Dico la mia sul naufragio del Concordia.

Dico la mia sul naufragio del Concordia.  Due righe non preparate, due parole sulle crociere e sulle navi  da crociera e solo un cenno su cosa è successo.

Per cominciare, vi confido una cosa: ho fatto una crociera anch’io e mi è sembrato strano che il Comandante di una nave diventasse parte dello spettacolo. La cena con il comandante nella serata di Gala. Ho sempre pensato che un comandante deve fare il comandante e basta e non partecipare allo ‘star sistem’, altrimenti si entra nella finzione, ed il comandante può crederci…insomma quelle cose si fanno quando non si è in servizio… Non so a voi se è capitato, ma a me non è mai capitato essere pagato per fare una cena e farmi fotografare.

Bah, comunque torniamo alla mia crociera. L’ho fatta, era una crociera nel mediterraneo, ero curioso di vedere tutte località che si toccavano, arrivarci via mare, in poco tempo e in un modo straordinariamente comodo, ‘niente di meglio’ – pensavo –  ‘con una nave stabile che beccheggia in maniera impercettibile’,  ma non sapevo i tempi per le visite erano ristrettissimi.
Allora mi son chiesto come mai. Ho capito subito: l’attrazione era la nave, era la nave stessa.

Mi sono perciò ripromesso che se rifarò una crociera, sarà solo per mia moglie, perché della crociera mi è piaciuto specialmente il mare, il grande escluso, visto dal 10° piano e dalla mia cabina con 30 centimetri di oblò.
Non che ne sia stato deluso, ma penso che per gustare e ammirare il mare, il modo migliore non è certo girovagare su un palazzo galleggiante, impacciato com’è a entrare in ogni porto.

Insomma, l”impressione che ho sperimentato è come se la vita si svolgesse tutta all’interno alla nave, tanto cibo, a qualunque ora, tanto che mi sono fatto venire lo scrupolo per tutto quello spreco.

E per quando riguarda la triste vicenda del Concordia, ritengo che come sempre gli interventi si fanno dopo i disastri. E’ successo altre volte.

Le perplessità sono molte, Come mai si è permessa l’abitudine “ dell’inchino”? Come mai si fanno transitare navi così inquinanti in zone marine protette? Eppure il germe delle cose scorrette si vede tutti i giorni, e in realtà quando si cambia, non si cambia nulla realmente.  Perché non si è imparato nulla.
Nessuno, nessuno ascolta il disagio che si dovrebbe sentire,  finché non si materializza, la grande assenza, quel senso di smarrimento che ha sentito Schettino guardando la sua nave, che si dovrebbe sentire nella vita, almeno una volta al giorno per vivere più dignitosamente.

Per il resto si sta dicendo di tutto e di più e la conversazione è diventata non interessante. Perché questi ragionamenti si dovrebbero fare nella nostra vita di tutti i giorni. E non si fanno e questo rappresenta la cosa più triste.

Bisogna decidersi se essere eroi o vigliacchi, ogni giorno. Perché ogni giorno c’entra  l’onore, la lealtà, l’umiltà, la povertà, il rispetto. Voglio dire che la grande novità è il senso di responsabilità che coglie l’attimo, che coglie il mistero che c’è dentro,  l’interrogativo, l’attesa nell’attimo, un atteggiamento che solo ci rende umani. E’ ciò che ci fa uomini.
E all’opposto, c’entra profittarsi di posizione di potere, c’entrano essere conniventi con le grandi disparità, con l’ingiustizia  e lasciare che esse siano la struttura del nostro vivere , far  finta di niente. C’entra il lasciar correre. C’entra un’Italia, dove non si rispettano le regole se non sono imposte. Ah, dimenticavo mi è piaciuto l’articolo di Pier Paolo Bellini sul Foglio, e ve lo propongo:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/11972 .

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