Contraddicendo lo stesso Pentagono i media attaccano Assad per “centinaia di attacchi chimici”

La fonte citata da Ansa è il “Global Public Policy Institute”. Ma cosa c’è di vero nella notizia? E soprattutto è veramente attendibile ed indipendente la fonte citata? Alla prima domanda la risposta è no. Alla seconda è no.

Ma andiamo in ordine: ieri l’Ansa ha riportato la seguente notizia: “Guerra in Siria, ‘300 attacchi chimici’ Gppi, durante il conflitto, quasi tutti diretti contro i civili”

(ANSA) – ROMA, 17 FEB – In Siria, dall’inizio del conflitto, le forze del regime di Damasco e le milizie ad esso alleate sono responsabili di oltre 300 attacchi chimici, quasi tutti diretti contro i civili, secondo quanto risulta a una ricerca elaborata dal Global Public Policy Institute (Gppi), un think tank internazionale con sede a Berlino, citato da alcuni media, fra cui il Times of Israel.
(segue su Ansa)

Vediamo di fare chiarezza. Inanzitutto chi è questo fantomatico “Global Public Policy Institute” (Gppi), questo sconosciuto istituto?

L’Ansa nella sua descrizione lo definisce  “un think tank internazionale con sede a Berlino”, il quale è stato  ” citato da alcuni media, fra cui il Times of Israel”, cioè un giornale israeliano , ovvero lo stato che ha attaccato centinaia di volte la Siria per ammissione dello stesso ministero della Difesa. Un po’ un pochino per garantirne l’autorevolezza, direi.

Per giunta, nella scarna descrizione, la stessa Ansa dice che è un ‘ Think Thank’ , non un organo tecnico. Ma allora che garanzia di affidabilità ha GPPI sull’argomento in questione? Non esiste già l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW)?

E’ evidente che GPPI può solo aggiungersi alla schiera di sigle e organismi sostenuti da UE ed USA  la cui ‘mission’ è fornire referenzialità (fintamente esterna)  ai nemici della Siria, ovvero fornire un appoggio politico, una legittimità  ‘democratica’ altrimenti vuota.

Comunque non so come ve lo immaginavate ma ecco lo staff di Gppi  mostrato su Linkedin, dove è presente anche una ricerca di personale intraprendente.

GPPI

Gppi dice di sé:

Il Global Public Policy Institute (GPPi) ​​è un think tank indipendente senza scopo di lucro con sede a Berlino. La nostra missione è migliorare la governance globale attraverso la ricerca, la consulenza politica e il dibattito in sette aree tematiche che vanno dall’azione umanitaria e ai diritti umani sulla pace e sicurezza alla politica di internet.

Beh è un’altra bugia: Gppi non è un Think Thank indipendente, è finanziato dall’Unione Europea

Ed il report a cui si riferisce l’Ansa (non fornisce link o riferimenti) ve lo mostro io, è qui  .
Non apporta nessuna novità: si tratta di un documento redatto a distanza con i dati forniti dai cosiddetti ribelli , sopratutto nella zona di Idlib, ovvero forniti da al Nusra (Al Qaeda). Naturalmente non potevano mancare un po’ di foto di ‘barili bomba’ di cui non vi alcuna evidenza  del loro uso e soprattutto in relazione al caricamento con gas tossici.

Compito di Gppi, formare ed istruire: tra i progetti le migrazioni e portare avanti la dottrina ‘responsability to protect’.

C’ è poco da commentare: il compito di Gppi è formare e istruire , ovvero costruire un pubblico che sia accondiscendente con le decisioni del potere. Gppi lo dice con il tipico linguaggio di questi ambienti “Miriamo a dare un contributo a sane scelte politiche sul futuro di Internet attraverso la ricerca e la consulenza politica”.

Pubblicità

GPPi per dare il proprio contributo a quelle che chiama ‘sane scelte politiche’ ha implementato suoi programmi e progetti ed ha collaborato e è stata supportata da un certo numero di organizzazioni, fondazioni e istituzioni accademiche . Per citarne alcuni, Gppi nell’ambito del  programma Global Governance Futures – Multilateral Dialogues  (supportato dalla Robert Bosch Stiftung) ha collaborato con The Hertie School of Governance , Tsinghua University , Fudan University , The Tokyo Foundation , Keio University , Centre for Policy Research India, Ashoka University , The Brookings Institution e Woodrow Wilson School of Public and International Affairs . Altro programma interessante , rivelatore dell’indipendenza di Gppi è ovviamente il progetto Global Norm Evolution & Responsibility to Protect che  si concentra sulla ricerca e il dibattito relativo alla ‘responsabilità di proteggere’, che nel mondo ha fatto solo disastri.

Ed ancora: Gppi si intreccia con altri progetti della Unione Europea ed altri istituti USA come il progetto “Transatlantic Dialogues on Security and Freedom in the Digital Age”  per limitare la propaganda russa e le fake news e altri progetti come quello per favorire le migrazioni, tutti formalmente indipendentisti ma finanziati dallo stato:

All’interno del nostro programma Global Internet Politics , ci impegniamo a sviluppare internet come spazio libero, aperto e sicuro. Miriamo a dare un contributo a sane scelte politiche sul futuro di Internet attraverso la ricerca e la consulenza politica, nonché attraverso la costruzione di comunità strategiche (…)

Quindi la stranezza della nota stampa di Ansa apparentemente caduta come ‘un fulmine a ciel sereno’ fa semplicemente parte dello stato di cose , ovvero di quell’apparato che ha mano il timone e che fa e disfa ogni cosa. La democrazia prevede che le cose si facciano secondo certe regole. Senonché si decide prima dove si vuole andare e se la realtà non corrisponde, la si piega .

