Fine del calvario per la città combattente di Mhardeh

Siria, non lontano da Idleb: dopo sette lunghi anni di assedio, i jihadisti si sono ritirati dalla periferia della città cristiana di Mhardeh. Le bombe non cadono più sui civili.

Ma la gente di Mhardeh come è sopravvissuta?

Intervista con Alexandre Goodarzy, capomissione in Siria della ONG ‘SOS Chrétiens d’Orient’

SPUTNIK , traduzione italiana di Gb.P. per OraproSiria

Alexander Goodarzy, voi siete presenti con ‘SOS Cristiani d’Oriente’ da tre anni nella città di Mhardeh. L’assedio dei jihadisti è stato recentemente spezzato. Sollevato?
Alexandre Goodarzy: “È qualcosa che aspettavamo da quasi otto anni. Sono quattro anni che conosco Mhardeh e Squelbie, una città vicina. La sacca di Idleb è nella Siria nordoccidentale, queste due città sono a sud-ovest di questa sacca. La prima linea era a 500 metri di distanza, ora è arretrata di 20 km fino a Khan Cheikhoun. Le persone possono ora vivere in pace. Erano minacciate dall’organizzazione jihadista Hayat Tahrir al-Cham*, altro nome di al-Nusra*, che avevano promesso fedeltà ad al-Qaeda, prima di fondersi con altri gruppi. Il nome è cambiato e non dice nulla agli Occidentali, ma hanno gli stessi metodi: decapitazioni, propaganda e intimidazione dei civili. Quando parliamo di “opposizione” o di “ribelli moderati”, parliamo di questi tipi … Per qualche tempo, Mhardeh ha avuto sei mesi di tregua, poi i bombardamenti sono ripresi. È stato duro. La riconquista della zona a sud di Idleb respinge adesso i terroristi a 20 km di distanza. Sono stato vicino a loro per quasi quattro anni. È una grande vittoria, una grande gioia per gli abitanti, ma ci sono stati troppi morti “.

160 civili hanno perso la vita a Mhardeh. In che modo la città è diventata un simbolo di resistenza?
A.G.: “Questa piccola città di 23.000 abitanti (oggi 16.000) si trovata in prima linea. Tra la sua gente, il signor Simon Al Wakil ha deciso di difendere la sua casa, poi il suo quartiere, poi la sua città, e nei fatti, resistere ai terroristi che stavano conducendo razzie e rapine. Ha messo tutti suoi beni al servizio della sua comunità: “il terrorismo si arresterà qui, non ci lasceremo intimidire, resisteremo”, ha detto. Sono passati esattamente otto anni dall’inizio di questa resistenza ai tentativi dei terroristi che provengono da Idlib, senza avere esperienza militare. Il signor Simon era un imprenditore, i suoi soldati sono operai, fornai, studenti – che vanno a scuola a Hama la mattina e indossano l’armatura nel pomeriggio “.

Lei dice che gli abitanti del villaggio si sono mobilitati … da soli?
A.G.: “Si sono sollevati spontaneamente, hanno formato una milizia: l’esercito siriano non poteva essere ovunque. Si sono difesi da soli. Simon Al-Wakil ha messo a disposizione la sua fortuna per la difesa della sua città. L’esercito ha fornito alcune armi. So anche che gli iraniani prendono alcuni uomini e li addestrano in Iran a maneggiare armi, fabbricare missili e così via. È anche un peccato vedere che è la Repubblica Islamica dell’Iran, sciita, a difendere le minoranze cristiane nel Levante. Dovrebbe essere il lavoro della Francia, che preferisce finanziare i “moderati”.

Che cosa ha fatto la vostra ONG, SOS Chrétiens d’Orient, a Mhardeh?
A.G.: “In effetti, gli uomini possono partecipare di meno alla vita economica. Abbiamo deciso di aiutarli: portiamo loro del cibo, specialmente alle famiglie i cui mariti vanno a combattere. Abbiamo aiutato l’ospedale cittadino, ridipingendo le sue pareti, portando forniture mediche. Abbiamo sostenuto finanziariamente le associazioni di disabili in modo che potessero arrivare in centro. Abbiamo iniziato ad aiutare la ricostruzione, abbiamo appena finanziato la prima casa. Abbiamo raccolto 50.000 euro [per Mhardeh, ndr], abbiamo speso circa 10.000 euro per ora: è lungo e difficile, la città era ancora sotto tiro fino a ieri “.

Come descriverebbe la situazione umanitaria nell’area?
A.G.: “Siamo stati i primi a portare aiuto a Mhardeh e Squelbie. So che nella zona l’esercito russo compie azioni umanitarie, protegge gli abitanti della regione, come degli iraniani e alcune milizie sciite afghane sotto l’autorità dell’esercito iraniano. Dunque, su Idleb, si sono dette molte bugie, secondo me. Oggi queste menzogne su Idleb sono raccontate di nuovo. Non sono qui per dire che Bashar al-Assad è un angelo, ma alla liberazione di Aleppo-Est, sono andato negli ospedali [a dicembre 2016, ndr]: lì ho incontrato quelli che avevano vissuto sotto l’occupazione terroristica. Ogni volta, mi hanno detto che i Caschi Bianchi o la Siria Charity erano solo terroristi travestiti da umanitari “.
* Organizzazioni terroristiche vietate in Russia

