Una frase fuori contesto del ministro Savona fa godere gli speculatori

Il ministro Savona in un articolato intervento in parlamento alle Commissioni riunite Camera e Senato del 10 luglio, ha – solo in breve passaggio – fatto presente che per cause indipendenti dalla volontà del governo italiano, si potrebbe venire a creare una situazione tale che il male minore potrebbe essere l’uscita dall’Euro. Molto chiaramente Paolo Savona ha inteso dire che se si verificasse una  situazione di sofferenza tale per l’economia italiana  – con riflessi sconvolgenti per i propri cittadini – la soluzione migliore ed inevitabile che la politica dovrebbe prendere per non subire nocumenti peggiori, sarebbe l’uscita dall’Euro.

Come ha sottolineato efficacemente ‘Scenari Economici‘,  si tratta di una ”notizia – non notizia” , ripresa male e decontestualizzata ha avuto ripercussioni in borsa, sta a dire che ha scatenato una speculazione dell’indice al ribasso.

L’osservazione di Scenari Economici è plausibile. Giacché è noto che sapendo in anticipo certe notizie , si lucra anche al ribasso, non è escluso che c’è chi possa averci guadagnato, visto la stretta correlazione tra aziende e finanza. In questo caso, ciò che ha provocato il movimento a ribasso , è una voluta e fuorviante interpretazione di un notizia, da parte del primo giornale italiano.

Questo il giudizio di Scenari Economici:

Di un discorso complesso ed articolato, vengono presi, fuori contesto, 53 secondi, dei quali si colgono, tagliati i primi 5 creando un caso; “DOBBIAMO ESSERE PRONTI A TUTTO, ANCHE ALL’USCITA DALL’EURO”, quasi come se il Ministro ad  auspicarla.

Il rilancio internazionale di una notizia distorta, di poche parole estratte da un discorso, viene a causare ovviamente delle turbative in borsa che vi mostriamo tramite un grafico tratto dal famoso sito Zerohedge, che perfino dagli USA ha rilanciato la distorsione:

Qui qualcuno ha guadagnato e qualcuno ha perso da questa caduta. Siamo sicuri che NESSUNO abbia saputo in modo preventivo di come il Corriere della Sera avrebbe utilizzato la notizia? Siamo sicuri che nessuno abbia manovrato affinchè il Corriere non utilizzasse le frasi estrapolate in una certa maniera? Sarebbe interessante se qualcuno potesse rispondere alla nostra domanda.

L’arte dei media di travisare i messaggi del governo scelto dagli italiani: oggi si colpisce (per l’ennesima volta) l’economista Paolo Savona (e con esso, noi tutti). Esiste una maniera subdola ma efficace per agire contro la democrazia: è trasformare il contenuto di un messaggio attribuendone altri contenuti e significati.

Questo lo screenshot dell’articolo del Corriere della Sera del 10 luglio 2018 reperito su ‘Wayback machine’ (dove è possibile reperire la cache originale di tutti gli articoli postati sul web ovvero il testo originale degli articoli in caso di modifiche successive):

Puntando sullo stesso URL – l’articolo che appare oggi è invece questo :

 

Quindi il risultato che si evince è che l’articolo è stato modificato. Il contenuto è cambiato sostanzialmente. Le dichiarazioni di Savona non vengono riportate più come assertive ma come condizionali. Inoltre, l’articolo non viene attribuito non più a ‘redazione’ ma ad uno specifico giornalista. Sul perché ognuno di voi faccia le proprie opportune considerazioni.

Ma cosa è successo? Il ministro Savona in un intervento in parlamento alle Commissioni riunite Camera e Senato, ha – solo in breve passaggio – fatto presente che per cause indipendenti dalla volontà del governo italiano, si potrebbe venire a creare una situazione tale che il male minore potrebbe essere l’uscita dall’Euro. Molto chiaramente Paolo Savona ha inteso dire che se si verificasse una  situazione di sofferenza tale per l’economia italiana  – con riflessi sconvolgenti per i propri cittadini – la soluzione migliore ed inevitabile che la politica dovrebbe prendere per non subire nocumenti peggiori, sarebbe l’uscita dall’Euro.

