Perché i democratici candideranno Michelle Obama nel 2020

DI MIKE WHITNEY

Unz.com

La strada per i democratici è chiara. Devono accollarsi la responsabilità della loro umiliante sconfitta contro Donald Trump e tirare avanti. Cosa che significa smetterla di piangersi addosso e fare uno sforzo per recuperare i milioni di ex-Dems disillusi nel centro del paese che non hanno votato, perché non potevano sopportare Hillary, o che hanno cambiato parte ad hanno votato Trump. Sono queste le persone che i Dem hanno bisogno di riportare all’ovile se sperano di tornar competitivi in ​​futuro. Se non ci riusciranno, il partito è condannato. Molto semplice.

Diamo un’occhiata a questo estratto di un articolo del sondaggista democratico Stanley Greenberg di The American Prospect. Greenberg aiuta a concentrarsi sul problema chiave che è costato l’elezione di Hillary:

“I democratici non hanno un “problema con la classe operaia bianca.” Hanno il “problema della classe operaia” che i progressisti sono stati riluttanti ad affrontare con onestà o con coraggio. Il fatto è che i democratici hanno perso il sostegno di tutti gli elettori della classe operaia di tutto l’elettorato, incluso l’elettorato americano delle minoranze, che contano sempre di più, delle donne non sposate e dei millennial. Questo declino ha contributo notevolmente alla sconfitta dei Democratici negli Stati, al Congresso e all’elezione di Donald Trump …”(“The Democrats Working-Class problem”, Stanley Greenberg, American Prospect)

Questa è una grande analisi e serve ad individuare la causa alla radice dei problemi dei Dem che può essere ricondotta a una dirigenza del partito sorda che non è riuscita a trovare il messaggio che avrebbe rimesso insieme la base della classe operaia. Non l’hanno fatto. Non hanno affrontato problemi di sussistenza, di sicurezza economica e di standard di vita che si sono costantemente abbassati  sotto lo scintillante malgoverno di Barack Obama. Invece si sono buttati in una patetica campagna di public relation per persuadere tutti che le cose erano semplicemente hunky dory- eccellentissime. Ovviamente, nessuno ha abboccato a questo stratagemma. Ecco un altro stralcio da Greenberg:

“Gli americani della classe operaia si sono allontanati dai democratici in questo ultimo periodo di governo democratico per l’insistenza del presidente Obama nel raccontare che l’economia andava bene e nel salvatare  quelle certe élite irresponsabili, mentre gli stipendi diminuivano e la gente continuava a lottare con la prepotenza della finanza …. In una campagna elettorale ai limiti della negligenza, la Clinton nella battaglia conclusiva ha scelto di ignorare i problemi, non solo delle donne della classe operaia, che ancora dovevano decidere per chi votare, ma anche di quelle all’interno della stessa base democratica, in particolare tra le minoranze, i millennial e le donne non sposate. “(The American Prospect)

Assolutamente giusto! La Clinton ha scelto di non vedere la sofferenza che le passava proprio sotto il naso e, di conseguenza, ha messo il collo sulla ghigliottina. Di chi è la colpa?

(Gli ex-elettori) Se ne sono andati perché hanno capito che i Dem hanno abbracciatoque gli accordi di commercio internazionale che sono costati tanti posti di lavoro a tanti americani. I Dem prima cercavano di gestire e di controllare le diversità create dall’incremento dell’immigrazione  e poi hanno cercato, invece, di difendere i diritti degli immigranti contro i cittadini americani. Istintivamente ma non sorprendentemente i Dem sono per i valori liberali dell’America dinamica e più istruita delle aree metropolitane, facendo intendere di preoccuparsi poco dei valori e dello stress economico dei loro vecchi elettori delle piccole città dell’America rurale. E poi i Democratici hanno anche perso contatto con i vslori, lo stress economico ed i problemi sociali che esistono nelle loro stesse città e nelle periferie dove vive la classe lavoratrice (The American Prospect)

Solo perché la considerazione personale di Obama era ancora alta, questo non significava che la gente volesse continuare per altri otto anni con lo stesso deficit e con lo stesso soffocante strangolamento economico. Non era così. Quello che voleva la gente era il cambiamento che i Dem avevano promesso nel 2008, ma che la gente non aveva mai visto. Ancora Greenberg:

Gli americani ne hanno avuto abbastanza del libero scambio. È tutta una bufala che serve per le pubbliche relazioni e per arricchire poche grasse corporazioni a spese di chi lavora veramente per vivere. Lo sanno tutti, proprio come tutti sanno che Hillary era una sostenitrice del libero scambio prima tirasse il freno a mano. La sua posizione vacillante sul commercio ha messo ancor più in evidenza la sua abietta follia su un problema sostanziale. Quella donna avrebbe detto qualsiasicosa pur di guadagnare un paio di voti.

Hillary voleva che i suoi sostenitori credessero che il centro del paese fosse pieno solo di zombie razzisti, misogini e con la pistola in tasca, la cui semplice presenza dovrebbe offendere i liberal ricchi e istruiti, i cui punti di vista illuminati sul riscaldamento globale e sui bagni transgender dovrebbero trascinare il paese verso una nuova rinascita culturale. Capito?  Risulta che molti dei Deplorevoli di Hillary erano già democratici prima che il partito si attaccasse come una sanguisuga alle banche di Wall Street, ai giganti della tecnologia e ai grandi produttori di armi. Più i Dems si avvicinavano ai giganti delle multinazionali, più i lavoratori stavno per essere travolti dal treno in corsa. Fino ad adessoa che tutta la parte centrale del paese, dalla Carolina del Nord all’Idaho, è terra rosso sangue, segno evidente che i Dems non parlano più la lingua dei lavoratori, anzi,  che li guardano dall’alto verso il basso.

