Bolivia – Guardian a Morales: i boliviani hanno votato a Morales perché ha ridotto la povertà

Quello che segue è un estratto da un articolo del giornale britannico The Guardian. E’ del 2014 ma ancora attuale vista la disinformazione imperante e le barricate ideologiche che affiorano in un dibattito che dovrebbe basarsi soprattutto sui fatti.

Gli evidenti meriti che elenca il The Gurdian però non eliminano la seguente domanda: ma allora perché la gente ha protestato? E ancora più importante: quando Morales ha chiesto che la gente scendesse in piazza a difenderlo, perché non c’è stata la riposta da lui auspicata? E’ per il fatto che il presidente boliviano ha fatto indubbiamente degli errori politici che hanno rotto la fiducia di molti movimenti che lo sostenevano. Ma da qui a legittimare ciò che sta avvenendo ovvero legittimare un governo ad interim formato solo dall’opposizione ce ne vuole. Il pericolo allora non sono le dimissioni (anche se è opinabile come siano state ottenute, potrebbero essere positive) ma che una minoranza non chiara riesca ad approfittare della situazione per imporsi al potere.

Ma vediamo i passaggi più significativi dell’articolo del giornale londinese:

Secondo un rapporto del Center for Economic and Policy Research (CEPR) di Washington, “la Bolivia è cresciuta molto più velocemente negli ultimi otto anni rispetto a qualsiasi periodo negli ultimi tre decenni e mezzo”. I vantaggi di tale crescita sono stati sentito dal popolo boliviano: sotto Morales, la povertà è diminuita del 25% e la povertà estrema è diminuita del 43%; la spesa sociale è aumentata di oltre il 45%; il salario minimo reale è aumentato dell’87,7%; e, forse non sorprende, la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi ha elogiato la Bolivia per essere “uno dei pochi paesi che ha ridotto la disuguaglianza”. A questo proposito, la rielezione di Morales è davvero molto semplice: alla gente piace essere economicamente sicuri – quindi se riduci la povertà, probabilmente voteranno per te.

In realtà il Guardian  lo bacchetta su alcune cose: deve ancora diminuire il lavoro minorile (il 39% della popolazione ha meno di 15 anni ed un impressionante numero di persone inizia a lavorare in giovane età ma in Argentina lo hanno legalizzato…) e soprattutto di gli contesta di non legalizzare completamente l’aborto e di non aprire ai LCBT:

Tuttavia, Morales deve rendere prioritaria la riduzione del numero di bambini lavoratori durante il suo terzo mandato. Non farlo sarà un grave fallimento del suo progetto progressivo. In termini di riforme sociali, Morales dovrebbe tenere conto delle recenti chiamate del difensore della Bolivia, Rolando Villena, per legalizzare le unioni civili dello stesso sesso e spianare la strada a un matrimonio paritario. Dovrebbe anche seguire l’esempio del presidente dell’Uruguay, José Mujica, e liberalizzare completamente l’ aborto , che sarebbe un buon primo passo per affrontare gli alti tassi di mortalità materna del paese. E Morales deve anche affrontare le critiche dei leader indigeni che lo accusano di non aver rispettato i suoi impegni a proteggere gli indigeni e l’ambiente.

Beh sul fenomeno minorile c’è una legge, è la 548 del codice dell’infanzia e dell’adolescenza. Nell’articolo 126, paragrafo II, stabilisce: “Lo Stato a tutti i livelli, attua il programma di prevenzione e protezione sociale per bambini e adolescenti di quattordici anni nell’attività lavorativa, con progetti di protezione sociale per sostenere le famiglie che sono in estrema povertà “.
Tuttavia c’è ancora un numero  alto di minori che lavorano (i dati Unicef dicono che lavorano 800mila bambini e adolescenti tra i 5 ei 17 anni ovvero il 10% della popolazione totale del paese), ovviamente entra in gioco anche un fatto culturale, delle famiglie.

Il risultato è che i regolamenti restano sulla carta. Infatti il report dell’Unicef, dice: “Un tour per le strade di Cochabamba è sufficiente per verificare che i bambini dagli 8 ai 14 anni lavorino per più di otto ore. In molti casi, provengono da zone rurali e lasciano la scuola” . Ma il contesto è difficile e la volontà politica non manca. Direi invece che per le altre due contestazioni, dipende dai punti di vista. Personalmente per me non non fare ”progressi su certi temi non è motivo di demerito ma di merito.

Ma gli appunti del The Guardian non c’entrano con le vicende odierne, con le dimissioni di Morales . Ciò che risalta invece nell’articolo è è che Morales ha dimostrato che c’è un’altra via.

Ciò che è da sperare allora è contenuto nell’appello dei vescovi boliviani, affinché tutto ciò che è stato costruito in positivo, non venga cancellato:

Gesù Cristo ci invita a cercare la pace con tutti. Che non ci siano più aggressioni tra di loro. Possa la pace regnare nel Paese. Che le idee non sono la causa di scontri violenti. Le posizioni politiche devono servire a costruire un paese in progresso e libertà, ma non a confrontarsi tra fratelli.
Il futuro della Bolivia è costruito sul rispetto delle norme costituzionali e sulla concessione di garanzie ai rappresentanti delle persone in esercizio per agire in coscienza e cercare il bene comune.
Chiediamo a tutti di costruire una Bolivia in pace, soddisfacendo la responsabilità storica che abbiamo. Chiediamo ai responsabili della politica, promuoviamo un’uscita costituzionale alla situazione creata, leader civili e movimenti sociali, manteniamo gli atteggiamenti di pace e liberiamo da ogni violenza.
Costruiamo una Bolivia con rispetto, tolleranza, libertà, giustizia e veri progressi per tutti.
Dopo aver vissuto in questi giorni vi invitiamo a guardare al futuro con speranza e, attraverso la pace, continuiamo a costruire la Bolivia. Dio benedica la Bolivia e ci conduca a giorni di pace e unità.

@vietatoparlare