L’affermazione non ha nulla quindi di ‘eretico’ . Tra l’altro è quanto ha detto il 3 luglio anche il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz.

Ne consegue che la trasposizione giornalistica dell’intervento del ministro non ha colto il chiaro senso del discorso.

Ma non sembra un caso isolato. Stamattina – leggendo i giornali – mi accordo che anche il giorno dopo, la speculazione giornalistica sulle parole di Savona, non è finita. Leggo infatti che Di Maio, incalzato dai ‘giornalisti’ di altre testate a Omnibus di LA 7,  per l’ennesima volta ha dovuto chiarire ciò che era chiaro fin dall’inizio: l’Italia non ha in preparazione l’uscita dall’Euro. Forse allora non è stata nessuna proditoria manovra per guadagnarci sopra, ma pura stupidità… o entrambe?

Sicuramente è malafede a meno chi ha riportto l’intervento di Savona non sia in grado di interpretare un testo in italiano. Più facilmente ci rendiamo conto che è in corso un proditorio tentativo di distorsione delle informazioni , per imporre scelte ideologiche tramite il ‘soft power ‘ che si sta attuando tramite il predominio completo dell’informazione.

Chi sono sono quelle forze che-  agendo all’interno del nostro paese sotto l’insegna di un falso progresso e umanitarismo  – vogliono farla ritornare ‘Italiella’, lo sappiamo. Sappiamo tutti chi sono, sono quelli che vogliono oggi i ‘porti aperti’,  che non c’entrano nulla con la libertà e la solidarietà: lo abbiamo visto chiaramente molte volte… e lo vediamo oggi nella campagna delle magliette rosse e dei digiunatori seriali, e dei finti tolleranti.

Qui  il testo del composito intervento ‘incriminato’ di Paolo Savona in Parlamento, riportato integralmente su Scenari Economici:

Il 5 luglio 2018 si è tenuta la prima riunione del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei che ha discusso le linee di azione strategica della nostra partecipazione alle iniziative dell’Unione Europea e mi ha autorizzato ad esporle a questo consesso. Le proposte che il Governo è chiamato a discutere entro la fine del 2018, pur presentandosi come un’apertura al miglioramento dell’architettura istituzionale e della politica europee, di fatto rafforzano l’attuale assetto volto a garantire stabilitàmonetaria, finanziaria e fiscale. La stabilità viene considerata presupposto della crescita del reddito e dell’occupazione e non il risultato di unazione congiunta sui questi due obiettivi. L’orientamento generale è che la crescita vada affidata alle “riforme” da condurre a livello nazionalein sostanza alla politica dell’offerta, senza venire accompagnate dagli interventi indispensabilisulla domanda aggregata. Le condizioni prevalenti sociali e geopolitiche, nonché la teoria economica e l’esperienza pratica insegnano che da questa impostazione non proviene né un governo degli andamenti ciclici, né una correzione dei difetti strutturali.

Vi è quindi la necessità di decisioni che permettano una stretta connessione tra l’architettura istituzionale e le politiche di stabilità e di crescita se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei paesi membri.

Tre esempi di questa necessità di collegare istituzioni e politiche valgano validare le proposte qui avanzate.

Se alla Banca Centrale Europea non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’Eurozona che tocchi il dollaro Usa (ma anche, sia pure in minore misura, altre importanti valute) si riflette sull’euro, senza che l’UE abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto. Quando anni addietro il mercato valutario internazionale mostrò sfiducia sulla solidità del dollaro Usa, il cambio euro/dollaro balzò in alto danneggiando le esportazioni europee sensibili al prezzo, incluse ovviamente quelle italiane. Poiché uno dei motordello sviluppo europeo sono le esportazioni, l’assenza di pieni poteri della BCE sul cambio causa unsituazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non proprio determinata, da scelte o da vicende che accadono fuori dall’Euroarea.

