La Conferenza per la sicurezza a Monaco ovvero l’arte della rottura per aumentare l’insicurezza

Il 18 febbraio 2018 si è stata conclusa la Conferenza di Monaco sulla sicurezza. La maggior parte degli interventi sono ruotati secondo intorno alla visione, ben sintetizzata dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha detto:

Abbiamo presentato i principi incondizionati di come dovrebbe essere organizzato il mondo.

Per inseguire questo obiettivo – che soddisfa interesse di pochi – si chiede a tutti di unirsi alla ‘cordata’.

Al centro degli interventi, il pericolo russo, cinese e iraniano.  Teheran è accusata di propagare il terrorismo nel mondo quando invece a diffondere il terrorismo radicale islamico  è  il Wahabismo sauditache grazie ai dollari del petrolio, e alla sudditanza occidentale, si si è diffuso ovunque.  Tutte le forme di terrorismo islamico nel mondo hanno derivazione saudita e non iraniana. Stupisce che la maggior parte dei media non se ne rendano conto e ripetono il mantra del pericolo iraniano senza benché  minimo giudizio critico* (vedi nota).

La direzione scelta a Monaco è quella della divisione, dell’aumento delle tensioni, del riarmo, della guerra.  Quindi sono stati ribaditi i principi sui quali deve essere organizzato il mondo. L’ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden – proseguendo – è ancor più chiaro:

Non tollereremo  la creazione di sfere di influenza. Ora il Cremlino e il Presidente Putin stanno facendo tutto il possibile per distruggere questo ordine, indebolire la NATO, minare le democrazie occidentali e il partenariato transatlantico. Non penso che stiano cercando di ricreare l’Unione Sovietica – piuttosto di distruggere l’ordine mondiale liberale.

Inutile dire che al di là della affermazioni, c’è da ricordarsi in proposito quante guerre sono state giustificate in questi ultimi anni grazie alla bandiera del liberalismo e dell’umanitarismo e quali sono stati i frutti del neoliberismo selvaggio imposto ai popoli europei. C’è anche da domandarsi che giudizio dare ad una politica  che vede il resto del mondo come una landa di terre vergini da sfruttare, una torta da spartire.

Dello stesso segno ma più esplicito, l’intervento del gen.  Herbert McMaster,  consigliere del Presidente degli Stati Uniti per la sicurezza nazionale che ha detto che bisogna concentrarsi sulle minacce che provengono dalla Russia. McMaster ha fatto questa affermazione dopo l’intervento del  ministro degli Esteri russo Lavrov , sta a dire subito dopo che quest’ultimo ha dichiarato che la Russia è  sempre disposta a migliorare le reazioni a patto che sia avvenga con il rispetto reciproco ed equamente. Queste infatti le testuali parole di Lavrov:

La Russia è aperta a un partenariato equo e rispettoso, basato sull’equilibrio degli interessi con l’UE, al fine di trovare risposte efficaci alle sfide di oggi. Con gli stessi principi, siamo pronti a costruire le nostre relazioni con gli Stati Uniti e tutti gli altri paesi .

Ma il tentativo di mano tesa pacificante non è servito,  McMaster ha proseguito la sua requisitoria: “la Russia sta tenendo in ostaggio i paesi in Europa“. Poi ha accusato Mosca del mancato rispetto dell’eliminazione dei missili nucleari a corto raggio (il che non è vero, è accaduto esattamente il contrario: gli USA hanno posizionato la missili in Repubblica Ceca e in Polonia e basi militari e della NATO in Romania e Bulgaria).

Infine McMaster ha dato per certo l’intromissione della Russia nelle elezioni degli Stati Uniti. Quest’ultima circostanza è talmente falsa che ha addirittura provocato la reazione del presidente Trump che – come  il solito mezzo, il tweet –  ha corretto così il suo consigliere per la sicurezza nazionale:

“Generale McMaster dimenticato di dire che i russi non hanno influenzato i risultati delle elezioni nel 2016 e non li ha cambiati, e che l’unico accordo che c’era, era tra la Russia e la vendita con Hilary Clinton, il Comitato Nazionale del Partito Democratico e dei Democratici,” – ha scritto nel suo Twitter Trump.

In definitiva, la totalità dei paesi occidentali ha ricalcato  la linea di Mc Master. Così un’occasione di collaborazione che doveva servire a individuare le vere minacce da affrontare collettivamente,  si è trasformata ad una chiamata generale alle armi priva di soluzioni costruttive. La lungimiranza statunitense è stata espressa in maniera ancora più efficace dal primo ministro polacco Mateusz Moravetsky che ha affermato che:

…gli europei hanno bisogno di più carri armati e meno centri di analisi” per far fronte allo stesso modo alla minaccia della Russia e dello Stato Islamico.

La ricetta è quindi un mondo più armato, un’Europa con un unico esercito che possa proteggere le sue frontiere e far fronte alla minaccia russa (dopo aver destabilizzato l’area contravvenendo agli accordi presi negli anni 90′).