Testimonianza di Charles de Meyer, presidente di SOS Chrétiens d’Orient: “Mhardeh, luce di speranza per i cristiani d’Oriente”

FIGAROVOX/ TRIBUNE traduzione italiana di Gb.P. per OraproSiria

Un albero. Molto logoro. I ritratti appesi ispirano sentimenti confusi. Prima emozione, poiché 160 persone hanno dato la vita per mantenere la presenza cristiana a Mhardeh, una piccola città ai margini del fronte con la sacca di Idlib, l’ultima provincia ribelle della Siria nord-occidentale. Anche confusione davanti a questi volti, infantili di alcuni, marziali di altri. Mhardeh è una piccola Vandea nell’inesauribile conflitto siriano, ma una Vandea sopravvissuta alle colonne infernali.

Non era il silenzio delle processioni funebri ad agghiacciare gli abitanti, ma quello dell’indifferenza internazionale. Il lettore francese potrebbe avere difficoltà a immaginare il diluvio di fuoco che è costantemente caduto sui suoi 20.000 abitanti per sette anni. Ogni settimana o giù di lì, il frastuono delle sirene e il tonfo delle esplosioni hanno ricordato alle famiglie il prezzo del sacrificio che hanno accettato rimanendo sulla terra dei loro padri: il sacrificio della loro sicurezza e, a volte, della loro vita. Non è stato il silenzio dei funerali a schiacciarle, comunque. Era l’indifferenza internazionale. A chi importava davvero dei cristiani di Mhardeh? Erano gli “uomini di troppo” di un conflitto che molti volevano riassumere in uno scontro tra Bashar Al-Assad e i gentili costruttori di una nuova esperienza democratica. Ad ogni buon conto, gli abitanti di Mhardeh conoscevano i loro vicini infettati da tutte le sfumature dell’islamismo. Alcuni si attenevano alle versioni levantine di Al-Qaeda, altri aderivano al califfo dell’organizzazione dello Stato islamico. E il mondo ha chiuso gli occhi, troppo preoccupato a ripetere una lettura mediatica semplicistica sul conflitto siriano.

Questa domenica l’intera città ha reso grazie. Si è tenuta una messa e una grande processione per cantare la riconoscenza di una città liberata dal giogo jihadista. Noi abbiamo provato una vera familiarità. Il vescovo Baalbaki, vescovo greco-ortodosso di Hama, ha notato la presenza di SOS Chrétiens d’Orient. Anche in Francia, il Te Deum ha seguito la liberazione. C’erano alcuni figli della “figlia maggiore della Chiesa” (la Francia NDT) a partecipare a questo momento storico. Ma abbiamo anche sentito un sentimento di vergogna di fronte ai fedeli che non hanno potuto permettere che la gioia li travolgesse perché erano ancora prigionieri del lutto. Nessuno restituirà loro quei figli macellati nella notte mentre stavano di guardia, o quelle ragazze sventrate dai mortai che cadevano a caso. La guerra reca con sé sempre molto orrore, a cui la nostra lunga esperienza di conflitti orientali non ci abituerà mai.
Noi come SOS Chrétiens d’Orient abbiamo rifiutato questa politica di intenzionale ignoranza.

pubblicità

A Sqelbiye, anch’essa liberata dal giogo jihadista, abbiamo versato molte lacrime quando alcuni bambini sono andati a salutare la fotografia dei loro amici scomparsi nei bombardamenti islamisti. Lo sanno che le armi continuano ad arrivare attraverso il corridoio turco alle fazioni islamiste ammassate in Idlib? Lo sanno che stiamo iniziando a leggere qua e là che Hayat Tharir Al-cham «ammorbidisce» le sue posizioni, mentre questo gruppo terrorista, che ha assorbito la maggior parte dei jihadisti del Fronte al-Nosra e di altri gruppi jihadisti, ha ucciso molti dei loro piccoli compagni?! Forse non ancora… Oggi venerano Simon Al Wakil e Nabel Abdallah che hanno guidato la resistenza agli islamisti.

SOS Chrétiens d’Orient ha rifiutato questa politica dell’ ignoranza intenzionale. Determinati, i nostri volontari e i nostri capi missione hanno moltiplicato le azioni di supporto morale e materiale ai cristiani assediati. Abbigliamento e attrezzature per i siti di ricostruzione, attrezzature di pronto soccorso e prodotti alimentari, i volontari della nostra associazione hanno sfidato il silenzio internazionale per mostrare a questa città martoriata che alcune persone in Europa non la stavano abbandonando. E’ stato tanto, è stato troppo poco. E il nostro investimento continuerà. Perché di fronte alle forze soverchianti, i figli di Mhardeh hanno preso le armi per salvare il loro destino. Perché di fronte alla morte le madri di Mhardeh hanno sostenuto i loro mariti che rifiutavano l’esilio. Perché questa piccola città della Siria che ha resistito contro una distruzione fatale da parte degli islamisti è un faro per tutti i cristiani d’Oriente: la loro scomparsa silenziosa non è una fatalità.

Pubblicato da Ora Pro Siria