L’obiettivo di Israele non è Hezbollah o l’Iran ma allontanare la pace in Siria

Israele sta silurando l’accordo tra Putin e Trump sulla Siria. Oggi sono avvenuti bombardamenti israeliani sull’esercito siriano (SAA) nell’area di Beit Jinn contro la 42 ° Brigata della 4a Divisione di Fanteria Meccanizzata nei pressi delle alture del Golan. Secondo l’agenzia di informazioni Al-Masdar 4 militari siriani sono stati uccisi.

Chiaramente l’area di Beit Jinn si trova vicino il villaggio di Hader dove i drusi sono stati recentemente  attaccati da al Nusra. Quindi la presenza dei militari siriani in tale zona è funzionale ai combattimenti contro al Nusra e non rappresenta una minaccia per Israele.
Allo stesso modo è chiaro che  rifiuto dell’accordo stretto tra Putin e Trump sulla creazione di una area di de-escalation ai confini con Israele, non c’entra con la minaccia che rappresenterebbe l’Iran o i movimenti filo-iraniani.  Lo si vede chiaramente dal comportamento tenuto in questa circostanza che rispecchia mille altre: la minaccia iraniana è uno specchietto per le allodole.

C’è da tener presente inoltre che Israele chiama ‘minaccia iraniana’ ogni tipo di milizia sciita, anche quando si tratta di milizie formate da volontari o mercenari provenienti dai vari paesi islamici. In realtà, le forze regolari iraniane in Siria non sono consistenti e tali da rappresentare una minaccia per Israele – come Tel Aviv vorrebbe far credere.  Si nota inoltre, che Israele – a proposito di minacce – dovrebbe preoccuparsi per le milizie jihadiste, ma non sembra minimamente impensierita da queste, a prescindere dal loro dislocamento.

Quindi in questo scenario chi ha un trattamento peggiore è il governo siriano. Da questo Israele pretende che le proprie forze e gli alleati vengano tenute distanti non a distanza inferiore ai  40 km dal confine.  Tuttavia, l’accordo stipulato tra Siria – Giordania – Stati Uniti –  Russia prevede in genere – a secondo della zona – 30 km.  In ogni caso però, le pretese israeliano saltano, perché l’esercito siriano non si trova più vicino di 60 km dal confine israeliano.

Il clima è quello di una potenza che è dotata di armi sproporzionatamente più potenti di Damasco e che in virtù di questo agisce con assoluta spregiudicatezza , senza preoccuparsi nemmeno di esternare affermazioni o giustificazioni che abbiano una certa logica e coerenza. Ad esempio, l’esercito israeliano (IDF ) effettua frequentemente tiri di artiglierie contro le posizioni dell’esercito siriano. Lo fa ogni qualvolta  – durante i combattimenti tra SAA ed al Nusra – un razzo cade in territorio israeliano, anche se in area deserta e indipendentemente se l’ordigno sia stato lanciato dai terroristi.

Ma soprattutto Israele contro la Siria usa l’arma aerea. Tel Aviv ha lanciato finora  centinaia di raid aerei in territorio siriano (ultimamente anche contro fabbriche ed infrastrutture). A fronte di questo, Israele continua a dichiarare che il proprio obiettivo è l’Iran ed Hezbollah. Tuttavia questa affermazione è chiaramente solo di facciata: in realtà Tel Aviv non vuole che Assad resti al potere e vuole un altro governo in Siria , con altre alleanze a se consone.

In definitiva, è evidente che Israele non vuole accettare una soluzione negoziale del conflitto.

Mentre sui gas chimici di Damasco si gioca letteralmente a ‘rimpiattino’ –  tale è la vacuità delle prove che da mesi l’OPCW porta a sostegno delle proprie accuse – ma non importa: quando si tratta di accusare gli USA o Israele, l’Onu e la comunità internazionale tacciono.

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