“Siamo vittime della propaganda?”: la domanda di una giornalista norvegese dopo aver visitato la Crimea

Questo autunno ho visitato la Crimea. Ho ascoltato quello che i locali avevano da dire sugli eventi della primavera del 2014 e sulla loro vita adesso. Ecco cinque esempi che ci dicono che la loro versione è diversa dalla nostra, occidentale:

  1. Quella che viene ritratta come l’“annessione russa” della Crimea viene chiamata dai locali “riunificazione con la Russia”.
  2. Secondo la NATO e 100 paesi membri dell’ONU, il referendum del 2014 era illegale – secondo la costituzione ucraina. Secondo i politici della Crimea, al referendum erano presenti 151 osservatori di 23 paesi e anche 1240 osservatori di diverse organizzazioni della Crimea. I loro avvocati ed esperti fanno riferimento all’articolo 138, paragrafo 2 della Costituzione ucraina, e fanno notare che il referendum nazionale, la separazione dall’Ucraina e la riunificazione con la Russia sono stati legittimi in seguito al colpo di Stato ucraino del 2014.
  3. Secondo le affermazioni dell’Occidente, la secessione della Crimea dall’Ucraina e l’ingresso nella struttura della Federazione Russa è una violazione delle norme del diritto internazionale. Ma tra gli esperti occidentali non c’è unità di vedute. Peter Orebeck, professore di diritto, fa riferimento all’Articolo 73 dello Statuto delle Nazioni Unite, che afferma che il principio fondamentale della legge internazionale è la sovranità dei popoli. Egli considera che per questa ragione il popolo della Crimea dovrebbe avere il diritto di determinare il proprio destino, incluso decidere se voler vivere o meno in un paese indipendente o voler tornare alla Russia, della quale fece parte fino al 1954. In quell’anno la Crimea venne “ceduta” all’Ucraina, senza tener conto dell’opinione del popolo. I politici della Crimea affermano che il diritto del popolo all’autodeterminazione viene affermato nell’Articolo 1 dello Statuto delle Nazioni Unite e confermato dai loro trattati regionali.
  4. Secondo le affermazioni dell’Occidente, il fatto che il 22 novembre 2015 l’Ucraina abbia smesso di fornire energia elettrica all’intera popolazione della Crimea – circa 2,5 milioni di persone – è stata una risposta accettabile all’interruzione delle forniture di gas all’Ucraina da parte della Russia, in seguito alle dispute riguardanti il pagamento del gas che sono durate l’intero anno. Ma il Ministro dell’Energia ucraino Volodymyr Demčyšyn aveva già affermato il 23 marzo 2015 che il paese avrebbe smesso di comprare il gas russo l’1 aprile 2015, perché non ne aveva più bisogno. Cosa sarebbe successo se un qualsiasi paese nel bel mezzo dell’inverno avesse smesso di fornire energia elettrica a metà della popolazione norvegese? In Crimea tutto ciò ha portato al fatto che gli abitanti della penisola, grazie a soluzioni improvvisate, hanno goduto dell’energia elettrica solo per poche ore al giorno durante i lunghi mesi invernali.
  5. A settembre di quest’anno un tartaro di Crimea è stato condannato a due anni di prigione per attività terroristiche. A ottobre sono stati arrestati diversi tartari di Crimea, accusati di pianificare atti di terrorismo. Il Comitato Helsinki [per i Diritti Umani, n.d.a.] e i media occidentali hanno ritratto questo evento come un esempio della persecuzione della minoranza dei tartari di Crimea da parte dei russi. Il leader religioso supremo dei tartari di Crimea, il Mufti Haji Emirali Ablaev, tuttavia, ha dichiarato di recente che ora questi islamisti radicali non godono di quasi nessun sostegno da parte della popolazione tartara di Crimea. Oltre a questo, ha espresso profonda soddisfazione per il miglioramento della posizione dei tartari di Crimea dopo la riunificazione con la Russia. Questo riguarda anche la tendenza del culto religioso, il programma di compensazione per le proprietà perse durante la deportazione (1944) e l’introduzione del tartaro di Crimea come una delle tre lingue ufficiali del sistema educativo, mediatico e di governo.

Questi cinque esempi ci mostrano che il conflitto riguardante la Crimea è molto più complicato della nostra miope rappresentazione occidentale. Anche noi siamo diventati vittime della propaganda? E permettiamo a noi stessi di prenderla in considerazione?

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Articolo di Kirsten Engelstad pubblicato su Inosmi.ru il 17 novembre 2017.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Sakeritalia.

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