Espulsione diplomatici russi – La domanda che Gentiloni non si è fatta è: “A chi giova una nuova guerra fredda con la Russia?”

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L’Italia – nella persona del primo ministro dimissionario Gentiloni che svolge solo l’ordinaria amministrazione – ha aderito all’azione della UE e ha intimato a due diplomatici russi di abbandonare il nostro paese tra due settimane. Finora però sull’avvelenamento di Skripal e sua figlia – come ha scritto Global Research –  c’e  molto fumo ma niente arrosto. Infatti l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) non avrà i risultati dei test sui campioni prelevati se non tra 2-3  settimane.

Allora è lecito domandarsi: se il tempo tecnico necessario è questo,  come ha fatto la Gran Bretagna a reagire in maniera estremamente violenta contro la Russia già il giorno dopo l’avvelenamento? E poi: è plausibile che scoperto il tipo di aggressivo chimico usato (Novichock), automaticamente ciò si tramuti in una accusa contro la Russia, quando è provato che il veleno è possibile produrlo altrove (e non solo in Russia)? Inoltre non dovrebbe essere rilevante che a Port Down – cioè a 9 km dal luogo dell’attentato – esista un laboratorio di ricerche militare sulle armi chimiche e che dal 6 di marzo (cioè due gg prima dell’attentato) era in corso Salisbury (cioè dove è stato trovato intossicato Skripal e sua figlia) una esercitazione con gas nervino (come riportato dal  sito della Royal Navy)?

Ma al di là del in fatto in sé stesso (che fa acqua da tutte le parti), la vicenda rivela ancora una volta  – per tutto quando concerne la politica estera – l’estrema sudditanza italiana con gli alleati. Montanelli diceva che è una caratteristica degli italiani, l’essere servili: può non piacerci ma lo abbiamo fatto in passato e lo facciamo ora più che mai.

Non si tratta di avere un pregiudizio contro la propria patria ma di sottolineare la necessità di essere coerenti ed adottare sempre lo stesso metro di giudizio: se lo facessimo – in tema di aggressività – consideremmo quante morti in Siria e nelle altre 0guerre umanitarie0  siano da imputare agli USA all’Europa o all’Italia; infine, si tratterebbe di considerare che l’omicidio extragiudiziale rientra nelle tattiche della CIA, tra l’altro rese pubbliche nel 1997, come parte del Freedom of Information Act (Si consiglia di dare una lettura a questo report della Cia, un vero e proprio manuale per omicidi. Si intitola “A Study of Assassination”, è stato scritto nel 1953 ).

Ma tornando a bomba: ovviamente è lecito che  si pretenda che il proprio paese non si trasformi nel Far West, ma  la motivazione addotta da Gentiloni non è questa. Egli ha riferito che ha preso la sua decisione  ‘per essere solidale con gli alleati’. Quindi il giudizio di Gentiloni è che la solidarietà europea alla Gran Bretagna – che ha appena interrotto il percorso di integrazione politica con l’Europa –  viene prima della verità stessa.

Ma non nascondiamoci dietro ad un dito: la decisione presa così in fretta da 14 paesi,  ha tutta l’aria di una mossa politica congiunta che risponde ad una sorta di memorandum, un’intesa, un clima stabilito prima che il fatto accadesse. Gli Stati Uniti addirittura hanno detto subito sì, senza chiedere ulteriori chiarimenti. Il sistema delle alleanze a certi ‘club di interessi’ – più che i fatti – hanno reso reso possibile l’esplicitarsi di un orientamento, di un pregiudizio che cerca continuamente solo nuovi modi e pretesti per giustificarsi.

E’ abbastanza sconcertante che i paesi europei – in disaccordo su tutto – trovino unità d’intenti solo in relazione ad nuova guerra fredda con la Russia, forse peggiore della prima. Sappiamo benissimo che in futuro questi atti – presi per spirito di ‘tifoseria’ – costituiranno le fondamenta per costruire sopra di nuovi. E c’è da scommettere che tutto questo accadrà a prescindere se i  provvedimenti presi oggi,  si rivelassero infondati.

Tutti comprendiamo che questa nuova guerra fredda non ha le stesse motivazioni del passato. Ai tempi di Brèžnev era plausibile,  allora c’era il comunismo ‘realizzato’ dell’Unione Sovietica, invece ora – per molti versi – non è la Russia che ‘stravede’ e che attenta alla libertà dei popoli ma è l’Europa ed i suoi alleati. Tutto ciò lo abbiamo visto nelle guerre della Nato in Yugoslavia, in Iraq, in Afganistan, in Libia ed in Siria e lo continuiamo a vedere in molte altre circostanze. Si tratta di circostanze che gravano molto negativamente sulla coerenza dell’occidente con i valori che dice di sostenere. Ma quello che è vero in politica estera – ovvero  in tema di sovranità degli stati e di multilateralismo – è vero anche su molti altri temi , che riguardano la politica interna  – ovvero  anche in questo caso, è da provare che il nostro approccio ai problemi della famiglia, del lavoro, della natalità, sia più saggio di quello di Putin.