Inoltre, se alla BCE non viene consentito un pieno e autonomo esercizio della funzione di svolgere le funzioni di lender of last resortindispensabile per una banca centrale, mercati monetari e finanziari dell’eurozona, in particolare i debiti sovrani, restano esposti ad attacchi speculativi di diversa origine senza che essa possa agire in contrasto. Una tale lacuna si riflette sugli spread dei tassi dell’interesse interni all’eurozona creando disturbi anche gravi alla stabilità finanziaria e fiscale che si trasmettono inevitabilmente alla crescita reale. Se questi attacchi sono alimentati da squilibri strutturali di singole aree, non esistono adeguati meccanismi che li risolvano con decisioni comuni di politica economica.

Infine, se non si prevede una politica della domanda aggregata insieme a quella dell’offerta (le riforme), il mercato comune non è in condizione di uscire dai dualismi interni (divari di produttività) e di fronteggiare gli shock esterni, come dimostrano soluzioni ed esperienze di politica economica affermatisi nel corso del secolo precedente dopo la Grande Crisi del 1929-33 e la Grande Recessione del 2008-2017. In attuazione di questa politica, lo strumento suggerito dalla teoria e storicamente affermatosi è quello degli investimenti che, contrariamente alle spese correnti, hanno la caratteristica dell’una tantum e della facile revocabilità di fronte ad accensioni inflazionistiche da domanda.

Il riconoscimento di questa esigenza politica e strumentale è già stato riconosciuto nell’UE sia con l’Accordo di Lisbona del 2000 per la creazione di una knowledge-based society, dove gli investimenti in innovazioni tecnologiche vennero considerati la variabile cruciale, sia all’atto della nomina della Commissione Juncker il cui programma prevedeva l’attuazione di un piano di investimenti infrastrutturali. Questa politica si è scontrata con l’assenza di mezzi finanziari autonomi dell’UE, ma soprattutto coil rifiuto di conciliare le riforme richieste (la politica dell’offerta) lindispensabile politica di stimolo della crescita del reddito e dell’occupazione (la politica della domanda), finendo con il far dominare la seconda dalla prima.  

Le dichiarazioni rese ai massimi livelli che l’Italia non intende uscire dall’euro e rispettare gli impegni fiscali hanno rasserenato il mercato, ma lo spread non scende perché il nostro debito pubblico resta esposto aattacchi speculativiÈ pur vero che lo spread resta elevato perché gli operatori attendono di conoscere come il Governo intenda realizzare i provvedimenti promessi all’elettorato dai due partiti che hanno dato vita alla coalizione (soprattutto salario di cittadinanza, flat tax e revisione legge Fornero). La preoccupazione del mercato è che la spesa relativa causi un aumento del disavanzo di bilancio e del rapporto tra debito pubblico e PIL (DP/PIL) usati come indicatori di solvibilità. Giusto o sbagliato che sia, la politica del Governo ne deve tenere conto.  

La soluzione di politica economica individuata dal Governo è la seguente. Rilanciare gli investimenti in misura tale da avere una crescita del PIL che consenta di diminuire il rapporto DP/PIL, sincronizzando il ritmo di spesa corrente necessaria per attuare i provvedimenti indicati al ritmo con cui cresce il connesso gettito fiscale. Tecnicamente è possibile, se Governo e Parlamento non mostrano fretta di procedere dal lato della spesa corrente prima che gli investimenti manifestino gli effetti attesi. Il problema non è quindi se attuare o meno le promesse, ma quali siano i modi –  tra questi, i tempi – in cui verranno attuati.

