Federalismo in Siria: Whashington, Parigi e Berlino ancora manovrano?

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Zayd Hashim, Global Research, 19 settembre 2017

Il 18 settembre, alla domanda sul referendum curdo previsto il 25 settembre dal clan Barzani in Iraq, Jean-Yves Le Drian rispose: “Siamo già in Iraq che si prepara al dopo-SIIL. E per noi, dopo lo SIIL si presuppone una governance politica inclusiva, rispettosa della costituzione irachena e quindi della sua dimensione federalista, rispettosa delle comunità che la compongono e dell’integrità territoriale dell’Iraq. Questo è il messaggio che ho dato al Primo ministro Abadi a fine agosto, visitando Baghdad.

Anche questo è quanto ho detto chiaramente al presidente Barzani. Nella costituzione irachena (imposta dall’invasione statunitense) vi sono elementi importanti dell’autonomia costituzionale del Kurdistan. Questi elementi vanno rispettati, convalidati e protetti, ed è nel dialogo tra Baghdad e Irbil che può avvenire. Mi sembra che qualsiasi altra iniziativa sia inopportuna” [1]. La Francia sarebbe quindi per la dimensione federalista e l’integrità territoriale dell’Iraq.

E sulla Siria, oltre a riaffermare l’impegno “nella lotta all’impunità degli autori degli attacchi chimici“, che sarebbero dovutamente le autorità siriane, nonostante le prove contrarie e la “nota falsa” [2] del predecessore di Le Drian al ministero degli Esteri?

Ecco un’informazione del 17 settembre. Il futuro ne giudicherà pertinenza o assurdità. In sintesi:
secondo fonti non specificate, “Firil Center for Studies” (FCFS) di Berlino ha appreso che sono in corso negoziati tra curdi siriani e iracheni da un lato, e Washington, Berlino e Parigi dall’altro, che porterebbero i curdi siriani a dichiarare la “federalizzazione” della Siria contro il rinvio per due anni del referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno.

Pertanto, i curdi iracheni potrebbero annullarlo. Le stesse fonti avrebbero affermato che se tali negoziati avessero successo, la dichiarazione curda siriana verrebbe emessa quanto prima e riguarderebbe il governatorato di Hasaqah (il territorio dell’ex-provincia di Jazirah) comprendente i distretti di Hasaqah, Maliqiyah, Qamishli e Ras al-Ayn), nonché parte dei governatori di Raqqa e Dayr al-Zur. Un video accompagna l’articolo ribadendo certe verità deliberatamente ignorate da chi parla di Kurdistan siriano mai esistito. Si ricorda infatti che fino al maggio 1925 i curdi rappresentavano meno del 2% della popolazione siriana, improvvisamente saliti al 10% dopo la repressione turca della rivolta curda guidata da Shayq Said Piran contro il governo di Ataturk [3], che spinse 300000 curdi a rifugiarsi nelle province di Jazirah, a nord di Aleppo, Ayn al-Arab (Kobané secondo i curdi) e Ifrin.

A sostegno di tali affermazioni, la testimonianza dell’osservatore tedesco Christoph Neumann [4] e altri documenti storici che dimostrano le origini assire e/o armene e/o arabe di queste città nel nord della Siria, senza alcuna traccia di presenza curda prima degli anni ’20. I curdi siriani che hanno autorizzato le basi militari straniere in Siria sono pertanto caduti nella trappola israeliano-statunitense-europea finanziata da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. A meno che non si liberino dai loro capi, resteranno le marionette delle grandi potenze e purtroppo ne saranno le vittime, proprio come i curdi iracheni, perché le cose non andranno sicuramente come prevedono…

Dottor Zayd M. Hashim, Redattore del Centro Studi Firil 17 settembre 2017
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal

Note:
[1] Jean-Yves Le Drian – conférence de presse à l’Assemblée générale des Nations Unies
[2] Crise syrienne: la note falsifiée du gouvernement français
[3] Shayq Said Piran
[4] “Kleine Geschichte der Türkei”, von Klaus Kreiser und Christoph K. Neumann

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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