Se il Partito Democratico fosse il partito dei lavoratori, come avrebbe fatto uno sfacciato miliardario che fa soldi con i casinò a vincere le elezioni? I risultati delle elezioni dimostrano che qualsiasi cosa che i Dems vogliono mettersi a vendere, i lavoratori non se la comprano più.  Così ora i Dem hanno deciso di cambiare linea e di trasformarsi in un partito “We’re not Donald Trump Party”. Questo è quello che pensano, che sia la strada più veloce per tornare alla Casa Bianca per altri otto anni immeritati di potere esecutivo. Ma stanno ancora cercando la persona giusta per guidare la riscossca? O forse hanno già scelto il loro candidato che  vogliono tener nascosto fino al momento giusto? I Dems hanno due opzioni: possono scegliere un candidato che affronti seriamente le problematiche a cui i lavoratori sono veramente interessati o possono seguire lo stesso progetto lanciato con Barack Obama, ovvero assumere un senatore sconosciuto con impressionanti abilità oratorie e un grande carisma personale, e portarlo su palchi che amplifichino la sua popolarità, creando un’aura di celebrità attorno al suo “maestoso personaggio”, assicurandosi però   che eviti scrupolosamente di prendere posizioni esplicite sui problemi veri, continuando a parlare solo  in modo generico e nebuloso. Questa è stata la chiave del successo di Obama che ha rappresentato il successo delle relazioni pubbliche sui contenuti dell’uomo. L’uomo era come una lavagna vuota su cui i suoi sostenitori potevano scrivere tutte le loro aspirazioni più sincere. E lo hanno fatto, dopo tutto, e per questo ha vinto. Anche ora, i suoi sostenitori più accaniti si rifiutano di credere che quell’uomo fosse completamente vuoto e che non abbia mai cambiato una virgola del copione che gli avevano scritto e  affidato le élites il suo primo giorno di presidenza. Il mito continua.

Ma come faranno i plutocrati che gestiscono il partito a far sì che si ripeta la stessa serie di eventi “fortunati”?

Questa è la domanda. Dove troveranno un altro candidato con la statura, il peso e il carisma di Obama, un gigante della televisione che può far sciogliere il pubblico con la sua oratoria avvincente e che si eleva alto su re e primi ministri del mondo? Qualcuno che possa mettersi in sintonia sia con l’uomo che lavora a Scranton, che con la mamma-single di Winnemucca, o con il pensionato in difficoltà a Tallahassee, qualcuno che – allo stesso tempo – sia capace di tener fede ad una agenda imperialista e guerrafondaia senza la minima riserva?

Dove troveranno qualcuno del genere?

Beh, c’è sempre Hillary Clinton? Potrebbe essere pronta per un altro tentativo, giusto?

NOPE – Il tempo di Hillary è finito.

Biden?

Troppo vecchio.

Elizabeth Warren?

Ma vogliamo scherzare? Wall Street non lo permetterebbe mai.

E allora chi?

I Dems hanno bisogno di un prodotto sicuro, di un laureato a Princeton con una laurea in legge a Harvard. Magna cum laude. Un passato senza macchia, senza nessun affare sordido, senza arresti imbarazzanti o storie personali indiscrete. Un esempio, un brillante esempio di forza, di virtù, di perseveranza. Un pilastro telegenico e carismatico della comunità in grado di competere e di vincere anche contro il migliore. Una donna di colore il cui nome di riconoscimento la renda oggi la candidata più formidabile del Paese, nessuna esclusa. Michelle Obama.  E’ evidente come il naso in mezzo agli occhi. Ma cos’è che fa pensare ai leader democratici che Michelle sarebbe più rivoluzionaria di suo marito? Dell’uomo che ha supervisionato il più grande trasferimento di ricchezza verso l’alto nella storia del suo paese? Perché dovrebbero pensare che Michelle si concentrerà sull’aumento dei salari, o che spingerà per l’assistenza sanitaria universale, che combatterà controWall Street, che farà risalire lo standard di vita, che metterà fine alla povertà, che creerà posti di lavoro ben pagati, o che metterà fine alle guerre all’estero?

Lei è colei che potrà provare a fare qualcunna di queste cose, questo è il punto. Michelle conosce già gli strumenti e questo è ciò che la rende la candidata perfetta. Sa che il presidente è una figura priva di significato. Lei sa che è tutto un gioco.  Lei sa che i ricchi diventeranno più ricchi, mentre chi lavora viene (sempre) calpestato. Lei è già stata lì e lo ha già fatto. Ed ora è il suo momento per brillare, è il suo turno per salire al centro della scena e per parlare alle conferenze, per incontrare i dignitari stranieri, per litigare con la stampa, per tenere riunioni al Rose Garden, e per struggersi da sola seduta nella grande poltrona di pelle dell’ufficio ovale.

Il giorno di Michelle sta arrivando, e i capi del partito si stanno già leccando i baffi.

MIKE WHITNEY vive nello stato di Washington. Ha dato il suo contributo a Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion (AK Press). Disponible anche in Kindle edition. – e. mailfergiewhitney@msn.com.

Fonte : http://www.unz.com     1 dic. 2017

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