O l’emirato o lo sterminio della Siria: sotto Jobar (Ghouta – Damasco) una seconda città

Lentamente viene a galla tutta la verità sulla sacca di Ghouta Est, un progetto di distruzione di massa dei civili in Damasco. Benche si continui a parlare di ‘assedio dei ribelli’, non dimentichiamo che in realtà la città era stata – per lunghi anni – praticamente  circondata da vari fronti ed addirittura milioni di abitanti a Damasco erano stati privati persino dell’acqua  dai terroristi (le sorgenti erano nel territorio occupato dal gruppo qaedista al Nusra).

Come parte di questo progetto di sterminio che continua a far leva sulla Comunità internazionale all’incontrario, sotto uno dei sobborghi che costituiscono Ghouta Est, i jihadisti agli ordini delle potenze straniere avevano costruito una fitta rete di tunnel che solo oggi stanno venendo alla luce (vedi anche qui). Ma a Damasco tutti sapevano e ne parlavano da tempo. Tutti in città meno i nostri TG, sapevano delle strade carreggiabili fatte sottoterra ed anche di scavi sotterranei a tre piani. Il tunnel che vedete nel video parte da Ein Tarma e va a Jobar , percorrendo 25 km sottoterra.

Il video è stato pubblicato dal canale di notizie siriano Alikhbaria Syria e mostra quello che sembra essere il più grande tunnel ribelle mai scoperto nella Guerra Siriana. 

Come mostra il video, il tunnel è abbastanza largo da consentire ai reporter della guerra siriana di attraversarlo nel loro furgone.

Una delle persone presenti con il gruppo dinotizie Alikhbaria Syria (sedile del passeggero anteriore) è stata catturata dagli insorti all’inizio della guerra, solo recentemente rilasciata in seguito alla capitolazione delle forze ribelli nella zona orientale di Ghouta. Sostiene che i militanti hanno usato ostaggi civili e dell’esercito siriano per scavare il tunnel.

Il tunnel consentì ai ribelli di trasferire le proprie forze in vaste aree dell’East Ghouta senza essere scoperti e attaccati da aerei da guerra siriani e russi.

Almasdarnews

Intanto continua – anche a liberazione compiuta – l’opera di disinformazione continua su ciò che accade a Damasco, nonostante giornalisti come Gian Micalessin siano stati sul posto ed abbiano riferito chiaramente la veridicità di quanto da anni cerco di raccontarvi – tramite fonti primarie – su questa vicenda storica.

Intanto gli Stati Uniti, perdendo interesse per come stanno andando le cose, hanno bloccato i fondi (200 milioni di dollari) per la ricostruzione che erano stati destinati alle aree siriane sotto il loro controllo. Forse temono di non poterle utilizzare e quindi che sia un investimento mal speso.

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