Che senso hanno le Elezioni Europee?

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La UE è un sistema oligarchico. Nel corso della sua evoluzione, la struttura delle istituzioni europee si è trasformata in una gigantesca cupola oligarchica, dove il potere è concentrato nelle mani di pochi, con una legittimità democratica assai limitata. La Commissione Europea, l’organo esecutivo della UE, non è eletta direttamente dai cittadini, ma è composta da commissari nominati dai governi degli Stati membri. Questa mancanza di elezione diretta riduce significativamente la responsabilità democratica della Commissione verso i cittadini europei.

Il Parlamento Europeo, che dovrebbe rappresentare la volontà popolare, ha una funzione del tutto secondaria rispetto alla Commissione. Sebbene il Parlamento sia l’unico organo dell’UE eletto direttamente dai cittadini, il suo potere è limitato. Non ha l’iniziativa legislativa, che spetta invece alla Commissione. Questo significa che il Parlamento può solo discutere e votare le leggi proposte dalla Commissione, senza poter proporre direttamente nuove leggi. Questo squilibrio di poteri riduce ulteriormente la capacità dei cittadini europei di influenzare le decisioni che li riguardano.

È evidente che la Commissione Europea mostra costantemente un desiderio di potere. Questo si manifesta non solo nella sua predominanza legislativa, ma anche nel modo in cui gestisce le politiche economiche e sociali dell’UE. La Commissione ha il potere di imporre sanzioni agli Stati membri che non rispettano i vincoli di bilancio e le regole economiche stabilite dall’UE, esercitando un controllo significativo sulle politiche nazionali.

Inoltre, la Commissione è spesso accusata di essere influenzata da potenti lobby economiche e finanziarie. Questi gruppi di interesse esercitano una pressione significativa sulle decisioni della Commissione, spesso a scapito degli interessi dei cittadini comuni. Questo connubio tra potere politico e influenze economiche esterne rafforza ulteriormente il carattere oligarchico delle istituzioni europee.

La centralizzazione del potere nella Commissione e l’influenza delle lobby creano un sistema in cui le decisioni vengono prese da una ristretta cerchia di individui e gruppi di interesse, piuttosto che attraverso un processo democratico aperto e trasparente. Questo sistema oligarchico non solo allontana i cittadini dalle istituzioni che dovrebbero rappresentarli, ma mina anche la fiducia nel progetto europeo.

In questo contesto, vengono stabilite le regole e i diritti dei cittadini, esercitando un potere arbitrario su temi come la vita e la libertà. Si decide la trasformazione delle società secondo progetti propri, mentre gli sviluppi dovrebbero avvenire valorizzando tradizioni, religioni e culture.

Perdita della sovranità monetaria = perdita della sovranità

Per il nostro paese i danni non si sono limitati alla cessione di sovranità, identità e libertà. L’esperienza ha ampiamente dimostrato che l’introduzione dell’euro ha peggiorato tutti i parametri economici dell’Italia, in particolare l’indebitamento del nostro paese rispetto al PIL.

Quando l’Italia ha adottato l’euro, ha perso il controllo sulla propria politica monetaria. Questo significava che non poteva più svalutare la propria moneta per rendere le esportazioni più competitive, una strategia che aveva spesso utilizzato in passato per stimolare la crescita economica. Con l’euro, l’Italia è stata costretta a operare in un contesto di cambio fisso, che ha limitato significativamente le sue opzioni di politica economica.

L’indebitamento del nostro paese rispetto al PIL è aumentato drasticamente. Questo perché, senza la possibilità di controllare la propria moneta, l’Italia ha dovuto fare affidamento su misure fiscali più rigide per cercare di mantenere la stabilità economica. Tuttavia, queste misure hanno spesso portato a recessioni o a una crescita molto lenta, rendendo ancora più difficile ridurre il debito pubblico.

Inoltre, l’euro ha imposto una serie di vincoli fiscali rigidi attraverso il Patto di Stabilità e Crescita, che limita i deficit di bilancio e il debito pubblico degli Stati membri. Questi vincoli hanno impedito all’Italia di utilizzare politiche fiscali espansive per stimolare l’economia durante periodi di crisi, aggravando ulteriormente i problemi economici del paese.

Il risultato è stato un circolo vizioso: l’austerità ha portato a una contrazione economica, che a sua volta ha aumentato il rapporto debito/PIL, portando a ulteriori misure di austerità. Questo ha creato una spirale discendente dalla quale è stato difficile uscire.

Infine, l’introduzione dell’euro ha anche esacerbato le disparità regionali all’interno dell’Italia. Le regioni più ricche del nord, con economie più forti e diversificate, hanno potuto adattarsi meglio al nuovo contesto, mentre le regioni del sud, già economicamente fragili, hanno sofferto maggiormente. Questo ha contribuito a un aumento delle disuguaglianze all’interno del paese, creando tensioni sociali e politiche.

