Cattolici filippini eroici testimoni in Libia

leggendo l’articolo che segue penso che queste persone sono i veri realisti, sono gli uomini che fanno la storia, qiuella che conta, quello che può cambiare il destino. Anche tra i cristiani italiani invece mi trovo a constatare menti condizionate, che non capiscono cosa sia una guerra, non ci arrivano perchè la fanno altri, si stancno subito se ne parlo e si sentono a disagio, se ne escono con una battuta contro il governo o chi altro senza una riflessione su se stessi, su chi ci ha condotto a delegare la nostra vita ad altri, e al punto che altri ne hanno preso possesso… altrimenti se ne parlerebbe ogni giorno, come per il Vietnam negli anni 70.Si chiederebbe perdono ogni giorno. Un uomo che uccide un altro uomo per i motivi di altri è la barbarie più pura. L’abisso più profondo, la solitudine più tremenda in cui un uomo può far cadere tutti, si creano ferite . Ed oggi si uccidono uomini anche senza vederli con i droni a migliaia di km di distanza , è la disumanizzazione più totale. Ma tutto sembra rientrare in un discorso politico, mentre ci si gioca la concezione che ognuno ha della propria vita, del proprio pasto quotidiano, del lavoro dei figli. Ma abbiamo deciso di vivevere ogni istante separato dall’altro, i momenti in cui siamo religiosi dai momenti in cui non lo siamo, i momenti in cui siamo licenziati dai momenti in cui non lo siamo…
(VietatoParlare.it)

da ASIA NEWS

Mons. Martinelli: “Il lavoro dei cattolici resterà una della pagine più eroiche della testimonianza della Chiesa in Libia”. Oltre 2mila fra infermieri e medici filippini rimasti nel Paese per servire la popolazione, nonostante la guerra.

Tripoli (AsiaNews) – “Quando la guerra finirà, il lavoro dei cattolici resterà una delle pagine più eroiche della testimonianza della Chiesa in Libia”. E’ quanto afferma ad AsiaNews mons. Giovanni Innocenzo Martinelli Vicario apostolico di Tripoli, che loda “il lavoro prezioso” degli oltre 2mila cattolici filippini rimasti negli ospedali per aiutare la popolazione.

“Dopo l’inizio dei bombardamenti Nato – racconta il prelato – la maggior parte degli immigrati ha perso il lavoro ed è fuggita e chi è rimasto sta affrontando enormi difficoltà”. Mons. Martinelli spiega che nelle principali città della Tripolitania manca il carburante e si fa la coda per prendere il pane e altri beni di prima necessità. “Infermieri e medici filippini – afferma – hanno scelto di restare, non per denaro, ma per servire il popolo libico e la Chiesa, affrontando con coraggio e responsabilità le difficoltà della guerra”.

Il vescovo sottolinea anche il coraggio dei migranti dell’Africa sub – sahariana, in gran parte operai edili, rimasti per aiutare la popolazione in questo momento drammatico. “Queste persone – dice mons. Martinelli – stanno offrendo il loro tempo e la loro vita per la Chiesa e sono un segno di speranza per i libici”.

Dopo quasi sei mesi, la guerra è in fase di stallo. I raid aerei della Nato continuano a colpire obiettivi strategici nelle aree controllate da Gheddafi, consentendo ai ribelli di Bengasi di avanzare verso Tripoli. Ma le truppe fedeli al regime sono ancora lontane da una totale disfatta e ieri hanno respinto un attacco riconquistando per qualche ora alcuni villaggi a circa 100 km dalla capitale. Il 15 luglio i membri del Gruppo di contatto sulla Libia si riuniranno a Istanbul (Turchia) per intensificare la pressione su Gheddafi, che rifiuta di lasciare il potere, ed elargire nuovi finanziamenti ai ribelli.

Mons. Martinelli spera che con l’arrivo del Ramadan – all’inizio di agosto – si possa giungere a una tregua. “La popolazione è stanca di questo conflitto – afferma il prelato – non dobbiamo stancarci di pregare Dio affinché illumini le menti dei leader, portandoli a deporre le armi”. (S.C.)

 

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