I cristiani, Aleppo e la festa di Natale

I cristiani, Aleppo e la festa di Natale 3

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Joseph, un amico cristiano di Aleppo che racconta la sua esperienza durante la devastazione della guerra e come la chiesa siriana ha sempre vissuto in questi anni sempre accanto al bisogno; nel riconoscimento di Cristo presente in tutto ed in tutti.

Io mi chiamo Joseph, sono cristiano di Aleppo, abito in quartiere di maggioranza cristiana. Esistono molte parrocchie e chiese nel mio quartiere . Io  appartengo alla parrocchia dei frati minori; sono cresciuto in questa parrocchia e frequento tutte le attività cristiane sin da piccolo. Fino ad un anno fa ero  ancora ad Aleppo poi sono partito, ho vissuto questa guerra per cinque anni in tutti modi, erano tempi terribili, rischiosi. Erano tempi in cui le bombe potevano colpire sempre e in qualsiasi momento. Quando mandavamo il nostro bambino a scuola pregavamo ogni volta che tornasse salvo. La scuola non aveva né corrente , né riscaldamento.

La vita era molto dura, Gesù è morto una volta, noi morivamo tutti i giorni: un missile alla fine ha colpito la mia casa ma io e la mia famiglia ne siamo usciti sani e salvi.

Ho due bambini uno è nato durante la guerra. Prima facevo la guida turistica ma appena è cominciata la guerra ho perso subito il lavoro. Così per mantenere la mia famiglia spendevo una parte del risparmio degli anni lavorativi e un’altra parte mi era fornita dal sostegno della chiesa. Da cristiano durante gli anni di guerra ho vissuto una vita tranquilla senza sentire nessun rischio di persecuzione contrariamente a quanto hanno detto i media.

Noi cristiani siriani siamo da sempre abituati a vivere in convivenza, per tutto il tempo delle ostilità  noi siamo andati sempre a sentire la messa e la chiesa era sempre piena di fedeli e ogni attività presso la parrocchia era attivamente frequentata.

Quest’anno davanti a casa mia è stato montato  l’albero di Natale più grande della città di Aleppo e al momento dell’inaugurazione dell’albero è intervenuto il governatore. E’ stata una grande festa e il mio parroco ha sistemato sulla facciata della nostra parrocchia la famosa croce francescana di Gerusalemme, ciò ha riscosso l’apprezzamento sia dei cristiani che dei musulmani.

La popolazione cristiana siriana è autoctona e vive da sempre in Siria. A causa dell’incremento demografico, la comunità nel corso dei secoli è andata diminuendo rispetto alla comunità musulmana. Essi rappresentano il 12 % prima della guerra, in sostanza i cristiani erano due milioni di su un totale di 26 milioni di abitanti.

La presenza cristiana in Siria risale a circa mille anni fa, dopo che era tramontata l’epoca dei crociati. E’ intorno a quel periodo  che cominciarono ad affluire missionari , che per questo successivamente si diffusero conventi di diverso rito e cominciarono a fiorire vocazioni. Francesco d’Assisi è stato il primo missionario ad essere arrivato in Oriente. Durante la sua visita che avvenne nel 1229, incontrò Re Adele fratello di Saladino.

Attualmente i cristiani di Aleppo sono divisi in nove riti diversi e sono una comunità molto attiva e hanno una presenza notevole. La convivenza con i musulmani per tantissimi anni si è sviluppata in un clima di concordia e fraternità fino a quando non è arrivata la guerra. L’estremismo radicale islamico prima non si palesava anche se esisteva sottotraccia, ma la guerra lo ha fatto emergere in tutta la sua violenza.

A proposito dei cristiani, nella situazione di crisi attuale essi sono scesi di un  4 % rispetto al periodo ante-guerra. Di questi, più della metà sono partiti dall’inizio della guerra, avevano paura  per la violenza nel paese e per il loro destino e quindi hanno lasciato il paese partendo in diversi paesi e in diversi modi.
Tuttavia,  da un anno circa – cioè da quando l’esercito nazionale ha sconfitto i terroristi –   la situazione si è stabilizzata e la sicurezza è aumentata.

Quindi la minoranza cristiana continua a vivere la vita quotidiana abbastanza normalmente. Le difficoltà quotidiane naturalmente permangono: la corrente elettrica che da anni non c’era adesso viene erogata un paio di ore al giorno e per un uguale periodo di tempo l’acqua. Inoltre il gas e il gasolio sono carenti e quando si riescono a reperire, sono molto cari come del resto ogni cosa. A questi problemi si aggiunge la disoccupazione aggravata dal fatto che le fabbriche sono state bombardate o saccheggiate. Quindi la situazione di bisogno è grande: una famiglia media di quattro persone ha bisogno oggi di 250.000 lire siriane al mese (equivalenti a 500 euro circa) per vivere.  A causa di tutto questo, le famiglie non sanno come fare a mantenersi. Tuttavia l’aiuto della chiesa non si è mai fermato dall’inizio della guerra, ed offe un sostegno che copre quasi la metà della cifra che ho indicato. Tutti i di Aleppo inseriti nel programma di sostegno mensile della chiesa ricevono aiuto: ogni famiglia riceve un sostegno proporzionato al numero di componenti del nucleo familiare. C’è da dire che però molti cristiani non accettano l’aiuto perche si sentono umiliati; tanti di loro prima della guerra erano benestanti e dopo la guerra si sono trasformati da benefattori a bisognosi di aiuto.
La chiesa in Siria attualmente è forte più che mai, dato che è da cerniera tra i donatori ed i beneficiari siriani che non hanno più reddito a causa della guerra e fornisce la rete di distribuzione degli aiuti.