Per queste ragioni, è cruciale riconsiderare il nostro rapporto con la moneta unica e con le istituzioni europee che ne regolano l’utilizzo.

Pandemia

La gestione della pandemia prima e della guerra poi ha rivelato chiaramente la natura della leadership europea: una sete infinita di guadagno e di potere, a qualsiasi costo. Tutto per arricchire un’oligarchia impopolare, che ha deciso di militarizzare l’Europa e di promuovere una ripresa economica attraverso una lunga guerra, senza curarsi del prezzo o dei metodi.

Devo notare amaramente che sono entrati in attuazione meccanismi per cui la leadership politica europea è giunta a concepire la guerra come un sistema normale per far riprendere l’economia dell’eurozona. Abbiamo visto quanto è potente questa spinta verso la militarizzazione dell’Europa, e come una nuova divisione est -ovest è funzionale a questo.

Dal momento della pandemia abbiamo tutti registrato una crescente limitazione della libertà di espressione, etichettando in vario modo la libera espressione e la libera circolazione delle idee e dei giudizi non allineati.

Illusorio recuperare le radici quando le istituzioni procedono in senso opposto

Non sarà mai possibile un’integrazione di stati così diversi, come abbiamo visto, se non coattivamente e artificialmente. Lo stiamo vedendo: immigrazione incontrollata, depopolamento delle popolazioni autoctone, relativismo, ecc. Ma ribadisco, esprimo solo il mio punto di vista.

Nel frattempo, le istituzioni europee hanno la sfrontatezza di parlare di “valori”.

Perché dovremmo continuare con questa Europa, che ha messo in atto ogni meccanismo possibile per rendere irreversibili i propri errori?

È inutile fare continuamente riferimento, come molti dei miei amici cattolici fanno, alle “radici cristiane” e alle intenzioni dei padri fondatori dell’Unione Europea. Non torneremo mai a quel punto di partenza, e l’introduzione dell’euro è stato uno degli errori più grandi, probabilmente il principale. Sottraendo la sovranità monetaria a un paese, si sottrae anche la sovranità stessa. Di conseguenza, parlare di sovranità oggi è un controsenso.

Meccanismi per rendere i cambiamenti ‘irreversibili’

Inoltre, la struttura attuale dell’Unione Europea è tale che non ci sono le forze e le condizioni per cambiare la sua anima e le sue istituzioni. La Commissione Europea, con il suo potere derivante da un sistema lobbistico complesso e poco trasparente, esercita un controllo che spesso sfugge al volere dei cittadini. La sua legittimità democratica è limitata, e questo mina profondamente il concetto di democrazia che dovrebbe essere alla base dell’Unione.

L’ideale delle “radici cristiane” e delle nobili intenzioni dei padri fondatori si è perso lungo il percorso. L’Unione Europea, nella sua forma attuale, ha preso una direzione che si discosta notevolmente da quei principi originari. Le tradizioni, le culture e le identità nazionali vengono spesso sacrificate in nome di una visione centralizzata e tecnocratica del potere.

In questo contesto, continuare a parlare di sovranità è ingannevole. Le istituzioni europee sono strutturate in modo tale da rendere praticamente impossibile una vera riforma interna che possa restituire potere ai singoli stati membri. I meccanismi attuali sembrano progettati per rendere irreversibili gli errori fatti fino ad ora, bloccando qualsiasi tentativo di ritorno a un’Europa più vicina ai cittadini e rispettosa delle diversità nazionali.

Pertanto, è necessario riconoscere che la situazione attuale non può essere migliorata richiamandosi nostalgicamente ai valori del passato. Piuttosto, è fondamentale riconsiderare radicalmente il nostro rapporto con l’Unione Europea e valutare alternative che possano realmente garantire la sovranità e il benessere dei nostri cittadini.

Federazione di stati, come soluzione meno dannosa

Pertanto, auspico la fine di questa disastrosa esperienza. Se proprio non si riuscisse a uscire da questo Frankenstein, la decisione meno peggiore sarebbe, a mio parere, non uno stato federale, ma una federazione di stati.

Ho dianzi detto che se proprio l’esperienza di una unione tra gli stati europei fosse decisa dall’alto come irreversibile, il danno sarebbe minore se si costituisse una federazione di stati che conservano la maggior parte della loro sovranità, compresa la moneta.

