Libertà, che è sì cara…

Di Matteo Bergamaschi – aprile 27, 2018 – THE DEBATER

Torneremo sulla paradossalità, sull’impossibilità di un simile compito (ovvero insegnare a desiderare); per ora si noti come una simile concezione di universitas rinsaldi il legame tra la sua missione essenziale e il concetto di verità come altheia; da questo punto di vista, l’adaequatio, la corrispondenza tra la proposizione e il mondo, è funzionale a una tecnicizzazione del sapere e della conoscenza, nella misura in cui sancisce a tutti gli effetti la corrispondenza tra il pensiero e il funzionamento del mondo; così facendo il desiderio che inabita il pensare, ovvero la sua originaria e inderivata dinamica, si commisura alle impellenze che nel mondo continuano a far sentire la loro voce, e a far valere le loro pretese.

L’universitas dunque custodisce la possibilità di un sapere (insegnare a vedere, insegnare a desiderare) in dismisura rispetto alla finalizzazione dell’insegnamento e la sua unilateralità, che è come a dire che essa custodisce la possibilità storica della libertas.

Un simile processo è già la Bildung, la formazione che l’uomo, in quanto cittadino, può attendersi dall’universitas: non divenire utilizzabile il più presto possibile.

L’universitas, con il suo metodo, ovvero attraverso lo studio di ciò che non serve a niente (i classici) consente di formare un uomo che acceda a un desiderio proprio, un uomo che dunque sia fine in sé. Così, attraverso l’universitas, all’uomo è concessa la possibilità di domandare, ovvero di trascendere l’orizzonte di ciò che è dato, in direzione di ciò che non si dà se non attraverso il suo stesso domandare.

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