Accuse contro l’ex-presidente ucraino Poroshenko da un suo stretto collaboratore, spuntano anche armi all’ISIS…

Successivamente Poroshenko avrebbe fatto saltare un deposito militare per distruggere le prove degli ammanchi

Accuse contro l'ex-presidente ucraino Poroshenko da un suo stretto collaboratore, spuntano anche armi all'ISIS... 1

E’ da luglio che David Zhvania – capo del quartier generale della campagna di Poroshenko e suo collaboratore stretto – continua a snocciolare denunce su denunce contro l’ex presidente ucraino Poroshenko.

La prima l’aveva lanciata appunto a luglio tramite il canale Youtube, poi successivamente, aveva rilasciato altre accuse, con una cadenza all’incirca bisettimanale. All’uopo ha aperto il canale Youtube “La Verità di David Zhvania” in cui ha reso pubblici i retroscena del Maidan e le numerose irregolarità penali che Poroshenko ha compiuto nell’arco della sua presidenza.

Tra le varie accuse, come persona informata dei fatti, Zhvania ha accusato Pyotr Poroshenko e il suo entourage di aver condotto un colpo di stato nel 2014, utilizzando i manifestanti dell'”Euromaidan” come comparse per la presa del potere. Tra queste accuse si specificava che ‘i manifestanti’ dovevano rimuovere l’allora primo ministro Nikolay Azarov “in modo che non potesse servire come presidente ad interim” che avrebbe ostacolato la finta ‘giunta rivoluzionaria’ a governare.

Siamo ora all’incirca sulle 12 denunce presentate regolarmente alla procura ucraina.

Di queste, lla più recente ripresa anche da News Front e Al Masdar News, è all’altezza delle precedenti. Si rivela che “Zhvania ha detto che sta preparando una denuncia all’Ufficio investigativo statale per la vendita da parte di Petro Poroshenko di munizioni vietate dalle convenzioni internazionali alla Siria. In particolare, si tratterebbe di bombe al fosforo da 400 libbre ai terroristi radicali anti-Assad” (qui il video del 7 ottobre).

In particolare viene riferito che le suddette vendite sono state effettuate nel periodo 2014-2016, ovvero durante la presidenza di Poroshenko. Secondo Zhvania, “l’acquirente era “uno dei gruppi che si opponevano al presidente Bashar al-Assad”. Quante armi e munizioni sono state consegnate è ancora sconosciuto. Ma Zhvania afferma di avere tutti i documenti”.

Ma non è tutto: per coprire le tracce della vendita di armi ai militanti dell’Isis, Poroshenko avrebbe ordinato di incendiare un grande magazzino militare a Kalinovka nel 2017. Il territorio del deposito era vasto 586 ettari. Secondo quanto riportato dal Ministro della difesa ucraino, Stepan Poltorak, l’arsenale conteneva 83 mila tonnellate di munizioni, fra le quali solo 68 mila tonnellate erano efficienti, il resto erano parti di munizioni e materiale da rottamare”. Di queste 68 mila tonnellate sono saltate in aria circa 32 mila tonnellate di munizioni con un danno che si aggira intorno 800 milioni di dollari.

ESPLOSIONE del magazzino militare a Kalinovka nel 2017

A seguito di quell’esplosione fu nominata una commissione speciale d’inchiesta per indagare sulle circostanze dell’incidente che ha attribuito ad un drone russo la responsabilità di aver fatto saltare il deposito. Tuttavia, nel 2020 si è scoperto che nell’area non c’erano droni di nessun tipo in volo.

E così ora David Zhvania propone la sua versione degli eventi. News Front riferisce che “lo stesso Petro Poroshenko non commenta mai le accuse di Zhvania. Anche l’ufficio del pubblico ministero non reagisce”, sebbene David Zhvania avesse già presentato altre denunce contenti altre accuse penalmente perseguibili.

Ciò che si intuisce è che una parte della gerarchia al potere in Ucraina sia rimasta in sella e che il nuovo presedente Zelensky non abbia del tutto il controllo dell’establishment. E’ indicativo , per esempio che è notizia di oggi che gli è stato persino vietato di usare la lingua russa nelle sue funzioni di presidente. Attualmente l’aveva fatto in occasione di un Forum.

Insomma di fronte alle accuse di Zhvania non sembra che l’establishment si limiti solo al silenzio. Come accade spesso in Ucraina contro gli oppositori- una certa reazione ci deve essere stata, visto che Zhvania è stato costretto a lasciare l’Ucraina e, secondo alcune fonti, si trova attualmente in Turchia.

Secondo i media internazionali il mandante di questa campagna è il milionario Igor Kolomoisky. 

Kolomoishi, che è considerato schierato con l’attuale presidente Volodymyr Zelensky è l’unico oligarca ucraino che non ha scelto la strada della cooperazione con Porohenko e con la sua gerarchia del potere. Seppure  Kolomoisky ha prima ha finanziato la lotta contro le provincia autonomiste , ha poi ha cambiato parere ed ora ritiene che bisogna trovare un accordo con la Russia per risolvere il problema.

E’ un po’ di tempo che in Europa – indifferentemente che sia Europa dell’Est o dell’Ovest – si governa così, tra menzogne , ‘sbugiardamenti’ e fango reciproci, in attesa che – per noi, ” il popolo”, il signor nessuno che tutti i personaggi di potere,  invocano come ispirazione per le loro azioni – avvenga il ‘meno peggio’ per ritagliarci uno spazio di libertà che sopravviva ai loro affari.

patrizioricci by @vietatoparlare

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