Donbass e Navalny, ovvero il sistema dei due pesi e due misure, il metodo che mente sempre sugli obiettivi veri

l'oppositore russo cresciuto nelle scuole occidentali è punto di contrasto tra Russia ed occidente mentre i civili del Donbass uccisi non rientrano nel novero delle cose meritevoli di attenzione

foto dalla bacheca FB di V. Rangeloni

Fino a qualche giorno fa si temeva per la morte di un singolo uomo, Navalny, il rappresentante di un partito di opposizione russa che ha il 2% in patria. Questi sembra più interessato ad alimentare le tensioni tra Russia ed occidente piuttosto che a combattere una vera battaglia per il progresso e la prosperità del suo paese.

Quindi, Navalny è un personaggio controverso, che ha studiato nei centri di formazione occidentali di formazione per lo svolgimento di rivoluzione ‘colorate’.

Poi sappiamo delle vicende travagliate che ha attraversato. Di queste vicende non esiste chiarezza e non sappiamo fino a che punto ci si è spinti tra le due parti nella contrapposizione da guerra fredda in atto.

In questa vicenda è difficile districarsi. Certo è che Navalny tornando in patria ha avuto zero effetto interno e grande danno internazionale. Il danno è per tutta la popolazione russa. Perché le sanzioni internazionali sono aumentate e i rapporti sono stati deteriorati ancor di più.

I fatti che gli riguardano influiscono negativamente sulla vita di tutti. Il che per un partito seguito solo dal 2% della popolazione non è esattamente una cosa corretta ed onesta.

Ma vorrei far notare anche un’altra cosa. E’ che nel nuovo mondo moderno la vita di un uomo non corrisponde ad un’altra.

Navalny, come sappiamo, era in sciopero della fame che poi ha interrotto. Successivamente, le quinte sono scese su di lui, ed ora è diventato solo argomento di discussione per condannare la Russia e porre ostacoli e alimentare la narrativa che la Russia è al ‘di fuori degli standard europei” e dei paesi che si autodefiniscono “democratici”.

Tuttavia, se la vita di un uomo valesse come quella di qualunque altro non assisteremmo a certe notizie di cronaca come quelle di questi giorni nel Donbass dove ogni giorno, le forze armate ucraine bombardano le città e i villaggi delle  provincie autonomiste, causando devastazione e morti civili innocenti senza una ragione plausibile. .

La differenza tra queste vittime, la popolazione condannata ad una vita grama ed assediata da anni  e Navalny è che per queste persone sconosciute nessuno si indigna, nessuno conosce il loro volto, nessuno sente o ha mai sentito le loro voci, mentre di Navalny sappiamo tutto costantemente.

Questo è paradossale. Perché l’oppositore russo faceva attività politica ed in fondo, era comunque in preventivo che le battaglie si combattono con dei rischi.

Ma il bombardare centri abitati, acquedotti e scuole non è esattamente la stessa cosa. I civili non hanno nessuna colpa di ciò che sta succedendo eppure sono proprio gli obiettivi civili a cui mira l’esercito ucraino nella provincia di Donetsk.

Questo è il rapporto dell’OCSE, la squadra di osservatori europei che dovrebbero vigilare il cessate il fuoco, ha rilevato questi fatti.

Nel report del 10.05.2021 la SMM OSCE riporta i dati rilevati del bombardamento di artiglieria presso la stazione di pompaggio a nord di Donetsk, così come informazioni su una scuola della periferia della città, colpita da proiettili sparati dai militari ucraini.

Nel rapporto 108/2021 del 12 maggio invece si legge:

Nella regione di Donetsk, la SMM ha registrato 112 violazioni del cessate il fuoco, comprese 66 esplosioni. Nel periodo di riferimento precedente, ha registrato 200 violazioni del cessate il fuoco nella regione.
La Missione ha visto nuovi danni valutati come causati dai bombardamenti alle case residenziali nella zona di Trudivski del distretto Petrovskyi della città di Donetsk.

Le squadre della missione OCSE osservano, registrano, annotano, filmano e riferiscono. Questi rapporti però rimangono lettera morta. La UE non ne trae le conseguenze e continua a corteggiare Kiev che brama di entrare nella UE e nella Nato. Quindi, sarebbe facilissimo porre come condizione ad ulteriori passi verso l’adesione il cessate il fuoco e dar vita ad una de-escalation che porti ad un accordo di pace condiviso tra le parti belligeranti. Tuttavia, sembra che questa cosa logica e semplice non sia neanche in agenda. Invece, viene offerto all’Ucraina supporto militare ed armi.

Questa è la situazione nella quale ci troviamo. Siamo sempre più in un limbo ove le istituzioni agiscono sempre più in modo predatorio, che tradotto nel linguaggio politically correct vuol dire fare gli interessi europei. Ovviamente, gli interessi europei non dovrebbero perseguire solo logiche di profitto, altrimenti non si capirebbe proprio come si riescano a concepire di offrire diritti per qualunque minoranza e sollevare preoccupazioni climatologiche, quando poi si è capaci di tenere in piedi tensioni dolorose e pericolosissime nel mondo.

Sembra quasi che una dose molto alta di tensione, violenza disparità sociale sia ricercata. Sembra che per mantenere in equilibrio un mondo distopico ed una economia predatoria sia necessario avere una contrapposizione credibile con qualcuno.

Sui fatti descritti, ecco anche il video di Vittorio Rangeloni, un italiano che vive da tempo a Donetsk e ci informa con una certa costanza sui fatti che lo riguardano.

Inutile dire che invece, sui nostri mezzi di informazione di questi fatti sussiste il silenzio più completo, salvo naturalmente dare improvvisamente notizia – senza nessuna spiegazione del contesto dei fatti -, delle “truppe russe che si ammassano al confine”.

patrizioricci by @vietatoparlare

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