Nome in codice Caesar: come giustificare con i diritti la strage di un popolo

Il dossier Caesar è fatto durante la guerra in corso. La propaganda sollecita certe solite corde ‘per vincere facile-facile’, … diceva una certa pubblicità. Coloro che lo sostengono sollecitano il pubblico ad una data reazione che nessuno può rifiutare. E la strategia adottata dal dossier Caesar non è dissimile: il suo fine è  far pendere l’ago della bilancia dalla parte del discredito dell’avversario.

Tempi di uscita del dossier, circuiti che lo hanno diffuso, scopo che si prefigge: tutto è lontano da ciò che dice di difendere, di anelare, di tendere. Il dossier Caesar è funzionale alla guerra, alla demonizzazione dell’avversario: alla pari del lavoro svolto dalle comparsate dei White Helmet con i bambini sempre in braccio (alcuni sono stati salvati più volte), sempre di corsa (verso dove?).

Tuttavia, evitano accuratamente di fare le domande giuste sulle priorità e sull’ingiustizia ultima. La realtà ed il senso è lontano da dove Caesar ci conduce.
Sì l’esercito siriano ha le carceri: gli stragisti non hanno avuto mai bisogno di carceri perché decapitano ed uccidono sul posto.

Ma insomma, come sono queste carceri governative?! Come ci aspettiamo che siano in un paese in cui nessuno ha di che vivere; in cui la condizione di ‘libero’ non sottrae al pericolo di morire nella propria casa? Ce lo immaginiamo come possano essere quelle carceri ma non si può essere ingenui e falsamente anime belle:  gli americani ci mandavano i terroristi per la ‘ ‘extraordinary redimption’… Le carceri siriane sono inumane? Sicuramente quanto quelle saudite e tutte le carceri di molti paesi amici degli Usa in medioriente. Non saranno meglio di Guantanamo. Ma in un contesto di guerra in cui  è sorta Abu Graib, cosa ci aspettiamo? Ci aspettiamo forse più giustizia di quella degli USA che lancia i suoi missili prima di stabilire chi sia il colpevole?
Si può fare una casistica di atrocità? E’ meglio morire su una mina, di fame oppure appena uscito di casa andando a scuola colpito da una bomba di mortaio?

Le cose stanno molto diversamente. Perché  nella guerra siriana, i primi a non avere ‘regole’ sono i cosiddetti ‘rivoluzionari e non i soldati di leva siriani che difendono il proprio popolo. Sono le bande armate straniere che opprimono: il loro il settarismo, gli attentati, la sparizione di interi nuclei famigliari colpevoli solo di avere un uomo al alle armi, sono strategia mirate e diffuse su larga scala. Ma l’accusa paradossalmente viene proprio da loro…

L’esercito siriano legittimamente cerca di liberare il proprio paese, non può essere distinto solo dai modi con cui opera con i nemici (o nelle inevitabili inefficienze delle linee di comando su militari e paramilitari che combattono da sei anni un avversario che pratica le regole del terrorismo, cioè nessuna) ma anche dalla sostanza:  i ribelli sono un vero e proprio brutale esercito di invasione che non rispetta chi non si identifica con il proprio odio.

Un pensiero coerente, dovrebbe porsi al fondo la domanda sulla trama del film più del fotogramma isolato. Chi facesse così scoprirebbe, per esempio, che i ‘ribelli’ non hanno nessun  ‘Centro Nazionale Siriano per la riconciliazione’..

Gli USA a marzo tra Raqqa e Mosul hanno fatto 2000 morti civili con i bombardamenti. Ce ne saranno altri: la soluzione è che la guerra finisca. Il maggior ostacolo perché non finisca  sono i ribelli ed i loro mandanti: sono loro che lanciano attentati ogni qualvolta si fa una conferenza di pace. 

Vietato Parlare

Sulle mostre Caesar ed affini, propongo la replica di Manlio Di Nucci pubblicata su Voltaire.net .