GPPI è definita da Ansa ‘indipendente’ ma le interazione con UE ed USA sono infinite

Come vedete, bastava solo approfondire la natura, la competenza e la ‘mission’ di Gppi per non fidarsi di tali risultati. Ed addirittura – in questo caso – non sono bastate tutte una serie di evidenze , compresa quella del dissenso del capo del Pentagono.

Il documento di denuncia sulle armi chimiche riproposizione di false flag sconfessate più di una volta

Eh sì, perché non c’è solo la questione della natura per niente indipendente di Cppi, ricordo infatti che  poco più di un mese fa l’ex generale J Mattis ,  ammise “non esistono evidenze che Assad abbia usato gas contro il proprio popolo” (vedi Newsweek). E attenzione, come ha sottolineato il magazine Newsweek ,  Mattis “(…) non ha offerto qualifiche temporali, il che significa che sia l’evento del 2017 a Khan Sheikhoun che la tragedia del 2013 a Ghouta sono casi irrisolti agli occhi del Dipartimento della Difesa e dell’Agenzia di intelligence della difesa”.

Ma non solo: il 13 febbraio 2019  il produttore della BBC Riam Dlati  – dopo 6 mesi di indagini – è pervenuto alle stesse conclusioni anche per quanto riguarda l’attacco chimico di Duma del 2018.

Ma tornando alla disamina delle affermazioni dell’ex capo del Pentagono, Ian Wilkie sul Newsweek – a proposito delle incongruenze degli attacchi chimici attribuiti ad Assad – scrive:

L’evento Ghouta del 2013, ad esempio, ha utilizzato razzi fatti in casa del tipo favorito dagli insorti. Il Memorandum della Casa Bianca su Khan Sheikhoun sembrava fare molto affidamento sulle testimonianze dei White Helmets siriani che sono stati filmati sulla scena in contatto con presunte vittime contaminate da Sarin e che non hanno subito effetti negativi.

E riferendosi all’attacco dell’aprile 2017, dice:

Pubblicità

Allo stesso modo, questi stessi attori sono stati filmati indossando abiti da addestramento per armi chimiche attorno al presunto “punto d’impatto” di Khan Sheikhoun, cosa che rende altamente sospetta la loro testimonianza (e i campioni). Una tuta da allenamento non offre alcuna protezione e queste persone sarebbero tutte morte se fossero venute in[davvero]  contatto con un vero Sarin di livello militare.

Le armi chimiche sono abusive e illegali, e nessuno lo sa più di Carla Del Ponte [ispettrice dell’Onu incaricata di indagare sulle armi chimiche in Siria]. Lei, tuttavia, non è stata in grado di adempiere il suo mandato del Joint Investigative Mechanism delle Nazioni Unite in Siria e si è ritirata in segno di protesta contro gli Stati Uniti che si sono rifiutati di indagare completamente sulle accuse di uso di armi chimiche da parte di “ribelli” (jihadisti) alleati allo sforzo americano di estromettere il presidente Assad ( incluso l’uso di Sarin da parte dei ribelli anti-Assad).

Il fatto che gli investigatori Onu si trovassero in Siria quando l’evento delle armi chimiche a Khan Sheikhoun si è verificato nell’aprile del 2017 rende molto dubbio che Assad potesse aver dato l’ordine di utilizzare Sarin in quel momento. Il buon senso suggerisce che Assad [se avesse voluto] avrebbe scelto in qualsiasi altro momento di usare un’arma bandita che aveva accettato di distruggere e mai impiegare.

Inoltre, [è da tenere in debito conto che Assad era ben consapevole che] avrebbe messo a rischio il  patrocinio della Russia e avrebbero ritirato il proprio sostegno se lo avesse scoperto come un criminale di guerra .

[Infine] Dal punto di vista tattico, come ex soldato, non ha alcun senso che qualcuno possa intenzionalmente prendere di mira civili e bambini, come suggeriscono i rapporti dei White Helemet.

Eppure a distanza di mesi – nonostante innumerevoli evidenze di questo tipo – ci ritroviamo come se la certezza fosse quella dell’uso dei gas da parte di Assad contro il proprio popolo. E – come se non bastasse – l’Ansa dice che è indubbio che i 300 attacchi chimici siano stati condotti contro i civili. … ha senso?

Non ha alcun senso in realtà. Non ha senso e non esiste uno straccio di prova . In compenso però esistono prove contrarie. Ma non importa: si continua a sostenere la solita falsa retorica, addirittura surclassando  le stesse fonti militari del Pentagono.

La domanda è ovviamente è ” perchè?”. La risposta è abbastanza semplice: ci si prepara ad ostacolare la liberazione di Idlib nella solita maniera. E’ stato già segnalato una settimana fa lo stoccaggio di aggressivi chimici in corrispondenza di alcuni siti vicini  all’abitato di Abu-Ed-Dukhur e al checkpoint situato in prossimità del villaggio di Morek. Come sempre, in questo contesto, sono segnalati i White Helmet, che hanno partecipato sempre attivamente nella preparazione dei precedenti incidenti chimici.

Credo sia chiaro: il tutto deve essere verosimile. Perciò le bugie devono essere ripetute tante volte. Naturalmente alla cronaca non bisogna fare alcun tipo di lavoro giornalistico. Quando poi avverrà l’evento predetto, il pubblico ben addomesticato, non potrà fare a meno di credere.

patrizio ricci via @vietatoparlare

Facebook Comments