SIRIA – Trovato laboratorio di armi chimiche dei ribelli ma la UE sanziona il governo siriano

Se ancora ci fossero dubbi sul reale andamento democratico in Europa e della parzialità con cui si affronta il dramma siano, ciò che è accaduto oggi è certamente molto eloquente: la UE ha rilasciato giovedì una dichiarazione sull’imposizione di nuove sanzioni contro la Siria per attacchi chimici contro i civili, in data 19 marzo, quando si terrà a Bruxelles una riunione dei ministri degli esteri della comunità.

Tuttavia la dichiarazione è stata pubblicata oggi 15 marzo, sta a dire, prima che la riunione avvenisse. Ciò dimostra – come ho segnalato ltre volte – senza alcuna discussione o disamina dei fatti. L’annuncio è stato poi immediatamente rimosso dal sito web ufficiale del servizio stampa del Consiglio dell’UE (e sarà pubblicato il 19 regolarmente).

L’agenzia Tass che per prima si è accorta della pubblicazione rivela che nel  testo risultavano sanzionate altre quattro persone che saranno incluse nell’elenco delle persone soggette a misure restrittive nei confronti del governo della Siria per la creazione di armi chimiche e il suo uso contro i civili.

L’episodio dimostra ancora una volta che le sanzioni non vengono discusse e che non servono nuove prove per imporre nuove sanzioni, nonostante esse abbiano conseguenze disastrose sul popolo siriano. La UE si basa sui report dei tiggì che a loro volta seguono pedissequamente le ‘istruzioni per l’uso” della UE ossia servirsi – come fonte primaria delle notizie e dei report dei soggetti all’uopo ‘abilitati’. Sta a dire delle Ong e i White Helmets che fabbricano le prove, tramite i loro set cinematografici.

La realtà è questa, ben diversa da quella comunemente conosciuta , ma sottaciuta. Infatti oggi l’esercito siriano ha rinvenuto un laboratorio chimico dei jihadisti  a Shefouniya (Ghouta orientale).
Le foto e i video sono reperibili in rete.

 Secondo alcune fonti, il laboratorio chimico è stato utilizzato per attacchi chimici compiuti a  Latakia e in altre regioni della Siria. L’attrezzatura secondo quando mostrato dalle etichette e dai marchi è proveniente dall’Egitto e dall’Arabia Saudita. Si evidenziano però anche etichette di una ditta italiana.