Quel grave errore di valutazione sui rifugiati

Solo una piccola parte dei rifugiati arrivati in Germania nel corso del 2015 è riuscita a trovare un lavoro. Non si trattava di medici e ingegneri siriani, come ci spiegavano i media esuberanti all’epoca, e il miracolo economico di cui tanto si parlava, ancora non si è visto. Un commento di Sven Astheimer sulla FAZ.net
Le affermazioni sono molto simili. Durante l’esposizione dell’auto, in corso in questi giorni a Francoforte, Dieter Zietsche ha espresso la ferma volontà di voler essere “una parte della soluzione” del problema. Due anni fa l’Amministratore Delegato di Daimler dal palco di Francoforte aveva inviato al mondo intero un messaggio simile, solo che allora il problema era un altro. Mentre oggi l’industria automobilistica subisce una grande pressione, e a causa dell’enorme discredito dei motori diesel dovrà rapidamente riorientarsi verso i motori elettrici, nell’autunno del 2015 c’era solo un argomento: la crisi dei rifugiati.
Dopo la decisione della Cancelliera tedesca di accogliere i rifugiati bloccati in Ungheria e provenienti dal mondo arabo, centinaia di migliaia di persone si sono sentite invitate e si sono messe in cammino sulla rotta balcanica in direzione Germania. Alla fin dell’anno erano circa 900.000. E’ stato il momento in cui il governo tedesco ha perso il controllo sul numero di persone che stavano entrando nel paese e su chi erano i nuovi arrivati. “Possiamo farlo”, raramente una citazione della Cancelliera ha polarizzato cosi’ tanto la popolazione come in quei giorni.
I migranti economici hanno bisogno di una prospettiva
Il manager automobilistico Zetsche in quell’occasione e in quel clima surriscaldato aveva parlato del coraggio della Cancelliera e aveva addirittura sottolineato la possibilità di un “nuovo miracolo economico” nel caso in cui si fosse riusciti ad integrare i rifugiati nel mercato del lavoro. Non era affatto solo. Gli economisti calcolavano diligentemente che l’inattesa offerta di capitale umano, soprattutto giovane, sarebbe stata una benedizione per la popolazione tedesca, invecchiata e in costante calo. I profughi come risposta alla mancanza di figure professionali e al cambiamento demografico?
Cio’ che è assurdo in questa equazione è che si mettono in relazione fra loro due cose nettamente separate: la migrazione per motivi umanitari e quella sulla base di considerazioni economiche. Il primo è un atto di solidarietà internazionale nei confronti di persone minacciate e perseguitate, la seconda dal punto di vista dello stato accogliente un elemento fondamentale per l’economia nazionale. Mentre l’asilo è un diritto temporaneo, i migranti economici per poter restare devono avere una prospettiva permanente.
Gli esperti avevano avvisato fin dall’inizio
La politica ha preferito tenersi alla larga dalle discussioni su questa distinzione. Solo verso la fine della campagna elettorale è stato possibile ascoltare voci come quella del leader della FDP Christian Lindner, il quale ha ribadito la prospettiva temporanea del diritto d’asilo e allo stesso tempo l’importanza di avere un sistema di immigrazione chiaro. La Grande Coalizione, al contrario, sull’argomento ha preferito tacere temendo di portare acqua al mulino di AfD.
Due anni dopo il grande arrivo, la cultura del benvenuto di allora ha fatto spazio ad una nuova forma di disincanto. I veri esperti avevano messo in guardia sin dall’inizio su quanto difficile potesse essere l’integrazione dei rifugiati in una economia complessa che si stava preparando per il passaggio all’era digitale. Perché la maggior parte dei nuovi arrivati sono persone con qualificazioni inadeguate e con nessuna conoscenza del tedesco, e non ingegneri o medici siriani, come invece spesso riportavano all’epoca certi racconti particolarmente esuberanti.
 
Molti fattori impediscono l’integrazione
Al momento in Germania ci sono circa 150.000 persone provenienti dai principali paesi d’asilo che hanno trovato un lavoro socialmente assicurato, soprattutto nel settore dei servizi, come nella ristorazione, nelle pulizie, nella logistica o nel lavoro temporaneo, spesso definiti dai politici di sinistra come i peggiori settori. A fronte di questi, ci sono circa 200.000 disoccupati che percepiscono sussidi Hartz IV. Un altro quarto di milione è ancora alla ricerca di un lavoro, ma partecipa ai corsi di lingua e qualificazione e pertanto non compare in queste statistiche, la tendenza sta aumentando.
Un successo rapido non è in vista, anzi: le esperienze mostrano che spesso molti corsi di lingua non vengono conclusi con il livello desiderato. Non di rado i partecipanti a un certo punto scompaiono e non si presentano piu’. Inoltre i diversi Arbeitsamt si lamentano del fatto che alcuni Laender non controllano efficacemente il rispetto dei requisiti di residenza. Se un rifugiato improvvisamente per conto proprio si trasferisce dalla Baviera al Bacino della Ruhr, probabilmente la sua ricerca di lavoro è destinata a fallire. Il programma degli “ein-euro-Job” per i rifugiati, introdotto dal Ministro Nahles, nel frattempo si è rivelato un flop. Soprattutto perché per queste semplici attività i comuni spesso non hanno trovato i candidati che cercavano – sia perché non erano adatti, sia perché agli occhi dei richiedenti asilo si trattava di compiti troppo bassi.
Un miracolo economico causato dai rifugiati non è in vista. Se oggi alcuni di loro riescono a sostenersi con le proprie forze, bisogna ringraziare soprattutto un mercato del lavoro particolarmente robusto. Ma la buona situazione economica non è una legge naturale. Sarebbe già un grande successo se dopo 5 anni la metà dei rifugiati rimanenti avesse un lavoro con cui pagarsi da vivere. La lunga strada verso l’integrazione richiede tempo e costa molto denaro. Sostenere qualcosa di diverso sarebbe un errore fatale.

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