Ormai è un tormentone “Trump comincia male…”

Stamattina un amico mi ha ha detto “ecco vedi, Trump comincia male, sta facendo costruire una base americana in Siria ad Hasaka” (Sputnik), ma la base già esisteva da un anno (vedi qui Difesaonline ).
A quanto pare Trump non riscuote molta simpatia ma al 5° giorno di insediamento già fioccano le critiche. Onestamente sono eccessive. E non fa eccezione neanche il Papa che all’indomani del suo insediamento ha detto  a El Pais: “Nei momenti di crisi si cerca un salvatore. Pure Hitler fu eletto”.

In sostanza, sembra che ogni cosa che faccia non vada bene. E’ un’epidemia. A lagnarsi non sono solo i suoi detrattori, le femministe anti-Trump ma anche chi solo da lui ha da aspettarsi un cambiamento, vista la deriva di Obama.  Sappiamo infatti che Trump al secondo giorno di mandato ha già bloccato le sovvenzioni alle Ong abortiste ed alla propaganda e già nel suo discorso di insediamento ha promesso lotta senza tregua ai terroristi ed ha affidato la nazione all’aiuto di Dio.
Quindi sarebbe opportuno dargli tempo ed usare un po più di benevolenza, specialmente da parte di chi non ha mai parlato quando Obama ha attaccato la Libia ed ha scatenato il caos siriano. Essere precipitosi, imparziali e non equi, aiuterà solo i suoi nemici e sarà per lui più difficile muoversi in un clima ostile.  Questo non gioverà nessun uomo di buona volontà e soprattutto i cristiani.

Le battaglie che dovrà fare all’interno del Pentagono e in tutti gli apparati statali non sono battaglie che potrà compiere solo con l’autotaritasmo ma dovrà trovare consenso. Tuttavia chi lo criticava per una personalità troppo autoritaria ora si lamenta che sia troppo autoritario. Altra critica c’è stata l’altro giorno perché Trump ha firmato  il blocco parziale dell’Obamacare: addirittura Avvenire gli ha dedicato la prima pagina. Il titolo: “Trump è di parola: meno salute”. Il giorno dopo tono minore per i provvedimenti di cancellazione dei sussidi pro-aborto.
Il titolo “meno salute” è evidente che induce ad altro. In realtà si trattava di una misura già detta in campagna elettorale e parte dei voti li aveva ricevuti proprio per questo essendo uno degli argomenti più dibattuti.  Inoltre, il  56% degli americani secondo l’Economist, è contro la rivoluzione sanitaria di Obama che ha aumentato di molto le spese statali (il 18% del PIL USA contro la media del 7,2% europea).
Insomma era una riforma da riformare, forse non in questo modo ma seguiranno dei correttivi, come ha promesso. Intanto è significativo che molti americani beneficiati dell’Obamacare hanno rifiutato di pagare la detrazione dallo stipendio riservata al provvedimento e prendersi la multa.