Si è affrontato naturalmente anche il problema ucraino ma anche in questo caso senza ragionare: è illusorio infatti pensare che il probrema del Donbass o della Crimea possa essere risolto con l’insistente presenza nei negoziati degli Stati Uniti (che sta rimpinguando di armi Kiev ed addestrando le sue truppe e supportandola anche direttamente con i propri corpi speciali) , solo interessati a mantenere la situazione così com’è perchè fonte di instabilità ai confini della Russia che rafforzi la Nato .

Ed infine – ve l’ho lasciato per ultimo – eccovi  il pezzo forte della Conferenza di Monaco: il pezzo di drone mostrato dal presidente israeliano Netanyahu.

Quest’ultimo – rappresentante di un paese che ha fatto un centinaio di attacchi aerei in territorio siriano, e di aver ordinato anche omicidi mirato i contro ufficiali iraniani in Siria – brandendo un pezzo di drone da ricognizione lo ha mostrato alle telecamere del mondo intero come prova dell’aggressione iraniana.

Mostrando il cimelio  al rappresentante iraniano ha detto:

Bene, ecco un pezzo di questo drone iraniano, o cosa ne è rimasto dopo averlo abbattuto, l’ho portato qui in modo che tu possa vedere da solo

, dopodiché rivolgendosi in maniera sprezzante al ministro degli Esteri iraniano Mohammad-Javad Zarif, gli ha detto:

Signor Zarif, memorizzalo correttamente, può portare il messaggio ai tiranni di Teheran:?. Non tentate la determinazione di Israele .

Il leader israeliano ha anche accusato che l’Iran sta per dotarsi dell’arma nucleare Tuttavia le evidenze dicono altro: finora Teheran è stata aperta a tutte le ispezioni e alle adempienze che l’accordo con Washington prevedeva. Da parte sua invece Washington non sta adempiendo all’accordo ed ha attaccato la Siria occupandole il nord , come atto ostile verso l’Iran.

Rimane il pezzo di drone: è sufficiente per scatenare una guerra? Forse sì.

*NOTA A MARGINE

L’influenza dei media mainstream non risparmia neanche i media amici, quelli cattolici, che di solito fanno un ottimo ed impareggiabile lavoro. Eccone  – a titolo esemplificativo  -‘un campionario’ che dimostra un tipo di approccio molto diffuso verso gli avvenimenti mediorientali e verso l’intervento russo in Siria:

Infatti leggo sulla Nuova Bussola Quotidiana, leggo:

Paradossalmente si è alterato l’effetto che la Russia intendeva perseguire con il suo intervento diretto nella guerra in Siria: quello cioè di rafforzare il potere del regime di Damasco, suo stretto amico dai tempi dell’Urss, per mantenerlo parte viva e forte di quegli  equilibri fra le principali nazioni del Vicino e Medio Oriente, che si erano stabiliti dopo i tre conflitti arabo-israeliani del secolo scorso. Il Cremlino, con la sua diretta ingerenza militare, vittoriosa,  ha infatti dato vita ad una nuova egemonia politica regionale che se ha soddisfatto le sue ambizioni strategiche sul Mediterraneo, non vede più la Siria in una posizione centrale, bensì l’Iran sciita“.

Sappiamo che le cose non sono andate affatto così. Purtroppo insiste una visione delle cose che non è capace di concepire i rapporti tra gli stati con lo stesso metro con cui si mantengono normalmente i rapporti tra le persone. Allo stesso modo, non è capace neanche di capire la mentalità russa e di concepire  che l’intervento russo non è stato deciso solo da calcoli geopolitici. Per la decisione è stata fondamentale la richiesta della Chiesa ortodossa che ha spinto in maniera decisiva l’intervento (vedi intervista patriarca Kirill).

Sottovalutando questo, ci si dimentica  come il ‘regime change’ in Siria coincideva con le persecuzioni e le vessazioni verso i cristiani. L’abbiamo visto a Malula, l’abbiamo visto a Kessab ed in altre molte occasioni, anche nella valle di Ninive in Iraq. Lo ha testimoniato il vescovo Abou Khazen di AleppoNoi siriani abbiamo più fiducia nei russi, per quello che hanno fatto per noi, ma abbiamo paura degli altri” e tutti i patriarchi siriani.  Forse la pietà cristiana in occidente in queste occasioni ha  ammirato i nostri fratelli nella sofferenza, nella dedizione fino al martirio  ma non ha ancora individuato inequivocabilmente le cause di quanto è accaduto … Altrimenti si starebbe ben attenti ad esprimere  giudizi così temerari  – che sebbene siano molto diffusi – sono molto lontani dalla realtà.

Ho voluto soffermarmi su questo aspetto perchè le politiche descritte a Monaco per essere implementate hanno bisogno di una narrativa che racconti una  una realtà stravolta addirittura capovolta. Va da sé che se da parte cattolica si rimane passivi e si fa sponda a tutto questo – oltre che rendersi responsabili di un pensiero estraneo alla cattolicità e all’approccio dei problemi insegnato dalla dottrina cattolica – si favoriranno tempi che in cui sarà ‘pianto e stridore di denti’.

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