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Quindi alla luce di queste poche evidenze, è lecito domandarsi perché si continuino a fare ‘carte false’ affinché la tensione e le provocazioni arrivino ad un punto tale da precludere alla Russia altre alternative se non quella di chiudersi in sé stessa, cercare nuovi alleati e lasciar perdere la propria vocazione storica europea: niente mi ha dato finora una risposta tale da persuadermi che non sia proprio questo, quel che si vuole.

Infine la vicenda Skripal rivela che l’isteria è diventata ormai una caratteristica della politica estera europea (ed occidentale in genere). Se esaminiamo la reazione russa ai ‘singolari’ decessi di un grande  numero di ambasciatori russi (vedi l’articolo di Occhi della guerra) e di uomini strettamente collegati a Putin , ci accorgeremmo che le differenze non sono solo apparenti ma sono sostanza.
In questo contesto, vale la pena ricordare l’ambasciatore russo  in Turchia, Andrey Karlov ucciso in diretta tv. In quel caso era plausibile la rottura di Mosca con Ankara, l’autore dell’assassinio era un membro di un corpo scelto, decorato appena poco prima da Erdogan (facente parte della sua scorta personale).

Di lì a poco moriranno altri due diplomatici russi, entrambi per infarto:  l’ambasciatore russo all’Onu Vitaly Churkin, morto a 65 a New York nel febbraio del 2017 a causa di un attacco cardiaco (si era visitato pochi giorni prima e godeva di perfetta salute) e il console russo ad Atene, Andrey Malanin.

Ma essi sono solo gli ultimi di una lunga lista: altri diplomatici russi o personaggi chiave nell’entourage di Putin sono morti in circostanze misteriose, basti pensare che nel 2017 tra febbraio e marzo sono morti nove diplomatici russi, chi per infarto chi morto in circostanze misteriose. Lo stesso giorno, in cui è morto l’ambasciatore Karlov in Turchia è morto un altro Diplomatico russo , Peter Polshikov, è stato ucciso nel suo appartamento di Mosca.

E nel 2015 al DuPont Circle hotel di Washington  è morto l’amico personale di Putin Mikhail Lesin per «trauma cranico» con lesioni in tutto il corpo provocate «da corpi contundenti», ma sebbene è chiaro che Lesin non si sia preso a bastonate da solo, ciò non ha indotto finora i medici legali e la polizia statunitense a definire il caso, omicidio.

La Russia in tutte queste circostanze non ha mai reagito o accusato nessuno, preferendo mantenere buoni rapporti con l’occidente. Ora invece l’Europa e l’Italia  reagisce con inaudita severità, ancor prima di far piena luce sugli autori dell’avvelenamento. Se  tutto questo fosse fatto in buona fede, ci si chiederebbe di considerare a chi può giovare un ulteriore allontanamento tra la Russia e l’Europa.

Bisognerebbe inoltre vedere la circostanza in cui ci troviamo: l’élite europea vede il risultato delle elezioni di ben 6 paesi europei che esprimono governi che mostrano una critica verso le sanzioni europee verso la Russia e la volontà di un riavvicinamento. E’ chiaro che qualsiasi provvedimento che voglia aumentare la tensione e deteriorare irreversibilmente i rapporti tra i paesi europei e Mosca, sono anche da leggere anche come una misura preventiva al proprio interno, contro questi partiti e quindi contro la sovranità dei popoli.

Lo scenario attuale evidenzia due punti:  in primo luogo, in circostanze normali gli inquirenti e gli investigatori sul caso Skripal, terrebbero in giusto conto ognuna delle considerazioni che ho fatto sin qui. Sembra però che  la politica e gli inquirenti preferiscono gli slogan ed abbiano scelto posizioni da ‘partito preso’ anzichè la ragionevelozza; in secondo luogo,  sebbene l’occidente ha sempre preteso di attribuire a Putin una lista di omicidi eccellenti , non ha mai scelto di deteriorare le relazioni in una misura tale paragonabile a quanto sta accadendo oggi (e Skripal e sua figlia vivono). In definitiva, è chiaro che  l’Europa ha voluto imporre una nuova guerra fredda nei confronti con la Russia, a prescindere del parere dei singoli governi nazionali e mettendo in secondo piano la veridicità delle accuse preventivamente ascritte.

 

Gli scheletri negli armadi altrui:

La pistola della CIA per provocare un’infarto

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L’ex dipendente della CIA Mary Embree parla della famigerata pistola per infarto. L’arma è stata resa pubblica durante le audizioni del Comitato di Chiesa nel 1975. Molto letale e non trattabile, usando quest’arma un omicidio è fatto per apparire naturale. Senza dubbio la CIA ha usato questa arma e molto probabilmente l’ha migliorata dagli anni ’70. Questa clip è un estratto da “Secrets of the CIA”

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vedi anche:

(1) https://www.royalnavy.mod.uk/news-and-latest-activity/news/2018/march/06/180306-toxic-storm-for-royal-marines-in-major-chemical-exercise

(2)http://www.dailymail.co.uk/news/article-4436106/Elite-commandos-train-storm-ISIS-weapons-factory.html

(3) http://archive.boston.com/news/packages/sept11/anniversary/wire_stories/0903_plane_exercise.htm