Siria – Denuncia chi ferisce un bambino ma esulta con chi ne decapita un altro

Mahmoud Rslan il fotoreporter che ha diffuso tramite AFP le immagini del piccolo Omran, il bambino ferito dai bombardamenti governativi ad Aleppo, è lo stesso che poco prima non ha nascosto la simpatia per gli uomini del gruppo Hrakat Nour al Dir El Zinki che hanno decapitato Abdallah Issa il ragazzino di 12 anni.

di Patrizio Ricci – LPLNews24

Tutti conoscerete ormai la foto del piccolo Omran di Aleppo ferito durante un bombardamento nella zona in mano agli antigovernativi. Le immagini del piccolo, residente nella parte di Aleppo occupata dagli antigovernativi, sono state mostrate da TV e giornali ed hanno avuto grande rilievo mediatico.

6054071_omrane1

foto 1

Le sequenze che abbiamo visto meritano la nostra commozione, è difficile rimanere impassibili di fronte a simili violenze che colpiscono anche i bambini.
Tuttavia, è necessario, per non prestrarsi a strumentalizzazioni che si faccia attenzione alla sincerità di ciò che ci viene mostrato e si scavi un pò più a fondo. Altrimenti alle ingiustizie aggiungeremmo la mancanza di verità, con la conseguenza che non daremmo ragione del dolore e sulle sue responsabilità.
Facili indizi ci dimostrano che il servizio è stato realizzato con pure finalità di propaganda.

Ci sono evidenze che lo dimostrano, il primo elemento rilevante è che l’uomo che si vede nella foto con la macchina fotografica (foto 1) è il fotoreporter Mahmoud Rslan, un uomo che AFP descrive come ‘un attivista antigovernativo’ che fa il fotoreporter con la TV qatariota al Jazeera.

Il video è stato realizzato per dimostrare unilateralmente l’esigenza di una tregua per motivi umanitari. Le motivazioni sono chiare: fare leva sulla nostra commozione affinchè i jihadisti possano avvantaggiarsene.

Se questo tipo di strategia  è comprensibile da parte di chi supporta direttamente i tagliagola, è sconcertante che da parte dei media ci si presti a fare sponda senza giudicare ciò che ci viene mostrato (ancora una volta da al Jazeera).
E da tempo infatti che la sofferenza viene usata come strumento di pressione mediatica per dimostrare quanto inumano sia ‘il mostro che sta dall’altra parte’.Sappiamo benissimo che la propaganda mediatica mira ad ottenere concessioni politiche per la causa del ‘miglior pagatore’ ma a tutto c’è un limite di decenza. Anche perchè, in questo caso, la ‘causa’ è la realizzazione di uno stato islamico fatto con il ‘fil di spada’.

6054071_mahmoud-rslan

foto 2

Per chi questo tipo di azioni di propaganda non fossero sufficientemente chiare, la collusione del fotoreporter Mahmoud Rslan, autore della famosa foto del piccolo Omran viene anche evidenziata nel suo account facebook: in una foto pubblicata sul suo profilo egli ritrae (foto 2) due degli esecutori del bambino siro-palestinese di 12 anni (ucciso il 25 luglio scorso); si tratta di Omar Mohammed e Salkho Mayuf. Mahmoud Rslan commenta così la foto: “La vittoria verrà con il permesso di Dio.”

Omar Mohammed e Salkho Mayuf  (foto 2) hanno partecipato il 25 luglio 2016 alla decapitazione di un ragazzino di 12 anni che aveva la sola colpa di avere il padre inserito nelle forze palestinesi filogovernative Liwa al-Quds. Il gruppo jihadista Dir El Zinki se l’era cavata con il dire che quella decapitazione è stata un ‘errore individuale’.

E’ evidente che episodi come questo di ferimenti ed uccisioni di bambini avvengono sia nella zona controllata dai jihadisti, sia in quella controllata dal governo. Benchè i ‘ribelli’ usino spesso rappresaglie dirette contro la popolazione civile residente in zona governativa e le vittime siano superiori, l’eco mediatico è stato sempre minore.

bambino 25 luglio

gli amici del fotografo di Omran, Omar Mohammed e Salkho Mayuf, sbeffeggiano il ragazzino prima di decapitarlo

Beffardo è un episodio: AFP aveva chiesto al fotoreporter di commentare le fatte al piccolo Qmran nell’ambulanza. E Rslan ha così commentato: “Questo bambino, come tutti i bambini in Siria è il simbolo di innocenza. Non hanno nulla a che fare con la guerra “.
E’ giusto. Ma è proprio per questo che si evidenzia ancor di più l’ipocrisia di chi conoscendo la violenza di certi gruppi, li esalta e poi al momento opportuno, ipocritamente, usa il dolore come propaganda per tirare acqua al proprio mulino .

Anch’io in apertura ho proposto affianco al piccolo Omran la foto di un altro bambino. Anch’ egli “non ha nulla a che fare con la guerra”, come il piccolo Omran. La situazione è la stessa, ma data, luogo del ferimento sono diverse. Il bambino nella foto a destra è stato ferito il 4 agosto, a causa di un attacco dei ‘ribelli moderati’ nella zona tenuta dal governo. Il motivo per cui non l’avete vista e non la vedrete più è che è stata scattata in zona governativa.