Scovato un enorme deposito di armi chimiche in mano ai jihadisti ma Washington minaccia Assad… per le armi chimiche

La Repubblica siriana  ha già mandato 140 lettere indirizzate all’Onu per segnalare attacchi di armi chimiche da parte dei miliziani anti-governativi, ma queste segnalazioni non hanno avuto alcuna risposta. Lo ha denunciato la settimana scorsa il rappresentante siriano all’Onu Bashar al Jaafari.

Incurante della dichiarazione, oggi la rappresentante statunitense all’ONU Nikky Haley ha di nuovo accusato il governo siriano di uso di armi al cloro in Est Ghouta.  Poco prima la delegazione statunitense aveva presentato una  bozza di risoluzione per interrompere per 30gg le operazioni militari nell’enclave nei sobborghi di Damasco.

Ipotizzando che la risoluzione non passi, Nikky Haley ha detto che gli USA sono disposti anche a fare da soli:

Gli Stati Uniti sono ancora pronti ad agire, se necessario. Questo non è il percorso che preferiamo, ma questo è il percorso che, come abbiamo dimostrato, sceglieremo. Siamo pronti a sceglierlo di nuovo .

E’ singolare che la dichiarazione statunitense sia avvenuta oggi, cioè proprio lo stesso giorno in cui è stato rinvenuto nel villaggio appena conquistato di Afris un laboratorio per la produzione di armi chimiche e la settimana scorsa, in un sotterraneo dei miliziani jihadisti, 24 tonnellate di cloro.  Lo ha rivelato in un comunicato portavoce  dell’esercito siriano, colonnello Ferraz Abraham. Nei giorni scorsi  i militanti nell’Est Ghouta hanno ripetutamente pianificato azioni provocatorie con armi chimiche per incolpare Damasco.

E’ utile ricordare che l’uso del cloro è così  gravido di conseguenze che è non coerente che le  autorità siriane lo usino perché ciò farebbe solo il gioco dell’avversario. Nello stesso tempo,  è da non trascurare che il gas clorino ha un effetto militarmente insignificante.

L’obiettivo reale statunitense è invece chiaro: non appena – grazie all’intermediazione russa – è stato possibile cominciare a far uscire da Ghouta Est sia i militanti che i civili, gli Stati Uniti si sono attivati per ostacolare e allontanare una risoluzione pacifica della situazione.

Per quando ciò possa sembrare bizzarro, finora le Nazioni Unite e il meccanismo investigativo che esse hanno  creato,  hanno indagato sempre da remoto.  Infatti hanno fatto riferimento alle prove fornite dai ” White Helmets “ ed ai social Network dei jihadisti. Tuttavia,  ci sono abbondanti prove che dimostrano che i  White Helmet girano i loro film con il solo scopo di appoggiare la guerra in corso tramite l’arma psicologica propagandistica, spesso allestendo set cinematografici del tutto artificiali ed usando più di una volta gli stessi bambini in differenti salvataggi. Inoltre molto spesso i volontari dei White Helmet risultano essere gli stessi terroristi, fotografati indifferentemente sia con le armi in pugno, sia con le divise dei White Helmet.

In definitiva,  l’adozione di questo tipo  di ‘prove’ dimostra solo come  l’ONU sia subordinata alla politica estera di Washington.