far affari in Africa: sfruttamento delle risorse.

colonialafrica1

L’Africa rappresenta uno dei più grandi giacimenti di risorse naturali del mondo Nigeria, Angola, Algeria e Libia producono una buona parte di tutto il petrolio greggio del mondo.  Il Congo, la Sierra Leone hanno le maggiori risorse a di tutto il mondo  d’oro e diamandi, cromo, coltano, bauxite, manganese, in Namibia c’è l’uranio e ci sono i cinesi..; In tanti paesi africani si esporta buona parte di tutto il legname che noi utilizziamo, stesso discorso per il cacao, il caffè, e molti altri prodotti dell’agricoltura.. ma 18 dei 20 paesi più poveri in tutto il mondo sono africani. Un continente con’area tre volte quella dell’Europa ma con il PIL che è la meta’ di quello della Spagna.

I Paesi industrializzati occidentali dopo il periodo coloniale in Africa,  per decenni per avere le queste risorse a basso costo  hanno alimentato ristrette oligarchie compiacenti e spesso realizzato opere inutili, a volte con lo scopo più o meno recondito di mantenere la partnership.  I vari dittatori corrotti, sono stati tenuti  in piedi dalle ingenti risorse ricevute dalla cooperazione internazionale e dalle grandi compagnie commerciali, come in Congo per l’estrazione dei diamanti.  Anche le guerre tra le etnie spesso sono innescate dall’esterno, la storia ce lo insegna.

Le ricette politiche ed economiche liberali tentate a partire dagli anni ’90 hanno promosso una concentrazione delle risorse nelle mani di una ristretta élite politico-economica all’interno dei paesi africani, finendo per indebolire il sostegno popolare alle istituzioni democratiche.

L’esigenza di un nuovo approccio è quanto mai urgente, l’esempio riportato della Good African Caffè (che riporto di seguito), penso sia il tipo di iniziativa che si dovrebbe incentivare, oltre al lavoro educativo ormai abnorme (ed in molti casi impossibile per conflitti che durano da decenni), di recupero di immense popolazioni che hanno passato di tutto in termini di privazioni, e che vivono violenze infinite , guerre, il dramma dei bambini soldato,  le emergenze sanitarie, la violenza sulle donne nelle zone di conflitto, la mancanza di acqua, il problema dei fondamentalismo religioso.

Che i paesi industrializzati non abbiano una buona coscienza si è visto dall’indifferenza dimostrata e negli attacchi ai giudizi espressi dal Papa  durante il suo recente viaggio in Africa.
Critiche di chi pero’ esprime giudizi senza avere la piu’ pallida l’idea  da cosa ripartire. E non è un caso che l’attacco è avvenuto su un fatto marginale per gli Africani ma quanto mai importanti per gli europei. Quindi senza neanche immaginarsi un bene per sè, come si può fare del bene? E perchè, quando invece sono più facili lucrosi guadagni?

Quando i militari americani e  italiani sequestravano le armi in Somalia al generale AIDID, scendevano sotto il naso dei militari aerei Ercules C130 italiani  carichi di armi  vendute ai Signori della guerra. Anni prima il governo italiano aveva appoggiato il governo di Siad Barre, aiuto militare ed economico. Era un governo amico con cui commerciare. La strada che porta a Bosaso in Somalia, frutto della cooperazione, è stata fatta con uno strato di rifiuti tossici che la sostiene, poi la copertura. E’ chiamata appunto. “la strada della cooperazione italiana” dai somali. La iornalista Ilaria Alpi ed il suo cameramen fù uccisa perchè aveva scoperto queste cose…

Nessuno si è mai sognato, nè interessato, al posto degli aiuti a pioggia dalla cooperazione internazionale, ad immaginare di far reggere l’Africa sui propri piedi.

Da un documento delle CENTRO EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO ONG    ho letto : “In una relazione di un workshop speciale per l’Africa, pubblicato da Winrock International (USA), un alto funzionario della USAID, confessa che gli Stati Uniti non è stato mai un vero fornitore di assistenza allo sviluppo in Africa, invece, egli afferma, è stato un fornitore di aiuti alimentari e contraccettivi negli ultimi 25 anni.” questo appunto “il miglior aiuto” dei governi occidentali finora.

L’ho sentito da un rappresentante di uno stato africano al Meeting di Rimini del 2007: l’uomo politico denunciava il protezionismo dell’Europa sulla vendita dei prodotti agricoli africani che mai hanno la possibilità di  farlo direttamente, in una economia che tradizionalmente è agricola.  Ma questo non viene permesso, ne’ viene fornito il know how necessario per il trattamento delle materie  prime. Ci sono troppi interessi  nel continente Africa, e un altro concorrente economico non fà comodo.

Il buon caffè ugandese (pubblicato su Misna)
23 luglio 2009 – Tonio Dell’Olio

Qualche giorno fa’ scrivevo che la maniera migliore di aiutare l’Africa è di
smettere di sfruttarla. Ebbene da lunedì scorso (20 luglio) c’è una conferma
molto concreta a quell’affermazione. Normalmente il caffè che viene
coltivato e raccolto nei paesi africani viene venduto sul mercato
internazionale al prezzo di un euro al kilogrammo. Ben intesi questo è il
prezzo fissato dalle aziende del nord che, una volta tostato, rivendono lo
stesso caffè a 12 euro al chilo.
Ebbene proprio lunedì la Good African Coffee, società a capitale ugandese ha
inaugurato il primo impianto con un ciclo completo di produzione di caffè.
Ha una capacità annuale di tre milioni kg di caffè e ha potuto così assumere
e dare lavoro dignitoso a 40 operai ugandesi. “Grazie alla fabbrica – ha
detto Andrew Rugasira, amministratore delegato della società – possiamo
dimostrare che anche in Africa sappiamo produrre articoli di qualità, da
poter vendere sui mercati europei”.
La fabbrica tosterà e imballerà il caffè coltivato da 14.000 piccoli
coltivatori che verranno pagati con un prezzo giusto. Il sapore di questo
caffè è quello della giustizia che, di questi tempi, sembra un miracolo.

(nota “vietato parlare”:  Oggi ai tradizionali paesi ex colonizzatori sono presenti altri paesi “interessati” all’africa essi la Cina, Brasile, India, Iran.)