Che ruolo ha avuto Israele nella crisi dei rifugiati?

L’Europa si accontenta di dare la colpa del suo attuale declino economico e sociale a leader incompetenti come Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel o l’ex presidente francese François Hollande. Se solo i cittadini europei sapessero chi sono i veri burattinai dietro le quinte, Israele non sarebbe uscito illeso da tutta questa sciarada della Primavera araba. Sì, l’Europa deve ringraziare gli Israeliani per aver minato ciò che rimaneva della forza dell’UE. Ecco una storia che non leggerete nel New York Times, ma sulla quale il Wall Street Journal vi darà qualche indizio.

Questa mattina sono rimasto sorpreso di trovare una storia del Wall Street Journal che descriveva il sostegno di Israele agli insorti siriani contrari al governo del presidente Bashar al-Assad. Per via di uno strano scherzo del destino, grazie ai giornalisti Rory Jones da Tel Aviv, Noam Raydan da Beirut e Suha Ma’ayeh da Amman, Giordania, il quotidiano posseduto dal miliardario Rupert Murdoch, investitore della Genie Oil, ha improvvisamente deciso di sputare parte del rospo sul ruolo di Israele in Siria. La storia del WSJ è solo una delle recenti rivelazioni su come Israele ha svolto un ruolo chiave nel conflitto che ha distrutto la Siria e che ha inondato l’Europa di rifugiati e potenziali terroristi. Il paragrafo introduttivo del WSJ dice:

“Israele ha fornito regolarmente per anni soldi ai ribelli siriani, oltre che rifornimenti alimentari, medici e di carburante, un impegno segreto nella guerra civile del paese, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto popolata da forze amichevoli”.

Ma il quotidiano di Murdoch gratta solo la superficie delle operazioni israeliane direttamente correlate alla guerra per spodestare Assad a qualsiasi costo. Per mesi ho fatto la domanda: “Come potrebbe evitare di essere attaccato dall’ISIL il nemico più odiato delle nazioni arabe?” Alcune delle risposte emergono ora. Questa storia [in Inglese] di Siria Deeply proviene probabilmente dalle stesse fonti utilizzate dal WSJ. Il suo paragrafo introduttivo indica una storia più grande.

“Negli ultimi cinque anni, Israele ha lavorato in segreto per stabilire una testa di ponte nella Siria meridionale, per impedire alle forze governative siriane di controllare l’area e sostenere le loro rivendicazioni sulle Alture del Golan”.

Ci sono alcuni motivi evidenti sul perché la vecchia storia di Siria Deeply è diversa da quella nuova del WSJ (versione del 15 giugno contro quella del 17 giugno del WSJ). Innanzitutto, le rivendicazioni israeliane sulle Alture del Golan collegano Rupert Murdoch e diverse altre importanti figure occidentali al conflitto in Siria tramite la Genie Energy. Mentre non è un segreto che l’intera Primavera araba sia in parte collegata ai gasdotti e alle guerre energetiche, la divisione della Siria per favorire interessi selettivi è un fatto meno noto. Per quanto riguarda la Genie Energy, il lettore potrebbe essere interessato a sapere che la Genie Oil and Gas (GOGAS) ha scoperto grandi giacimenti di petrolio e rocce bituminose nelle Alture del Golan. Questa regione di frontiera sembra ora essere associata a più miliardari e intermediari americani e britannici che qualsiasi tratto di terra ad est di Manhattan. Dal consigliere della sicurezza scaricato da Donald Trump, James Woolsey, al maniaco omicida ed ex vicepresidente americano Dick Cheney, i complottisti della Genie stanno cercando di trarre spudoratamente profitto dalla distruzione della Siria. Nell’ottobre del 2015 i geologi della Genie Energy Ltd. assicurarono gli investitori che i grandi giacimenti di petrolio nel Golan esistevano effettivamente, e poi, all’inizio del 2016, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu iniziò a perdere la testa per via delle trattative degli Stati Uniti, della Russia e del resto dell’Occidente, che stavano discutendo sulla risoluzione della questione del Golan come “terra siriana”. Se vi state chiedendo se Netanyahu faccia parte del gioco dell’oligarchia occidentale per le risorse energetiche nel territorio siriano, le sue affermazioni successive sono rivelatorie:

“Il Golan rimarrà sempre nelle mani di Israele. Israele non si ritirerà mai dalle Alture del Golan”.

Andiamo avanti veloce all’attuale presidenza e ai legami di Donald Trump con Netanyahu e Israele. L’analista politico Anthony Bellchambers ha riassunto ciò che significa la presidenza di Trump per il Golan e per la Siria in generale. Ha scritto per Global Research [in Inglese] ciò che significa Trump alla Casa Bianca:

“Quasi certamente incoraggerebbe Israele ad annettere unilateralmente la Cisgiordania palestinese occupata, Gerusalemme est e le Alture del Golan siriane, in totale violazione del diritto internazionale e nel disprezzo delle Nazioni Unite… aumenterebbe la probabilità di una guerra globale tra gli Stati Uniti e la Russia e i loro rispettivi alleati…”

Tornando al supporto reale e logistico di Israele agli insorti all’interno della Siria, una recente relazione dell’UNDOF ha parlato di un “significativo aumento dell’interazione” tra l’IDF e l’opposizione ad Assad attraverso la recinzione alfa-beta tra il Golan e la Siria. Il rapporto afferma che “è stato osservato il trasferimento sia di persone che di rifornimenti in entrambe le direzioni”.

