Cristiani in Iraq: vocazione al martirio? No, amore alla vita!

Cinquantotto morti e 75 feriti: è questo l’ultimo bilancio delle vittime dell’attacco compiuto, domenica sera, alla Cattedrale cattolico-siriaca “Nostra Signora del perpetuo soccorso” di Baghdad. “È stato un massacro, di fedeli, donne e bambini. ” Massacrati dai terroristi due sacerdoti: padre Wassim Sabih, di 27 anni, e padre Taher Sadallah, di 32.

..Un popolo straniero in casa loro, un popolo senza terra , un popolo in fuga i nostri fratelli cristiani in Iraq, chi può fugge o si sposta più nord, sradicato dalla propria terra, scacciato.
Quelli che sono rimasti soffrono indicibili sofferenze e  certo non hanno alcuna “vocazione” al martirio.
Sarebbero tutti martiri dal primo all’ultimo,  se gli assassini potessero farlo del tutto,  “liberamente”.

Sento con dispiacere e come inopportuno da persone cristiane , ricordare  che la Chiesa si è potuta “espandere ” per il sangue dei martiri, in questo momento lo sento distaccato e non rispettoso dell’enorme dolore generato, sopratutto tra gli uomini, per gli affetti e le speranze spezzate, perchè noi viviamo su questo mondo e abbiamo aspettative sulla vita che ci è data.

Io penso che anche se Dio trasforma il dolore dei giusti in frutti non sta a noi dire certe cose, non è giusto. E non si può dire neppure “che possiamo fare?” perchè ci sono enorme responsabilità in ciò che sta accadendo, questa artificiale situazione è avvenuta con una guerra che ha peggiorato le cose con la mancanza di tutela e nei fatti la soppressione della prima libertà: quella religiosa! quindi chi pensa di risolvere i problemi con le guerre è responsabile.

Non mi consola guardare un bambino impaurito o ucciso e pensare che in fondo  è comunque nella Gloria di Dio,… che vuol dire, certo è tornato dal Padre , sicuramente il Signore avrà cura dei suoi piccoli, rifiutati dalla terra… ma come mi interrogano questi fatti ? Sul mio male e sull’altrui male…, su come siamo arrivati fino a questo? E se stiamo percorrendo una strada di pace o di odio. Perchè la pace non è  non reagire , la pace non è l’assenza di guerra ma la pace è il luogo dove la verità è di casa.

Solo per questo, solo per amore a Cristo , si può morire, ma per amore , alla verità che è una persona.

Forse questo compensa il vuoto tremendo e la sofferenza che ci lascia  e la crudeltà fatta da parte di nostri simili che Dio ha amato?  In una Chiesa durante una celebrazione c’è ogni tipo di persona, donne , uomini, bambini, famiglie intere… è orribile, restiamo in silenzio e preghiamo ..perchè lì non è finità e la strage è in corso. La paura è in corso. Menti pensano… e pensano per il male con giudizio di odio di vendetta.

Siamo fatti per la vita e non per la morte .  Quando pure è evvenuto il martirio cristiano assume un significato postumo. Con cui si entra nella gloria di Dio:  è avvenuto per una scelta di vita, per aver rinunciato a cio’ che mi fà, a cio’ che ci costituisce. Non è sconfitta la persona umana redenta da Cristo.

Ma non può essere il mezzo per affrontare le ingiustizie, le intolleranze, le violenze, le discriminazioni. Altrimenti non areremo più la terra.

Uno se non fugge è perchè crede alla vita e non al morte e quindi l’ultima cosa che vuole è essere martire.  Spesso è gente con nessuna vocazione di “eroe” , che  tra scegliere la libertà e l’oppressione  sceglie la libertà, e la fede cristiana fà in Cristo pienamente liberi. Ed è questo che odia il potere , in qualsiasi modo esso si esprima.

Questo è avvenuto sempre in tutte le epoche storiche, in vari modi.

Ma è la fede e non il martirio che che più profondamente è ciò che mi sento di comunicare.

Per avere questa libertà il prezzo può essere la vita. Ma insieme al bene che questo comporta , il sangue porta male e la sfiducia tra la gente. Infatti da 800.000 cristiani sono andati via la metà  almeno (fonte di questo dato Asia News), poi certo dove non arriva l’uomo, arriva Dio, ma il dramma umano non può essere letto con una interpretrazione della storia confessionale e semplicisticamente dogmatica.

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