CONTE IL TRASFORMISTA

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Il nuovo Conte non somiglia affatto a quello vecchio. L’ex garante del contratto gialloverde, già primo presidente del Consiglio di un esecutivo “populista”, si è rapidamente trasformato in garante assoluto dell’establishment dominante.
Archiviata la fase “rivoluzionaria”, il già avvocato del popolo ha subito rispolverato tutti i leit motiv cari all’elite oligarchiche continentali. A partire dal riconoscimento della supremazia degli interessi dei mercati speculativi su quelli delle persone in carne ed ossa, e del primato dell’economia sulla politica.
“Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito che avvieremo lungo un percorso di riduzione.”
Anche oggi, come in occasione dell’arrivo di Monti nel 2011, si intravedono le manine dell’Europa nella ridefinizione degli equilibri di potere italiani. Per il nuovo Conte l’Europa rappresenta per l’Italia un destino obbligato e imprescindibile.
“Sul piano europeo la nostra azione di governo potrà avviarsi in corrispondenza dell’insediamento di una nuova Commissione a cui il nostro Paese ha contribuito in modo primario. L’Italia sarà protagonista di una fase di rilancio, di rinnovamento dell’Unione che punti a costruire un’Europa più solida.”
Siamo di fronte ad una capriola spericolata, una vera inversione ad U che sconfessa in un attimo tutta la narrazione “sovranista” del primo Conte, quello che insieme a Salvini a Di Maio giurava guerra ai vertici del sistema eurocratico. Sembra passato un secolo ed invece sono passati solo pochi mesi.
Eppure Conte giura che l’Italia da lui guidata non è eterodiretta dall’esterno, né da potentati economici né da Stati stranieri. Precisazione non richiesta che suscita però l’ilarità dell’Aula di Montecitorio.
“Difendere l’interesse nazionale significa, come ho sempre cercato di fare, mettere la propria Patria al di sopra di tutto, non farsi mai condizionare da pressioni e non farsi mai condizionare da pressioni di poteri economici, da indebite influenze esterne.”
Sul piano internazionale, dopo le sbandate russo-cinesi, Conte si riscopre un fervente fautore dell’asse euro-atlantico che vede negli Stati Uniti il Paese guida di tutto il mondo occidentale. Il tweet di Trump al “caro Giuseppi” non è risultato vano evidentemente…
“Quanto più in generale alla politica estera ritengo che l’Italia debba proseguire lungo i tre assi fondamentali che storia, geografia, tradizione politico-culturale ci impongono, senza con questo perdere di vista le opportunità, le sfide offerte dai nuovi assetti internazionali. Tali assi, oltre alla nostra responsabilità di Stato membro, fondatore dell’Unione Europea, sono – come è noto- le relazioni transatlantiche, con il corollario della nostra appartenenza alla Nato e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti e la stabilizzazione dello sviluppo del Mediterraneo allargato.”
Ma mentre nel Palazzo la politica politicante blinda se stessa, nelle Piazze il Paese reale comincia a farsi sentire… Riuscirà Conte a governare serenamente e a lungo, grazie al sostegno dei mercati finanziari e dell’Europa, ma contro la volontà del popolo italiano? Il futuro è tutto racchiuso in questa domanda.
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