I casi di Israeliani che curano “jihadisti moderati” feriti, così come di organizzazioni umanitarie governative che forniscono assistenza medica, cibo e abbigliamento, sono ben documentati (vedere questo articolo del 2015 dello US News & World Report [in Inglese]), ma ciò che non è molto pubblicizzato è il finanziamento e il sostegno alla fazione israeliana dell’Esercito siriano Libero, nota come i Cavalieri del Golan (Liwa Fursan al-Joulan), composta da circa 300-1000 combattenti. Su una scala più ampia, gli Israeliani hanno anche promosso il leader del Fronte di Salvezza Nazionale, Fahd al-Masri, che ha chiesto pubblicamente l’intervento israeliano in Siria. Tutta questa attività riflette esattamente ciò che hanno fatto in Libano gli Israeliani nei primi anni ‘70 fino alla metà degli anni 2000.

Una volta che l’ISIL ha palesato la sua brutta faccia per incrementare lo sforzo per spodestare Assad, i funzionari israeliani hanno cominciato a espandere gli insediamenti israeliani nel Golan, così come i progetti infrastrutturali legati ad esso. Per quanto riguarda il finanziamento all’ISIL, i bombardamenti delle forze aeree russe contro il mercato nero gestito dai territori posseduti dall’ISIL verso porti israeliani sono stati ben documentati da me e da molti altri. Il contatto diretto tra i ribelli anti-Assad, l’esercito e la leadership israeliana e il senatore americano John McCain è stato documentato [in Inglese] anche dal fondatore di Global Research, il Professor Michel Chossudovsky, e da altri. Nella storia sopra linkata, c’è una foto che mostra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Moshe Ya’alon che fanno visita ad un mercenario ferito in un ospedale militare israeliano sulle Alture del Golan, sul confine con la Siria occupato, il 18 febbraio 2014.

Infine, il sostegno segreto di Israele a chiunque si oppone al governo di Assad è stato reso noto da me nel mio blog personale [in Inglese] qualche mese fa. Basandomi sui rapporti provenienti da altre fonti, questa è stata la mia conclusione sul ruolo di Israele in tutto questo nel settembre del 2015, quando la campagna aerea della Russia stava per entrare in pieno svolgimento. Israele è destinato a trarre vantaggio dalla caduta di Assad in questo modo:

“Con Assad fuori dai giochi, e con la duplicità degli Stati Uniti in queste materie, Israele diventerebbe l’ultimo centro di stabilità in questa regione. I suoi nemici si disperderanno come nomadi vaganti, lo Stato Ebraico avrebbe via libera per eliminare i Palestinesi, espandere i suoi territori senza farsi scrupoli e dettare la politica per tutta la regione. Ovvero, col permesso di Washington”.

All’epoca il Jerusalem Post [in Inglese] rivelò che la maggior parte del petrolio di Israele proveniva dal Kurdistan, per cui le mie teorie non erano senza il sostegno di prove del ruolo di Israele. Osservando la situazione odierna, una nazione ha beneficiato più di tutte le altre dopo l’inizio di ciò che è diventata nota come “Primavera araba”. Gabriel Scheinmann, candidato per un dottorato di ricerca in relazioni internazionali dell’Università di Georgetown, ha scritto un pezzo che dimostra la vittoria di Israele. “Il Vero Grande Vincitore della Primavera Araba” riflette su quello che definirei “il sotterfugio che la lobby israeliana ha inserito” nelle menti dei think tank fin dall’inizio, che afferma che in qualche modo Israele ci ha perso da questo sconvolgimento nel mondo arabo. L’articolo rivela anche una realtà più logica. Per citare Scheinmann:

“C’è un buona ragione per pensare, tuttavia, che questa valutazione sia in gran parte inesatta. Infatti, le modifiche apportate dalla Primavera araba sono probabilmente un vantaggio a lungo termine per Israele. I suoi nemici più accaniti, specialmente l’Asse della Resistenza, guidato dall’Iran, sono stati seriamente indeboliti, sia economicamente che militarmente. Gli stati arabi, ostili e non, non potranno sfidare direttamente Israele per molto tempo”.

Israele, circondato da nemici, fa parte di una manciata di stati confinanti fra loro che non sono stati affatto toccati da queste guerre e rivoluzioni. Nel frattempo, milioni di rifugiati inondano l’Europa; il terrore si diffonde nel resto del mondo; e i banchieri si mettono in fila in previsione di ulteriori spese militari, di trilioni di dollari in costi di ricostruzione in Siria e altrove, e dei prestiti economici di cui presto avran bisogno mezzo centinaio di nazioni. L’UE sta affondando sotto i colpi dell’austerity e della pressione generata da questa crisi, e come mai nessuno guarda a chi ne sta beneficiando? Se esista una giustizia vera nel mondo, allora il ruolo di Israele in tutti questi conflitti sarà rivelato.

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Articolo di Phil Butler pubblicato da New Eastern Outlook il 15 luglio 2017
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it
[le note in questo formato sono del traduttore]

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