È pur vero che, al di là di un effetto positivo d’annuncio, una spesa per investimenti manifesta in pieno i suoi effetti sul PIL entro un lasso di temporiflettendosi in un maggiore deficit di bilancio pubblico. Molto dipende dalla dimensione del moltiplicatore nei settori in cui si vogliono indirizzare gli investimenti per rimuovere le strozzature allo sviluppo. Nel clima che si è determinato sul mercato, occorre governare questo scostamento, il cui fondamento logico e pratico è l’esistenza di un risparmio interno inutilizzato, come testimonia il saldo attivo di parte corrente della nostra bilancia estera. Ovviamente la spesa deve avere caratteristiche dimensionali e temporali precise e presuppone il varo di riforme normative per attivare in pratica le gare dappalto per gli investimenti pubblici e per snellire operativamente quelli privati. Su questo aspetto del problema il Governo sta già operando.

In assenza di pieni poteri di contrasto tempestivo ed efficace da parte della BCE, per evitare che il solo annuncio della spesa si possa riflettere sullo spread BTP-Bundl’ideale sarebbe che fosse l’Uchiedere di fare la politica indicata, delimitata nei tempi e nelle dimensioniche non equivarrebbe alla consueta richiesta di “flessibilità” di bilancio, perché “consueta” non sarebbeL’UE avrebbe interesse a farlo se si intende riproporre come un’alleanza tra Stati favorevole al progresso economico e sociale, non solo un accordo per la stabilità monetaria e finanziaria da imporre ai paesi in difficoltà, che non genera sufficiente crescita.

Chiariti i termini di breve andare, per renderecome promesso dal programma di Governo, l’Europa diversa, più forte e più equa, le tappe da intraprendere riguardano i modi in cui si raccorda l’architettura istituzionale europea con la necessità di raggiungere gli obiettivi di crescita e di stabilità sui quali i Trattati europei si pronunciano in modo esplicito (si veda, ultimo, l’art. 3 del Trattato di Lisbona del 2007).

L’ideale è muovere verso l’unione politica, dove i cittadini europei hanno pari diritti e doveriQuesta era la finalità perseguita dai Padri Fondatori della Comunità Europea e ribadita negli accordi che si sono susseguiti: costruire una casa comune.

Affinché questo obiettivo non continui ad allontanarsiè urgente la creazione di una scuola di istruzione e di formazione europea di ogni ordine e grado che, insieme a un comune insegnamento, lasci spazio alle diversità culturali nazionali, un valore da proteggere.Con la Scuola comune europea si statuirebbe su basi omogenee la libera circolazione delle idee insieme aquella delle persone e dei capitali.

Occorre, inoltre, attribuire alla Banca Centrale Europea uno Statuto simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrino, e gli strumenti siano i più ampi possibili suggeriti dalla dottrina e sperimentati in pratica; e possano essere esercitati in piena autonomia.

Già questi indispensabili provvedimenti renderebbero l’Europa, oltre che più forte, anche più equa, ma il raggiungimento di questobiettivo richiederebbe l’attuazione di una politica europea degli investimenti che abbia il duplice scopo di innalzare l’attuale insoddisfacente saggio di crescita reale e di avviare la rimozione dei dualismi di produttività esistenti che minano lo sviluppo socio-economico e la stessa efficacia della politica monetaria comune. Per raggiungere questo risultato occorre uscire dai vincoli finanziari del bilancio europeo che non generano spinte autopropulsive e ricorrere a meccanismi capaci di imprimere una spinta esogena alla domanda, ricorrendo ai finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti come esplicitamente previsto dagli accordi di Maastrichtricorrere a forme analoghe, come la concessione di garanzie, già favorevolmente sperimentate dalle principali agenzie finanziarie pubbliche internazionali.

Nel corso della riunione del CIAE sono stati approfonditi anche altri specifichi temi oggetto dell’impegno europeo che verranno approfonditi nel corso dei prossimi incontri, molti dei quali riguardano le raccomandazioni che la maggioranza parlamentare ha indirizzato al Governo nel corso delle assemblee del 27 giugno. Questi approfondimenti potranno beneficiare dell’avvio operativo del Comitato Tecnico di Valutazione composto dai rappresentanti dei Ministeri competenti, anch’esso previsto dalla L. 234/2012 che regola il CIAE, la cui costituzione è in corso presso il Dipartimento.

Paolo Savona (testo tratto da  scenari economici)

 

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