Le milizie irachene riprendono 30 posti di frontiera fortificati, sottraendoli all’ISIS

Le forze curde filo-USA “Syrian Democratic Force” (SDF) non riescono più a contrastare efficacemente l’ISIS al nord della Siria. Nello stesso tempo gli USA impediscono che l’esercito siriano riprenda i territori ad ovest dell’Eufrate pena – come abbiamo visto in precedenza – pesanti attacchi aerei.

La non partecipazione di Damasco alla battaglie intorno a Hajin è spiegata molto semplicemente: gli Stati Uniti hanno rifiutato di permettere all’esercito arabo siriano e ai russi, che si dicono abbiano offerto aiuto più di una volta, di entrare nella sponda orientale dell’Eufrate.

Quindi gli Stati Uniti preferiscono la presenza dell’ISIS e la riconquista dei territori che l’organizzazione terroristica occupava a maggio di quest’anno che permettere l’intervento siriano.
Ciò che interessa non è la liberazione dall’ISIS ma – evidentemente – tenersi  il territorio mentre l’intervento russo-siriano comporterebbe poi lo stabilirsi in queste località.

Intanto la componente araba dell’SDF si è scissa da quella curda per dissidi interni. Così siccome la componente ‘scissionista’ dell’SDF non è altro la componente che ha incorporato le milizie che fino a poco prima combattevano per l’ISIS, ci sarebbero da aspettarsi nuovi successi da parte dell’ISIS.  In questo senso, sono sorprendenti gli attacchi aerei indiscriminati degli Stati Uniti sui villaggi vicino Deir Ezzor che stanno causando ingenti danni e vittime tra i civili.

Ciò plausibilmente comporterà che  la popolazione locale torni ad appoggiare l’ISIS oppure che lasci l’area rendendo così più facile il dilagare di Daesh.

Unica nota positiva è che le milizie irachene sono riuscite (anche grazie all’appoggio dell’aeronautica irachena), a strappare all’ISIS 30 posti di frontiera lungo il confine siro-iracheno. E’ da sottolineare che questo tipo di risultato è stato ottenuto in pochi giorni mentre l’SDF ha provato a fare questo genere di operazione da mesi.

Il risultato delle forze irachene è notevole e molto importante, in quando i 30 posti di frontiera all’interno della Siria (alcuni dei posti situati a circa 50 metri dal confine), erano tutti fortificati con barriere di cemento” e avrebbero costituito la base per infiltrarsi in Iraq e far così uso dei nascondigli dell’ ISIS nel deserto e nelle zone aspre nel centro del paese.

Quindi la  pronta reazione dell’esercito iracheno delle guardie di frontiera e delle brigate di Hashd Shaabi  per bloccare il confine di fronte alle aree sequestrate da ISIS in Siria, è una ottima notizia.

Ciò è avvenuto mentre dal lato siriano si stanno rafforzando le posizioni governative che danno per imminenti infiltrazioni dell’ISIS oltre il fiume Eufrate. Un primo tentativo (fallito) di una incursione (che si è servita di barche), è avvenuto  ieri.

Sempre dal lato siriano, per le incombenti infiltrazioni dell’ISIS , “i combattenti delle unità Liwa al-Quds perlustrano continuamente il deserto nelle regioni desertiche della provincia di Dair-ez-Zor e forniscono protezione per le strade e infrastrutture importanti, aiutando i residenti locali. Il territorio da loro protetto raggiunge i confini con la vicina provincia di Homs”.

La situazione ovviamente è liquida e le problematiche appaiono – insieme alla possibilità di una soluzione –  direttamente connesse con la politica interna statunitense.

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