Caro don Andrea, ecco perché lei, pur avendo torto, ha ragione!

Cari amici di Duc in altum, il contributo che oggi vi propongo mi è stato inviato da un religioso, padre Gabriele Rossi (dei Figli dell’amore misericordioso) ed è una lettera aperta a don Andrea Maggi, della cui vicenda mi sono occupato qui.  

Non succede tutti i giorni che un prete sospeso a divinis si rivolga  pubblicamente a un altro prete sospeso a divinis. E io sono contento che il contatto avvenga qui, in questo blog a disposizione di irregolari ed emarginati. 

La questione affrontata da padre Gabriele è quella, tuttora irrisolta, della compresenza di due papi.  Con un’incursione in un futuro per ora solo immaginato, ma chissà…

A.M.V.

***

Papa Benedetto è ancora in mezzo a noi

Introduzione

Carissimo Aldo Maria, viste le ripetute minacce del mio Superiore Generale (del tipo: «O ritratti le tue dichiarazioni, o ti prolungo la sospensione»; «O obbedisci alle restrizioni, o ti caccio dalla Congregazione»), avevo fatto il mezzo proposito di evitare altre esternazioni potenzialmente pericolose.

Ma dopo aver letto il tuo post del 15 luglio scorso, relativo alla vicenda – diciamo – infuocata di don Andrea Maggi, mi sono sentito moralmente obbligato a tornare sulle note problematiche ecclesiali. E – con il tuo permesso – vorrei farlo rivolgendomi direttamente al citato Sacerdote ligure.

Entrambi sospesi a divinis

Reverendo don Andrea, non ho l’onore di conoscerla di persona, ma ho avuto modo di visionare su You Tube alcuni brevi filmati che la riguardano. Mi sembra che lei sia un Prete piuttosto battagliero, che non concede troppe confidenze (per questo le do del lei) e che non si lascia convincere facilmente.

Le scrivo non per farle cambiare idea su qualcosa, ma perché la sua vicenda si presta benissimo per tornare a riflettere, insieme ai lettori di questo blog, su una questione che è ancora di scottante attualità per tutta Chiesa: appunto, le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013.

Sappia che, come lei, anch’io sono tuttora sospeso a divinis a causa dell’attuale situazione della Chiesa: lei perché ha criticato platealmente la rinuncia di Papa Benedetto, bruciandone in pubblico la foto; io perché, nonostante tutto, continuo a consideralo ancora Papa (anche se, ovviamente, in una forma limitata e condizionata). Le motivazioni sembrerebbero diverse e opposte, ma in realtà sono simili e complementari, come due facce di una stessa medaglia.

La lenta presa di coscienza

Le do atto e merito per il fatto che, nelle vicende della Chiesa, lei ha nutrito sospetti fin da subito e ha protestato vivacemente già dal 2013.

Io invece ho impiegato molto più tempo. All’inizio infatti ho considerato le dimissioni di Benedetto XVI come opportune sia per lui sia per noi (a causa dei continui e violenti attacchi che gli si muovevano in quei mesi); poi ho guardato con viva speranza al nuovo Timoniere sudamericano; e quando la pubblicazione di Amoris laetitia (2016) ha obbligato gli onesti ad aprire gli occhi su quanto stava accadendo, io ho cercato disperatamente di recuperare la figura di Benedetto XVI, ripiegando convinto sulla teoria dei due Papi entrambi legittimi. Ma alla fine ho dovuto riconoscere che anche questa soluzione canonica possedeva un carattere soltanto fittizio e provvisorio, in quanto del tutto insostenibile dal punto di vista teologico e giuridico (un corpo infatti non può avere due teste; o, se si presenta con due teste, soltanto una sarà quella determinante).

