Arrivati aiuti umanitari al campo profughi di Rabkan (Siria)

La polizia militare russa ha organizzato una scorta ad un convoglio umanitario dell’ONU destinato al campo profughi di Al-Rukban (40mila  persone) situato nel territorio della coalizione americana al confine siro-giordano. Il convoglio umanitario includevano: 133 camion carichi di aiuti umanitari consistenti in 8345 pacchi di cibo e un numero simile di sacchi di farina, oltre a pacchi contenenti cibo in scatola, medicinali, cibo per bambini e donne incinte, vestiti per bambini, materiali educativi e sanitari e altri materiali non alimentari e logistici  afferma il comunicato.

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Una campagna di vaccinazione contro la poliomielite, il morbillo, l’epatite e la tubercolosi sarà lanciata nel campo sotto la supervisione di un’équipe medica, aggiunge la nota.

La dichiarazione ha indicato che  108 operatori dell’ONU e della Mezzaluna Rossa araba siriana al seguito saranno pronti ad aiutare migliaia di famiglie che soggiornano nel campo, che hanno vissuto in difficili condizioni .

“Questo è il secondo convoglio umanitario organizzato dal Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa a fianco dell’ONU che [mercoledì] è partito verso il campo profughi di Rukban”, ha detto Yamin Keirut, portavoce dell’organizzazione.

Keirut ha aggiunto che la preparazione del convoglio “dura circa un mese” con “centinaia di persone” che raccolgono cibo e aiuti umanitari. Quindici veicoli militari russi e 60 ufficiali hanno difeso il convoglio nel suo viaggio verso la sua destinazione, vicino alla base militare degli Stati Uniti di Al-Tanf.

Nella prima foto di un’auto blindata Typhoon-K.

Le truppe statunitensi  sono schierate attorno al campo, bloccando i convogli di aiuti e impedendo agli sfollati di tornare nelle loro aree che sono state liberate dai terroristi.

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Il 27 dicembre 2017 il capo di stato maggiore delle forze armate russe Valery Gerasimov aveva rivelato  in una intervista che che nella zona gli Stati Uniti stavano addestrando miliziani dell’Isis transfughi dalle località siriane di Deir Ezzor e Raqqa. Di questi, 350 sarebbero stati addestrati nella località di al Tanf, in prossimità del confine siro-giordano nella parte meridionale della Siria e a pochi chilometri del campo profughi di Rubkan.

Invece, ulteriori 750 ex-miliziani di Daesh stavano svolgendo la preparazione presso la località di Al-Shaddadi, situata in provincia di Hasaka (sulla riva est dell’Eufrate). Secondo il gen. Gerasimov i miliziani dello stato islamico, terminato il training, sarebbero stati inquadrati nel New Syrian Army (Nsa), la  forza addestrata dagli americani per proseguire la lotta contro le forze regolari siriane. In quest’ultimo caso c’è da rilevare che anche alcuni cittadini di Hasaka avrebbero confermato la presenza di elementi dell’Isis nel campo di addestramento di al Shaddadi.

In particolare, al Tanf (una delle due località segnalate con campi di addestramento) si presta ad uno scenario come quello descritto. In proposito è utile ricordare che gli Usa hanno proclamato in modo unilaterale la zona di al Tanf, situata in territorio siriano (per un raggio di 50 km dalla base), off-limits per le forze governative. Di conseguenza, in due differenti occasioni, quando l’esercito governativo siriano e le forze alleate si sono inoltrate nell’area per riprenderne possesso (e impedire così che i terroristi continuassero a sfruttare la zona come rifugio sicuro per attaccare le provincie vicine), è intervenuta l’US Air Force a difesa delle milizie ribelli.

A seguito di questa situazione, i russi considerano la zona desertica di al Tanf — in cui non esistono insediamenti urbani — un “buco nero”, una fucina di terroristi che viene costantemente alimentata dal più grande campo profughi siriano che si trova a 16 km dalle base Usa. Stiamo parlando del campo profughi di Rubkan che ospita circa 50mila civili e si trova in pieno deserto. E’ noto che tra gli sfollati nel campo trovano rifugio numerosi gruppi ribelli, e tra questi anche membri dell’Isis fuggiti da Deir Ezzor e Raqqa. Allo stesso modo è noto anche che la situazione di massimo degrado del campo (segnalato anche da Amnesty International e da Terrasanta.net), crea disperati e si presta al reclutamento da parte dei vari soggetti. Tale reclutamento avviene puntualmente, a prescindere che si tratti di fuoriusciti o meno dell’Isis. Ad aggravare la situazione c’è il divieto assoluto alle organizzazioni umanitarie di entrare nel campo, sorvegliato a vista dai miliziani di varie sigle anti-Assad. (patrizio ricci sussidiario)

Il convoglio umanitario di martedì è uno dei primi a cui viene data autorizzazione da parte degli Stati Uniti, sotto scorta russa.

Il sito di notizie russo ‘YANDEX‘ rivela altri particolari:

“I beni sono stati distribuiti tramite 6 punti per la distribuzione di aiuti umanitari a 8343 famiglie. Il servizio stampa della Mezzaluna ROssa ha condiviso un elenco completo delle tribù che vivono nel campus al-Rukban:

Bani Khaled al-Hadar – 917 famiglie
Bani Khaled Hassian – 840 famiglie
Bani Khaled ad-Darbas – 458 famiglie
Magian: 1100 famiglie
Amur Zuleifan – 648 famiglie
Cupido an-Nasser – 543 famiglie
Amur al-Manasyr – 559 famiglie
Varie tribù minori – 1.400 famiglie
Palmyra e Tadmor – 1130 famiglie
Nativi di al-Karyatayna – 750 famiglie

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A questi punti saranno presenti rappresentanti di uno o due gruppi tribali, nonché i coordinatori dell’ONU e della Mezzaluna Rossa. Come concepito dagli organizzatori del convoglio, questo “esclude completamente la possibilità che gli aiuti umanitari finiscano nelle mani sbagliate”.

Lo staff delle Nazioni Unite ha portato kit di cibo e materiale scolastico, ha in programma di vaccinare la popolazione locale. Inoltre, è stata pianificata un’indagine sui residenti locali sul tema del desiderio di lasciare il campo.

Sfortunatamente però, nella pratica, le buone intenzioni sono lontane dalla realtà. Come dimostra l’esperienza del primo convoglio umanitario, inviato a novembre, gli aiuti umanitari sono stati semplicemente trasferiti nei depositi dei militanti “Magavir al-Saur”, e hanno già distribuito cibo e medicine a loro discrezione.

D’altra parte non c’è timore che gli abitanti intimiditi dicano qualcosa”.  Si spera che questa volta le cose vadano diversamente.