“Perdere il Libano significa perdere l’unico paese del Medio Oriente dove i cristiani vivono in pace e uguaglianza”

Il patriarca maronita Boutros Raï denuncia il disprezzo dell’Occidente per i cristiani della regione.

I quasi 7 anni di guerra in Siria, la guerra dimenticata in Yemen o i continui conflitti in Iraq stanno per distruggere il Medio Oriente. In questo difficile contesto il piccolo paese dei Cedri cerca, come può, di mantenere la pace.

Il patriarca maronita Boutros Raï ricorda l’importanza la convivenza tra musulmani e cristiani del Libano, esempio per tutta la nazione. Una situazione in pericolo, data la prossimità della guerra e la pressione esercitata sul paese dalla presenza di centinaia di migliaia di rifugiati.

CARD. BÉCHARA BOUTROS RAÏ
Patriarca dei Maroniti

Stiamo correndo un forte pericolo su tutti i livelli: economico, politico, sociale, culturale e di sicurezza. Se la guerra non cessa, se non ci sarà una pace per cui tutti questi rifugiati potranno tornare alle proprie case, il Libano sarà il primo paese a pagarne il prezzo. E perderemo un paese dove musulmani e cristiani vivono in pace e uguaglianza, con un regime di democrazia e di cultura. Per questo si rischia di perdere il Libano”.

Il cardinale assicura che all’Occidente non importa della presenza cristiana in Medio Oriente perché ha altri interessi. Anche perché non comprende che la regione è contrassegnata dall’Islam, dove non esiste alcuna separazione tra Stato e religione e pertanto non apprezza la moderazione che apportano i cristiani alla regione.

CARD. BÉCHARA BOUTROS RAÏ
Patriarca dei Maroniti
“Non possiamo parlare né di laicismo né di secolarismo in Medio Oriente, e per questo l’Occidente e l’Europa non danno nessun valore ai cristiani. Danno valore al petrolio, danno valore al commercio e per loro i cristiani sono una minoranza che non ha valore. Disprezzano, purtroppo, i valori dei cristiani. Quello che vogliamo è che l’Europa capisca il valore della presenza cristiana per creare la moderazione, per creare la democrazia, per diffondere le libertà pubbliche e soprattutto la libertà di espressione che non esiste”.

Questa indifferenza internazionale sta rendendo difficile il ritorno dei cristiani nelle loro case una volta liberate le aree della Siria e dell’Iraq, anche se i pastori chiedono loro di non lasciare la culla del cristianesimo.

CARD. BÉCHARA BOUTROS RAÏ
Patriarca dei Maroniti

“Noi invece diciamo loro: dovete tornare, abbiamo due mila anni di storia lì, siamo nati lì, siamo depositari del Vangelo e che dobbiamo rimanere. Ma queste sono solo parole. Bisogna anche aspettare la pace, che guerra anche finisca, che possano tornare a vivere tranquilli. Non sono sufficienti le belle parole. Bisogna sostenerli anche materialmente, con possibilità di lavoro, così che possano andare avanti con le proprie famiglie. In questa situazione, quelli che se ne sono andati, difficilmente torneranno”.

Il patriarca chiede che si ponga fine alla guerra in Siria una volta per tutte, affinché i rifugiati possano tornare nelle loro case legittime. Lamenta inoltre che la Comunità Internazionale abbia fatto più per prolungare la guerra che per ottenere la pace. E ricorda che un Medio Oriente rotto può essere la scintilla che accende la fiamma di un conflitto maggiore.

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