù ricordano con grande simpatia e gratitudine questo tentativo fatto per la pace».

C’è un altro di procedere, un modo buono per tutti, religiosi e laici. La ricchezza della nostra cultura ne fa memoria e molti uomini come La Pira ce lo hanno dimostrato. E’ evidente che nell’enfasi di liberare’ ci si è dimenticato del ‘soggetto’, reso ancora una volta insignificante: la guerra civile in Libia, poi quella di Siria, le guerra per procura in genere, il ricorso collettivo alla violenza, è distruzione della bellezza e dell’armonia del mondo, come inarrestabile sequenza di odio, di dolore e di morte.

La possibilità per tutti  di realizzare il proprio destino si costruisce solo nella pace, solo nella pace tutti possano conoscere guardare e credere l’avvenimento di Cristo nella storia dell’uomo (e per chi non crede, approfondire la propria umanità, che è il compito di tutti). Ed il “peace making”, e la ‘responsability to protect’? … E’  un’altra cosa: di fatto,  per molti è stato l’inferno. Non prestiamoci a questo inganno (anche se il bombardamento mediatico è immane e subdolo).

E ricordiamo: Cristo non incriminò nessuno dei suoi tempi, pose sé stesso come discriminante tra il bene ed il male. Le vere rivoluzioni sono altre. Queste sono rivoluzioni che si raccontano da sé: sono fatte dimenticando la pietà, ideologizzando l’uomo secondo un progetto violento, quindi inique.

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