Ora, finalmente, mi sembra di essere arrivato al nocciolo del problema (e ciò è accaduto anche grazie alle lunghe passeggiate, rosario in mano, che la sospensione mi ha regalato in questi mesi). E il nocciolo è precisamente il seguente: la validità o meno, dal punto di vista canonico, della rinuncia di Benedetto XVI. A mio modesto avviso, questa è la madre di tutte le questioni.

Provo a spiegarmi telegraficamente.

Le due ipotesi fondamentali

Se la rinuncia del febbraio 2013 fosse valida (in quanto sufficientemente libera e volontaria), ne deriverebbe quanto segue:

  • sarebbe valido anche il Conclave del marzo 2013 e l’elezione di Papa Bergoglio (da notare che, a norma della Costituz. apost. Universi Domici gregis, eventuali altre irregolarità presenti il quel Conclave o nella sua preparazione – tipo le manovre della cosiddetta Mafia di San Gallo – al massimo andrebbero a intaccare la liceità del tutto, ma non la validità);
  • non si giustificherebbe più di tanto la rinuncia soltanto parziale di Papa Benedetto, con quella strana distinzione tra “esercizio attivo e contemplativo” del papato, e il titolo altrettanto strano di “Papa emerito”;
  • l’unico responsabile della Chiesa Cattolica, sia nel bene che nel male, sarebbe quindi Papa Bergoglio, fino al punto che nessuno potrebbe opporglisi in maniera giuridicamente risolutiva, neppure in caso di eresia certa e notoria (e su questo punto sposo appieno la tesi di Mons. Schneider).

Se invece la rinuncia del febbraio 2013 non fosse valida (in quanto frutto di gravi pressioni esterne, a cui il Sommo Pontefice in buona fede ha ritenuto di non dover più resistere), ne deriverebbero le seguenti conseguenze:

  • non avrebbero alcun valore canonico né l’elezione del Cardinal Bergoglio, né l’intero suo pontificato dall’inizio alla fine;
  • acquisterebbero un grandissimo valore morale e giuridico le parole con le quali Benedetto XVI ha dichiarato di dimettersi dal papato non per completo, ma soltanto nella sua dimensione operativa: «[Il Papa] non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti, e tutti appartengono a lui. Il “sempre” è anche un “per sempre”, non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero [petrino], non revoca questo. Non ritorno alla vita privata […]. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro» (Catechesi, 27 febbraio 2013);
  • e, con queste parole, acquisterebbero un grandissimo valore morale e giuridico anche i suoi gesti: il fatto cioè di aver conservato l’abito, il nome, il titolo e lo stemma da Papa; e di essere rimasto a vivere in Vaticano, a discapito della sua stessa libertà di movimento (anche se forse all’inizio egli non riusciva a immaginate tutto quello che poi sarebbe accaduto).

Benedetto rimane Papa

Reverendo don Andrea, questo è il punto: non è vero – come lei ha detto – che nel 2013 Benedetto XVI ha abbandonato la nave come Schettino; non è vero che egli ha frantumato la Roccia di Pietro, riducendola in polvere; non è vero che egli non ha messo la propria debolezza al servizio della potenza di Dio. Non è vero! Perché se ciò fosse stato vero, Benedetto XVI avrebbe lasciato il papato in toto, si sarebbe vestito di nuovo da semplice Cardinale, se ne sarebbe tornato nella sua bella Baviera, e avrebbe girato il mondo facendo conferenze e rilasciando interviste. E invece egli non ha inteso farlo, e non l’ha fatto!

Al contrario, bisogna riconoscere e proclamare che Benedetto XVI rimane Papa come prima e più di prima, perché egli ha rinunciato certo all’esercizio attivo del papato, ma non al papato in quanto tale. Potremmo dire tranquillamente che egli ha rinunciato a fare il Papa, ma non ad essere Papa; oppure – ricorrendo all’immagine usata dal suo segretario personale, Mons. Georg Gänswein – che egli ha fatto non un passo indietro, ma un passo di lato.

Perché tutto ciò?

