Come Monti nel 2011. Così i media preparano il “golpe Draghi”

Il modus operandi del potere tecnocapitalistico dovrebbe ormai essere noto. Dapprima prepara l’opinione pubblica, abituandola e facendo apparire consensuale e quasi democraticamente voluto ciò che l’élite cosmomercatistica ha già autocraticamente deciso nelle sue stanze chiuse. Avete fatto caso? Da giorni non si parla che di Draghi. Il coro virtuoso del politicamente corretto e dell’eticamente corrotto lo magnifica in ogni modo. Lo mostra in chiesa e in atteggiamenti familiari, quasi il tecnocrate delle brume di Bruxelles fosse uno del popolo, uno tra i tanti. Obiettivo? Ma è chiaro! Far sì che appaia scelto e voluto dal basso colui il quale verrà d’imperio imposto dall’alto. Di modo che si desti l’illusione generale di una scelta democratica, quando in realtà è un’imposizione voluta autocraticamente dai signori globocrati sradicati e sradicanti.

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V’è un dettaglio decisivo, che non deve essere omesso, né sottovalutato. Il mandato come presidente della Bce di Draghi scade nell’ultimo trimestre del 2019. Dopo dove pensate che si collocherà?

Draghi premier, i media preparano il terreno

Il sistema degli ierofanti della notizia e dei pretoriani del pensiero unico si sta muovendo a pie’ sospinto. Si sta adoperando a pieno regime per prepararci all’avvento di Draghi. Faranno di tutto per farcelo amare, di modo che il popolo accetti ciò che hanno già deciso, senza mediazioni democratiche, ai piani alti: sarà lui, l’euroinomane più impenitente, a comandare per conto della global class cosmopolita. Sarà lui a curare l’interesse del capitale liquido-finanziario nel feudo italico: come già con Monti e Renzi, non siamo al cospetto di garanti dell’interesse nazionale italiano in Europa. Siamo, au contraire, al cospetto di garanti dell’interesse finanziario eurocratico in Italia.

Un nuovo 2011

State pronti, dunque. È nell’aria. Presto un analogon del governo Monti del 2011. Ricordate? Lacrime e sangue per ceti medi e classi lavoratrici. Il tutto in nome, come sempre, del ritornello “ce lo chiede l’Europa”: potenza del vincolo esterno, che fa apparire sistemiche e impersonali le scelte della classe dominante, le politiche di massacro lineare dei diritti e dei ceti nazionali-popolari.

Gli architetti del turbomondialismo capitalistico hanno realizzato, a modo loro, l’antico sogno dell’alchemica mutazione del piombo in oro. Sono riusciti a trasformare i consulenti d’affari in politici e i politici in consulenti d’affari. Basti qui rammemorare, tra i tanti, i casi di Mario Monti, Mario Draghi e Romano Prodi: i quali, prima dell’ingresso nelle istituzioni dell’Unione Europea, avevano ricoperto incarichi di prestigio presso la banca d’affari Goldman Sachs.

Per converso, si può ricordare José Manuel Durão Barroso, dal 2004 al 2014 presidente della Commissione europea e, a seguire, dal 2016 presidente non esecutivo e advisor in Goldman Sachs. In effetti, tra i tratti salienti della global class del competitivismo senza frontiere e di quelli che sono stati definiti gli “euroinomani” (Alessandro Montanari), vi è anche il seguente:essa non si espone mai a elezioni democratiche e preferisce agire nell’ombra, operando sui politici al loro servizio e governandone autocraticamente le scelte. State pronti, dunque.

Diego Fusaro

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