Psyop: operazione Siria

Le «Psyops» (Operazioni psicologiche), cui sono addette speciali unità delle forze armate e dei servizi segreti Usa, sono definite dal Pentagono «operazioni pianificate per influenzare attraverso determinate informazioni le emozioni e motivazioni e quindi il comportamento dell’opinione pubblica, di organizzazioni e governi stranieri, così da indurre o rafforza-re atteggiamenti favorevoli agli obiettivi prefissi».

Esattamente lo scopo della colossale psyop politico-mediatica lanciata sulla Siria.

Dopo che per cinque anni si è cercato di demolire lo Stato siriano, scardinandolo all’interno con gruppi terroristi armati e infiltrati dall’esterno e provocando oltre 250mila morti, ora che l’operazione militare sta fallendo si lancia quella psicologica per far apparire come aggressori il governo e tutti quei siriani che resistono all’aggressione.

Punta di lancia della psyop è la demonizzazione del presidente Assad (come già fatto con Milosevic e Gheddafi), presentato come un sadico dittatore che gode a bombardare ospedali e sterminare bambini, con l’aiuto dell’amico Putin (dipinto come neo-zar del rinato impero russo).

A tal fine sarà presentata a Roma agli inizi di ottobre, per iniziativa di varie organizzazioni «umanitarie», una mostra fotografica finanziata dalla monarchia assoluta del Qatar e già esposta all’Onu e al Museo dell’olocausto a Washington per iniziativa di Usa, Arabia Saudita e Turchia: essa contiene parte delle 55mila foto che un misterioso disertore siriano, nome in codice Caesar, dice di aver scattato per incarico del governo di Damasco allo scopo di documentare le torture e le uccisioni dei prigioneri, ossia i propri crimini (sull’attendibilità delle foto vedi il report di Sibialiria e l’Antidiplomatico).

Occorre a questo punto un’altra mostra, per esporre tutte le documentazioni che demoliscono le «informazioni» della psyop sulla Siria.

Ad esempio, il documento ufficiale dell’Agenzia di intelligence del Pentagono, datato 12 agosto 2012 (desecretato il 18 maggio 2015 per iniziativa di «Judicial Watch»): esso riporta che «i paesi occidentali, gli stati del Golfo e la Turchia sostengono in Siria le forze di opposizione per stabilire un principato salafita nella Siria orientale, cosa voluta dalle potenze che sostengono l’opposizione allo scopo di isolare il regime siriano».

View Fullscreen

Ciò spiega l’incontro nel maggio 2013 (documentato fotograficamente) tra il senatore Usa John McCain, in Siria per conto della Casa Bianca, e Ibrahim al-Badri, il «califfo» a capo dell’Isis.

 

piega anche perché il presidene Obama autorizza segretamente nel 2013 l’operazione «Timber Sycamore», condotta dalla Cia e finanziata da Riyad con milioni di dollari, per armare e addestrare i «ribelli» da infiltrare in Siria (v. il New York Times [1]).

Altra documentazione si trova nella mail di Hillary Clinton (declassificata come «case number F-2014-20439, Doc No. C05794498»), nella quale, in veste di segretaria di stato, scrive nel dicembre 2012 che, data la «relazione strategica» Iran-Siria, «il rove-sciamento di Assad costituirebbe un immenso beneficio per di Israele, e farebbe anche diminuire il comprensibile timore israeliano di perdere il monopolio nucleare».

View Fullscreen

Per demolire le «informazioni» della psyop, ci vuole anche una retrospettiva storica di come gli Usa hanno strumentalizzato i curdi fin dalla prima guerra del Golfo nel 1991. Allora per «balcanizzare» l’Iraq, oggi per disgregare la Siria. Le basi aeree installate oggi dagli Usa nell’area curda in Siria servono alla strategia del «divide et impera», che mira non alla liberazione ma all’asservimento dei popoli, compreso quello curdo.

Manlio Dinucci

fonte: Voltaire.net