Ora, è evidente che ci troviamo davanti a una situazione canonica più unica che rara, la quale non ha avuto nessun precedente nella storia della Chiesa. Per la qual cosa, in molti ci domandiamo: perché sta accadendo tutto ciò?

E la risposta potrebbe essere la seguente: l’attuale situazione ecclesiale – con un Papa “attivo” e uno “contemplativo” – non è un semplice assurdo umano, ma una autentica permissione divina. Questa situazione infatti sta facendo venire alla luce tutto il marcio che c’è all’interno della Chiesa, non solo a livello pratico ed esistenziale, ma anche a livello teorico e dottrinale. La Chiesa è piena di piaghe profonde e ormai infette; e fin quando il pus non esce fuori per completo, le sue piaghe non si potranno mai asciugare e rimarginare.

Ecco: questo è il processo attualmente in corso! E il grande problema del momento presente è che, se anche riusciamo a fare una diagnosi corretta della situazione della Chiesa, non disponiamo però di una soluzione che sia veramente risolutiva. Finché non si tocca il fondo, non ci si ferma più! Per la qual cosa, le uniche piste percorribili sembrano essere queste due: 1) valorizzare il più possibile la permanenza in mezzo a noi di Papa Benedetto; 2) moderare il più possibile gli sbandamenti dottrinali di Papa Bergoglio. Il resto lo farà il Signore.

Un gesto profetico involontario?

Reverendo don Andrea, ammesso e non concesso che questi ragionamenti abbiano un senso, bisogna riconoscere che nel 2013 era difficile prevedere uno sviluppo ecclesiale come quello attuale, a meno che uno non avesse avuto dei lumi speciali, tipo Padre Pio (ma su questo tasto non insisto più di tanto, perché mi sembra che lei abbia una certa allergia verso le figure mistiche!).

In ogni caso, non solo condivido il suggerimento di Aldo Maria Valli di comprendere e scusare il gesto piromane da lei compiuto nel marzo del 2013 (in quanto dettato da un eccesso di amore al Papa e alla Chiesa), ma direi anche di più: esso può essere visto come una sorta di gesto profetico involontario, che va completamente a favore dell’augusta persona di Benedetto XVI.

Mi spiego: quel gesto può esprimere come un richiamo sulla necessità di invocare con forza il fuoco dello Spirito Santo, affinché il Santo Padre possa realizzare – nei modi e nei tempi stabiliti non da noi, ma dalla Divina Provvidenza – ciò che certamente egli desidera dal più profondo della sua anima: resistere davanti ai lupi e dare la vita per il gregge, a immagine del Buon Pastore.

Un viaggio ad occhi chiusi

Reverendo don Andrea, appellandomi alla sua pazienza, vorrei ora invitarla a fare ogni tanto una operazione di questo genere (la stessa cosa chiedo anche ai lettori): chiuda per un attimo gli occhi e immagini di fare un viaggio in avanti nel tempo, arrivando là verso il 2030, anno più, anno meno.

Le spiego la situazione che potrebbe incontrare…

La città di Roma è molto diversa rispetto a prima, quasi non si riconosce. Il Papa regnante proviene dall’Africa e si chiama Clemente XV. Egli ha ribadito con forza la dottrina della Presenza reale del Signore nell’Eucaristia; e ha imposto la cosiddetta riforma della riforma riguardo alla Messa di Paolo VI.

Egli ha anche svelato per filo e per segno il terzo segreto di Fatima, spiegando come e quando esso si sia realizzato negli ultimi decenni, soprattutto nei confronti del suo predecessore Benedetto XVI. E da Fatima ha già consacrato espressamente e solennemente la Russia al Cuore Immacolato di Maria.

