Visita lampo di Putin in Siria. Il grosso delle forze armate russe lascia il paese

Il presidente Vladimir Putin durante il suo volo diretto in Egitto ha fatto scalo nell’aeroporto militare di Khmeimim a Latakia dove è stato raggiunto dal presidente siriano Assad. Si è trattata di una visita lampo in cui il presidente russo ha comunicato ufficialmente il ritiro del grosso del contingente russo in Siria.

La ragione di tale decisione è che la campagna contro lo Stato Islamico è stata completata. Già ad ottobre il 95% della Siria era stata liberata ma si è preferito procrastinare la partenza delle Forze Armate russe giacchè doveva ancora essere liberata l’area di Deir Ezzor.

Durante la campagna nella parte orientale dell’Eufrate (che è durata 227 giorni)  – secondo i dati forniti dallo Stato Maggiore russo – i militare russi e siriani ed alleati hanno eliminato più di 32 mila militanti e distrutto 394 veicoli blindati. Per ottenere questi risultati sono stati necessari 6956 aeree e oltre 7 mila voli di elicotteri di combattimento. Ciò ha permesso la liberazione di circa 1.000 insediamenti, 78 campi di estrazione del petrolio e gas e due depositi di minerali di fosfato.

Quindi ora lasceranno la Siria 20/25 aerei, la maggior parte Su 25. Per quando riguarda gli elicotteri da combattimento si pensa che saranno ritirati ed in parte ceduti al governo siriano. Resta inteso che in caso di emergenza gli aerei potranno essere  ridispiegati in pochi giorni.
Sarà ritirato anche un distaccamento di polizia militare per usi speciali, un ospedale da campo militare (uno è stato regalato alle autorità siriane ad Aleppo) e un distaccamento del centro di sminamento. Lo sforzo principale dei militari che resteranno si concentrerà soprattutto sulla prevenzione degli attacchi dei militanti.
Il Pentagono da parte sua ha laconicamente  fatto sapere che i piani della Russia “non influenzeranno le priorità statunitensi in Siria”.

Precedentemente Putin aveva per due volte annunciato il ritiro delle forze russe. Precisamente il 14 marzo e poi il 29 novembre 2016. Tuttavia  aveva calcolato l’andamento della situazione sul campo e non gli aiuti esterni e il contesto internazionale ostile. In sostanza, le precedenti riduzioni di forze intendevano essere soprattutto un segnale politico di distensione, ora invece la situazione è notevolmente migliorata sotto il profilo militare ed è realistico procedere ad una riduzione di forze. Però permane una pericolosa variabile, concretizzata all’esterno del paese dagli ‘incendiari’, cioè da paesi terzi ancora in attività.

Vietato Parlare

 

nota: secondo video sottotitolato in inglese

 

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