La libertà è fare quello che piace?

fonte: dal blog Sposati e sii sottomessa – articolo di  Raffaella Frullone

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Al giorno d’oggi va per la maggiore essere spontanei, senza filtri, essere liberi di dire e fare qualunque cosa e quindi vengono sdoganati, o meglio considerati un diritto, tutti quegli atteggiamenti o stili di vita che si costruiscono sull’istinto naturale di ogni uomo, o donna.

Ed ecco che veniamo bombardati da consigli del tipo «Be’, è naturale che dopo un po’ l’amore finisca, allora bisogna separarsi con serenità»; «Se non senti l’istinto materno pensaci prima di tenere il figlio, deve essere una cosa spontanea»; «Non hai fatto niente di male, davvero, una notte di passione con uno sconosciuto è solo un bel momento, se ti è venuto spontaneo»; «Hai fatto bene a dire a tua suocera che non la sopporti, non è bene tenersi dentro tutto: quando si tengono dentro i sentimenti in maniera innaturale, poi si esplode, buttar fuori la rabbia invece, non solo è salutare ma è naturale»; «Hai fatto proprio bene a suonargliele a quell’incosciente che ti ha tagliato la strada, così la prossima volta ci pensa prima di correre in macchina »; «Ma no, non è esagerato andare in ufficio con il pareo, se ti senti più a tuo agio in questo modo, non devi cambiare la tua natura»; «Perché devo privarmi di una canna se mi fa star bene?»; «Il sesso è un’altra cosa rispetto all’amore, è un istinto naturale».

E allora ecco che l’imperativo etico condiviso diventa «Fai ciò che senti, fai quel che vuoi», non seguire o ascoltare quello che ti viene chiesto dagli altri, amici, familiari, coniuge, ma solo quello che senti tu. Bisogna dire “no” quindi a tutte le regole che ci vengono imposte e “sì” solo ed unicamente a quelle che sentiamo nostre. A scuola i ragazzi possono mandare a quel paese i professori, il marito può lasciare la moglie, il padre può abbandonare i figli, i cattolici possono fregarsene delle parole del Papa. Via libera ad ogni capriccio, basta col rispettare patti ed impegni: viva la libertà.

Eppure qualcosa non torna. Perché per esempio in questo momento, mi verrebbe spontaneo partire e andare a rilassarmi su una spiaggia al caldo, domattina certamente non mi verrà spontaneo alzarmi alle sette per andare a lavorare, ma penso che mi potrebbe verosimilmente venire spontaneo vedere un’amica e andare con lei a svaligiare qualche negozio del centro, dove per “svaligiare” intendo proprio “prendere qualunque cosa mi capiti a tiro e appropriarmene senza pagarla”, ma qualcosa mi dice che non si fa. C’è quel non so che dentro che ci dice che ci sono alcune cose giuste, e alcune sbagliate e a volte la cosa giusta costa fatica. L’ho capito quando con soddisfazione ho svuotato il terzo vasetto di Nutella di seguito, che mi era venuto veramente spontaneo mangiare, e ho iniziato a sentire corrodersi le pareti dello stomaco.

Mi sembra di percepire un pericoloso sentire comune per cui qualunque cosa implichi uno sforzo di volontà viene considerato una costrizione innaturale e quindi ingiusta. E se l’esercizio della volontà è una cosa innaturale, figuriamoci il dominio di sé di cui parla San Paolo nella lettera ai Galati.

“Camminate secondo lo Spirito e non lasciatevi indurre a soddisfare i desideri della carne. La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne. Queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quel che volete… Sono, infatti, assai evidenti le opere della carne: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose come queste. Il frutto dello Spirito, invece, è amore, gioia, pace, longanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio si sé”

Frutto dello spirito, il dominio di sé è quell’esercizio necessario a renderci uomini e donne migliori. Allenarsi duramente è la disciplina dello sportivo che vuole diventare campione e per questo resiste alla naturale pigrizia, alla golosità, alla stanchezza. Provare e riprovare è l’allenamento del musicista, che resiste allo scoramento e alla spossatezza puntando a un’esecuzione magistrale. Anche il matrimonio richiede impegno e responsabilità, soprattutto quando ci verrebbe spontaneo rifugiarci nel nostro comodo io.

I maestri della spontaneità a ogni costo potrebbero inorridire solo al sentir parlare di “dominio di sé”: impegnati come sono a fare ciò che vogliono, faticano a comprendere che dominare il proprio io è l’unica vera chiave per la libertà autentica, per farci diventare migliori di quello che siamo, per renderci liberi da quello che ci incatena a terra.