Al Qaeda, jihadisti, Esercito siriano libero (Asl), Isis e altri, amici o nemici a seconda delle circostanze …

Abdelhakim Belhaj

Abdelhakim Belhaj

 tratto da  Fonte: Investig'Action 21-10-14 –  http://www.michelcollon.info/Afghanistan-Lybie-Syrie-tant-de.html?lang=fr

"Dall'Afghanistan alla Siria, passando per la Libia, la giustificazione è sempre la stessa: proteggere le popolazioni civili dagli atti di barbarie. La situazione in Afghanistan – dopo 13 anni di occupazione Nato – dimostra sufficientemente come nessuna guerra imperialista abbia ragione dei terroristi, combattuti da un lato e finanziati dall'altro.."

Durante i dieci anni di presenza sovietica in Afghanistan, gruppi come Al Qaeda che reclutavano adepti dello Jihad in tutto il mondo, erano ben considerati dagli americani. I vecchi amici sono diventati nemici. Fino a che punto si tratta di un cambiamento? In realtà, non in grande misura, perché può sempre accadere il contrario: i vecchi nemici possono diventare amici.

Abdelhakim Belhaj
L'esempio della guerra in Libia è rivelatore. Abdelhakim Belhaj, uno dei comandanti ribelli, è passato da nemico ad amico. Il quotidiano Liberation ha pubblicato una splendida biografia di quest'uomo. "Per i servizi segreti degli Stati Uniti, l'uomo che ha preso Tripoli alla testa dei ribelli libici ed è ora il governatore militare di fatto, è una vecchia conoscenza. (…)

Abdelhakim Belhaj, meglio conosciuto con il nome di Abu Abdallah al-Sadek, nato il 1° maggio 1966, ha alle sue spalle una carriera di successo come jihadista iniziata, come tanti altri, in Afghanistan nel 1988. Ma se la Cia lo vuole, è in primo luogo perché è uno dei fondatori e anche "l'emiro" del Gruppo combattente islamico (Gci) della Libia, una piccola formazione ultra-radicale, che negli anni precedenti l'11 settembre ha avuto almeno due campi di addestramento segreti in Afghanistan.

Quello di Shahid Sheikh Abu Yahya, a circa 30 miglia a nord di Kabul, dove il Gci ha accolto volontari legati ad al-Qaeda, interessava enormemente la Cia. (…) Dopo l'Afghanistan, il percorso di Abdelhakim Belhaj lo conduce in Pakistan e poi in Iraq. Qui sarebbe stato vicino ad Abu Musab al-Zarqawi, il leader di al-Qaeda in Iraq, dove i libici sono il secondo contingente di volontari islamici dopo i sauditi.

Dopo essere stato interrogato a lungo a Bangkok, probabilmente torturato dalla Cia, è stato consegnato nel 2004 al servizio segreto libico". L'attuale governatore militare di Tripoli è ben lungi dall'essere l'unico membro di Al Qaeda (o di altre reti più o meno vagamente affiliate) in seno al Consiglio nazionale di transizione (Cnt).

(…)

La ricetta funziona ancora

La stessa giustificazione funziona ogni volta: la necessità di proteggere i civili dagli atti di barbarie.

Lo stesso discorso – parola più, parola meno – è stato fatto per l'Esercito siriano libero, per giustificare un attacco contro il governo di Bashar Al Assad. Assistiamo alla stessa assurdità quando vediamo che il governo americano sostiene i ribelli siriani, che è noto siano infiltrati da jihadisti provenienti da tutto il mondo.

principe saudita Bandar bin Sultan con Bush
Il principe saudita Bandar bin Sultan, ex ambasciatore negli Stati Uniti, vicino al clan Bush, è stato nominato capo dell'intelligence saudita e si è recato in Siria per accogliere gli jihadisti e organizzare gli attacchi (descritti dalla stampa e dai benpensanti come atti di resistenza).

Esattamente la stessa missione di Bin Laden in Afghanistan nel 1979. In un primo momento la propaganda non ha funzionato. Aveva bisogno di più radicalità, più sangue, più decapitazioni.

L'Esercito siriano libero si è gradualmente trasformato in Isis, tornando dal campo degli amici a quello dei nemici. I media hanno allegramente diffuso le scene raccapriccianti degli jihadisti in Siria e in Iraq. Le vittime decapitate questa settimana in Afghanistan non fanno più prima pagina. I nostri media non si interessano delle vittime che quando giustificano una nuova guerra.

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