La differenza tra una federazione di stati e uno stato federale risiede principalmente nel grado di autonomia e sovranità delle singole entità che compongono il sistema e nella struttura costituzionale che li unisce. Ecco un confronto dettagliato:

Federazione di Stati

  1. Sovranità degli Stati Membri: In una federazione di stati, gli stati membri mantengono una sovranità significativa. Spesso sono considerati entità sovrane che hanno accettato di cedere alcuni poteri a un’autorità centrale per determinati scopi comuni, come la difesa o la politica estera.
  2. Costituzione: Una federazione di stati può non avere una costituzione unificata. Ogni stato membro mantiene la propria costituzione e le proprie leggi, e il rapporto tra gli stati membri e l’autorità centrale è spesso regolato da trattati.
  3. Esempi storici: La Confederazione degli Stati Americani sotto gli Articoli della Confederazione (prima della Costituzione degli Stati Uniti) o la Confederazione Svizzera (prima del 1848) sono esempi storici di federazioni di stati.

Stato Federale

  1. Sovranità condivisa: In uno stato federale, la sovranità è divisa tra un governo centrale e i governi delle singole entità (che possono essere chiamati stati, province, regioni, ecc.). Le singole entità hanno un certo grado di autonomia, ma non sono considerate completamente sovrane.
  2. Costituzione unificata: Uno stato federale ha una costituzione che stabilisce la distribuzione dei poteri tra il governo centrale e i governi delle entità federate. Questa costituzione è il documento supremo che tutti devono rispettare.
  3. Esempi attuali: Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, la Germania e la Svizzera moderna sono esempi di stati federali.

Differenze Chiave

  • Autonomia e Sovranità: Nella federazione di stati, le entità componenti mantengono una sovranità quasi completa, delegando solo alcune funzioni all’autorità centrale. In uno stato federale, le entità componenti hanno autonomia, ma non sono sovrane e condividono la sovranità con il governo centrale.
  • Struttura costituzionale: Una federazione di stati può essere regolata da trattati tra stati sovrani, mentre uno stato federale ha una costituzione unificata che regola la distribuzione del potere tra i livelli di governo.
  • Esempi pratici: Le federazioni di stati tendono ad essere più flessibili e meno centralizzate, mentre gli stati federali hanno un’unità costituzionale che garantisce una certa uniformità legale e amministrativa.

In sintesi, la distinzione principale è nel grado di autonomia e sovranità delle entità componenti e nella struttura legale che le unisce.

Conclusione

Detto tutto questo, credo che andrò a votare. Per me, il voto è solo un tentativo ironico, affidandomi alla Provvidenza. È un gesto che compierò perché ho imparato nella mia vita pochi buoni principi che mi sono sempre stati utili. Uno di questi dice che ciò che faccio non è mai inutile se indirizzato e mosso dal bene.

Quindi voterò per qualsiasi partito che dirà esplicitamente no alla guerra. Questo è l’unico obiettivo che considero realizzabile immediatamente. Ritengo che sia una priorità assoluta perché la pace è il presupposto per qualsiasi progresso civile e sociale.

Per il resto, viste le forze in campo e l’assoluta resistenza delle istituzioni europee, capaci di qualsiasi cosa pur di conservare lo status quo, puntare su un rinnovamento con gli attuali mezzi elettorali non è tecnicamente possibile in tempi brevi. La complessità e l’inerzia burocratica dell’Unione Europea sono tali che qualsiasi cambiamento significativo richiederebbe tempi lunghi e sforzi enormi.

Nel lungo termine, le istituzioni europee, consapevoli delle crescenti critiche, tenteranno di accelerare il processo di unificazione per renderlo irreversibile, attuando procedure e legislazioni conseguenziali. Questo processo mira ad accentuare ancora di più l’attuale governo centralizzato e tecnocratico, riducendo ulteriormente lo spazio per il dissenso e la diversità nazionale.

In definitiva, il mio voto rappresenta la speranza che possa contribuire a un immediato no alla guerra. Ciò non toglie che in un sistema oligarchico le elezioni sono solo un pro forma, ove i cambiamenti sono visti come il peggiore dei mali. Anche se sono chiesti dai cittadini. Per questo, se dipendesse da una mia decisione, opterei senza esitazione per abolire completamente l’Unione Europea e l’Euro, a favore di altre forme di integrazione di reciproco interesse.

La battaglia per un vero cambiamento va ben oltre le semplici elezioni, soprattutto in un contesto così rigidamente controllato e resistente alle riforme. Al primo posto c’è l’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle persone e la nascita di movimenti come quelli tedeschi, che si oppongono decisamente al sistema attuale.

Patrizio Riccihttps://www.vietatoparlare.it
Con esperienza in testate come il Sussidiario, Cultura Cattolica, la Croce, LPLNews e con un passato da militare di carriera, mi dedico alla politica internazionale, concentrandomi sui conflitti globali. Ho contribuito significativamente all'associazione di blogger cristiani Samizdatonline e sono socio fondatore del "Coordinamento per la pace in Siria", un'entità che promuove la pace nella regione attraverso azioni di sensibilizzazione e giudizio ed anche iniziative politiche e aiuti diretti.

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