E’ degno di nota che la chiesa è rimasta sempre vicino ed ancora oggi è vicina alla sua comunità ed è sempre pronta a mettere a disposizione qualsiasi tipo di aiuto. Come ad esempio un aiuto fondamentale in questo periodo per la ristrutturazione della casa danneggiata dai colpi inferti dalla guerra.

In sostanza, la chiesa concede anche alla sua comunità:

Oltre a questi aiuti di base, ultimamente la chiesa fornisce anche un sostegno per riavviare un’attività commerciale; un sostegno per i fidanzati che desiderano  sposarsi e quant’tanto altro. In particolare è meritorio gli aiuti che essa fornisce agli anziani: ci sono tante situazioni in cui i figli sono partiti all’estero ed hanno  lasciato indietro i vecchi genitori che non riescono a sostentarsi. In simili tragiche situazioni, la chiesa manda a casa volontari per venire incontro alle loro esigenze.

La chiesa offre l’aiuto anche nella speranza di mantenere i cristiani nel paese e non andarsene. Di conseguenza la gratitudine ed il legame tra i fedeli ed i loro pastori si è rafforzato. Le messe domenicali sono piene più che mai, il catechismo è sempre affollato di bambini delle famiglie cristiane e il parroco non esita a offrire un dolcetto dopo ogni fine attività , un caffè dopo la messa. Però di fronte a tutta questa meritevole attività benefica in genere i religiosi siriani sono anziani e da anni in Siria non arrivano altri preti.

Il rapporto tra le famiglie cristiane e la parrocchia è un rapporto forte e vicino, che forma una sorta di nucleo unico; la guerra ha unito la gente sotto un ombrello fraterno nel bene e nel male.

Come già detto però nel sottofondo  permane il pericolo e si è ancora lontani da una sicurezza completa. Le forze armate siriane non costituiscono una forza sufficiente a concludere immediatamente la guerra. Per far questo occorrerebbe la buona volontà degli Stati Uniti e dell’Europa. Ma siamo lontani da questo visto che si sono rinnovate da poco le sanzioni. Questo scenario  impedisce il progetto della ricostruzione del paese.

Così cinque milioni di sfollati siriani sono ancora sparsi in tutto mondo. Questa massa di persone, 250.000 sono i giovani maschi che sono scappati per non essere chiamati a svolgere il servizio di leva e quindi partecipare ai combattimenti. Quindi nel paese c’è penuria di giovani e ciò renderà anche problematica la  ricostruzione:  manca una moltitudine di figure professionali e in molti settori lavorativi c’è la mancanza di manodopera.

Il percorso per riportare il paese nella situazione anteguerra sarà lungo finchè la situazione non sarà definitivamente stabilizzata.
Per ora pochissima gente è tornata e sta all’estero resta all’estero. Anzi, anche attualmente molti cristiani hanno chiesto l’immigrazione in Canada e in altri paesi mentre altri si sono ricongiunti alle famiglie già residenti all’estero.
La tendenza è ancora quella dell’esodo all’esterno. Tutti preparano la valigia per partire perche nonostante sia finito il pericolo, la pace in Siria tarda ad arrivare e nessuno la può garantire. Inoltre permane la forte incertezza della ricostruzione e tutti i problemi avvenire che questo lungo periodo prospetta.

Però sebbene i cristiani rimasti ad Aleppo nonostante tutto hanno accettato di rimanere, oggi hanno bisogno di aiuto; soprattutto di aiuto morale e spirituale. Hanno bisogno di una mano dall’occidente, ma i cristiani e tutti i siriani indifferentemente sanno che l’ultimamente l’ occidente sostiene il terrorismo. Su internet è facile vedere le immagini degli aiuti umanitari che arrivano in Siria per le famiglie dei terroristi, forniscono questi aiuti per permettere agli uomini di combattere il regime, a questi aiuti settari si aggiungono anche le sanzioni europee contro il popolo siriano.

Un gran numero di jihadisti europei sono venuti ed hanno provocato morte e devastazione. Per queste ragioni il giudizio dei siriani sugli europei non è più molto positivo.

Oggi noi cristiani, dopo la sconfitta dei terroristi abbiamo bisogno di aiuto per non lasciare il paese; anzi desideriamo rimanere nella nostra terra e abbiamo bisogno per questo che gli europei ci aiutino nella ricostruzione degli edifici urbani , nella ricostruzione delle famiglie e della società, favorendo un clima di sicurezza.

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