L’occidente denuncia la Cina per violazione dei ‘diritti umani’ contro i musulmani cinesi

Un articolo apparso sul giornale  South China Morning Post (SCMP) riferisce che la Cina sta cercando di risolvere l’estremismo religioso e l’indipendentismo uiguro nella regione dello Xinjiang mediante la vecchia metodologia comunista del ricondizionamento  e la correzione del comportamento e per i membri più estremisti, ovvero tramite l’internamento nei campi di rieducazione forzata: secondo un report dell’Onu, sarebbero un milione di uiguri interessati alla formazione scolastica e rieducazione politica forzata mirata al  fine di eliminare l’estremismo.

Ora in risposta alle critiche internazionali, la Cina ha deciso di non negare più la cosa ed ha promulgato una legge che legalizza questi ‘campi di rieducazione’, ovvero ha autorizzato l’amministrazione locali dello  Xinjiang di “educare e trasformare” le persone influenzate da estremismi in “centri di formazione professionale”.

Si tratta di una normativa che consente alle istituzioni al di sopra del livello provinciale di istituire organizzazioni ”di istruzione e trasformazione e dipartimenti di supervisione come centri di formazione professionale, per educare e trasformare le persone che sono state influenzate dall’estremismo ” – allo scopo dice la normativa – di “aiutare i tirocinanti a trasformare i loro pensieri e tornare alla società e alle loro famiglie”.

La legge vieta anche una vasta gamma di comportamenti considerati manifestazioni di estremismo, tra cui indossare veli o barbe “anormali“, rifiutarsi di guardare la televisione di stato o ascoltare la radio di stato e impedire che i bambini ricevano l’educazione statale. E’ previsto anche che funzionari cinesi facciano visita e vivano per qualche giorno all’interno dei nuclei famigliari per rendersi conto se esiste una radicalizzazione ideologica e l’ottemperanza delle disposizioni. In alcuni casi, i figli possono essere anche separati dai genitori e iscritti a collegi statali per impedire – questo la motivazione addotta dal governo cinese – il formarsi di una generazione di estremisti.

Secondo Human Right Watch, altre Ong e l’Onu , gli uiguri sono costantemente  indottrinati dallo stato alla fedeltà alla nazione e al Partito dopo aver trasformato la provincia dello Xinjiang in un enorme campo di ricondizionamento .

Ovviamente se il governo cinese stesso ha pubblicizzato apertamente la legge, non c’è motivo di contendere sul fatto che effettivamente questo sistema esiste ed è attivo.

Degno di nota comunque che i report per i diritti umani non approfondiscono molte situazioni come per esempio non menzionano il fatto significativo che gli Uiguri sollevarono regolarmente insurrezioni anti-cinesi nel corso degli anni ( Repubblica islamica del Turkestan orientale nel 1933-1934) e nel 20 ° secolo (Repubblica Rivoluzionaria del Turkestan Orientale   nel 1944-1949).

Comunque ciò non ridimensiona certo le critiche, rispetto dei ‘diritti umani’ prevale davanti a qualunque argomentazione che viene dopo il rispetto al valore della persona umana. Ma a mio avviso è anche vero che  – se si ama veramente la verità che è alla base di ogni giustizia  – ciò non ci esonera almeno ad accennare del discutibile metodo dei ‘due pesi e due misure’ costantemente applicato dai paesi occidentali quando si tratta di affrontare l’abuso dei diritti umani.

Infatti le critiche e le denunce arrivano dai paesi occidentali in tutti i casi  tranne quando negli abusi e nelle repressioni non siano impegnati loro stessi. L’occidente infatti da una parte si presenta come strenuo difensore dei diritti umani e dall’altro, molto spesso, usa questi ultimi con cinico opportunismo politico, come  scudo per giustificare la propria aggressività nel mondo.

Tante quindi le cose che vengono omesse dalla nostra ‘informazione’ filtrata come per esempio il fatto – riportato dal Financial Times – che delegazioni di esperti cinesi siano andati in Afganistan a chiedere consiglio ai talebani su come avere il miglior approccio – visto dal lato islamico – con la problematica uigura.

In tema di ambiguità, non si può certamente  ignorare  il fatto di come gli Stati Uniti e gli altri ‘amici della Siria’ abbiano addirittura aiutato i terroristi radicali islamici in Siria contro il governo laico di Assad a discapito della popolazione civile. Oggi i combattenti uiguri, inquadrati nel Turkistan islamic party (Tip), alleato di al Qaeda sono stanziati nella provincia di Idlib e costituiscono una della comunità più numerose fra i foreign fighters, fra i 4 e 5 mila uomini.

L’ attivismo del Movimento Islamico del Turkestan Orientale – un gruppo militante separatista che lotta per l’indipendenza e per formare uno stato islamico –  è appunto uno dei motivi per cui la Cina giustifica la repressione. Pechino è anche preoccupata per il pericolo del ritorno di migliaia di foreign fighter cinesi iuguri in patria. E’ importante sottolineare che la Cina non perseguita l’Islam – che è praticata dal 20% dei cittadini cinesi – ma solo gli uiguri, per ragioni che hanno fondamenta storiche e politiche.

In definitiva, la condanna della repressione religiosa deve essere netta, perché la libertà religiosa è tra le fondamentali libertà dell’uomo ma nel contempo, bisognerebbe ricordare che è proprio l’approccio che i paesi occidentali stanno attuando nei confronti l’Islam, sta favorendo enormemente la parte più radicale della ‘Ummah’ (comunità islamica) e schiacciando la parte più moderata. Le conseguenze devastanti nelle nostre società sono ormai visibili in molti paesi. A questo punto bisognerebbe cominciare a considerare che il fenomeno  di crescente radicalizzazione islamica che sta avvenendo in Europa e  in Africa,  non avviene certo per  ‘spontaneismo’ ma per un susseguirsi di decisioni sbagliate dell’establishment dettate da una precisa e delirante visione del mondo.

Vietato Parlare

Link correlati per eventuali approfondimenti:

Qui la pagina speciale del programma della Central Asian University of Washington, che è dedicata agli studi Uiguri: http://centralasiaprogram.org/initiatives/uyghur-studies

Qui il materiale del Centro internazionale per l’antiterrorismo dell’Aia (Centro internazionale per l’antiterrorismo), dedicato ai militanti di Uigur coinvolti nella jihad. http://centralasiaprogram.org/archives/11887

correlati:

– La Cina, la questione dello Xinjiang – parte 1 

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 – La Cina, la questione dello Xinjiang –  parte 2 –

  • Un popolo antico senza stato

– La Cina, la questione dello Xinjiang –  parte 3 –

  • Radicalismo religioso e separatismo nello Xinjiang
  • Attacchi sanguinosi: il lavoro degli estremisti
  • Radicali dello Xinjiang e dello “Stato islamico”

 

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