Egli inoltre – e questo è il punto più importante – ha istituito un’apposita Commissione cardinalizia per indagare sulla validità o meno delle drammatiche dimissioni di Benedetto XVI nel 2013. E tale Commissione, sulla base di una documentazione abbondante e inconfutabile, ha già sentenziato in modo unanime (sette voti su sette) che tale atto di rinuncia è da considerarsi canonicamente invalido, a causa di una serie mostruosa di pressioni e ricatti di ogni genere, ai danni del Santo Padre, da parte di una cordata di Prelati iscritti alla Massoneria, e da parte della stessa Amministrazione Obama (giunta fino al punto di bloccare i contatti tra la Banca vaticana IOR e le altre Banche del sistema SWIFT).

Grazie alla suddetta indagine, Clemente XV ha già dichiarato, con atto solenne e irriformabile, che l’intero pontificato del Cardinale Jorge Mario Bergoglio va considerato sostanzialmente nullo e inefficace, salve le seguenti precisazioni: i suoi atti sacramentali rimangono validi in forza dell’ex opere operato; i suoi atti di governo vengono sanati in forza del supplet Ecclesia; ma i suoi atti magisteriali, sia verbali che scritti, vengono stracciati dalla prima all’ultima parola.

E infine Clemente XV – in modo analogo al suo omonimo Clemente XIV, vissuto nel 1700 – ha già soppresso su tutta la faccia della terra la Compagnia di Gesù, ad eccezione di una piccola comunità di una dozzina di elementi che si sono stabiliti a Loyola, in Spagna: questi religiosi sono gli unici che durante il pontificato del loro illustre Confratello sono stati capaci di “resistergli in faccia”, appellandosi al Catechismo della Chiesa Cattolica di Giovanni Paolo II. Per costoro il Papa ha riconfermato il divieto assoluto di accedere all’episcopato, cardinalato e papato: e ciò con atto solenne e inderogabile, valido per i secoli dei secoli.

Ecco, reverendo don Andrea: lei vedrà che, se ogni tanto farà l’operazione che le ho descritto, quando poi riaprirà gli occhi, l’attuale situazione ecclesiale le apparirà meno drammatica e insopportabile. E anche la famosa rinuncia di Papa Benedetto le apparirà non del tutto sprovvista di logica e utilità.

Conclusione

La morale della favola è molto chiara: Benedetto XVI, anche se boicottato ed emarginato, rimane ancora Papa; egli continua a servire la Chiesa non solo con la sua presenza, la sua preghiera e la sua sofferenza, ma anche con alcuni suoi interventi scritti o orali, offerti sempre con grande discrezione e nei limiti dello stretto necessario (vedi in particolare gli Appunti dell’aprile scorso, definiti da molti come «il primo documento cattolico da sei anni a questa parte»).

E quando non è lui direttamente a prendere posizione, lo fanno alcuni Cardinali ancora sintonizzati con il vero Magistero della Chiesa, come ad esempio il Cardinale Gerhard Müller. Egli non sarà certo il Prelato più loquace e reattivo, ma è sicuramente il più qualificato in materia dottrinale e, quindi, il più autorevole. Lo ringraziamo vivamente, soprattutto per i due suoi interventi più importanti: il Manifesto della Fede, del febbraio scorso; e le Osservazioni critiche sul documento preparatorio per il Sinodo sull’Amazzonia, di questo mese di luglio. E gli auguriamo di continuare ancora su questa linea chiara e coraggiosa.

Per chi non ha le classiche fette di prosciutto sugli occhi, questi diversi interventi pontifici e cardinalizi dovrebbero essere più che sufficienti per capire che cosa sta accadendo di questi tempi all’interno della Chiesa Cattolica.

Carissimo don Andrea, sursum corda: Papa Benedetto è ancora in mezzo a noi! Invochiamo fiduciosi il fuoco dello Spirito Santo su di lui e su tutta la Chiesa! E, come celebranti, nominiamolo volentieri nel canone della Santa Messa!

Un cordiale saluto a lei e a tutti i lettori.

Padre Gabriele Rossi, FAM

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