Kirill Vyshinsky, un giornalista detenuto in arresto preventivo da più di 180 gg, in Ucraina

Il 15 maggio 2018, il Servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha compiuto una massiccia operazione repressiva contro i giornalisti. L’operazione ha comportato la perquisizione dell’ufficio centrale dell’agenzia di informazione russa Novosti  a Kiev, comprese le case dei suoi corrispondenti, e l’arresto del suo editore capo , Kirill Vyshinsky.

Al momento del suo arresto  l’attività di Kirill Vyshinsky, era incentrata sulle violazioni dei diritti umani in Ucraina, nonché sulla corruzione ai massimi livelli tra i funzionari ucraini e quelli della UE.

Sono ormai più di 180 giorni che il giornalista è in carcere preventivo. A tutt’oggi non è stato svolto un regolare processo nel quale lo stesso possa esercitare il suo diritto di difesa.

Il motivo dell’arresto di Vyshinsky è formalmente ‘tradimento’ ma le motivazioni sono legate alle campagne giornalistiche critiche contro il governo, basate sul riscontro delle inchieste giornalistiche che ha condotto. Naturalmente nel mirino è la guerra di contro-informazione che Mosca sta svolgendo in Ucraina che si contrappone a quella di diverso segno operata in Ucraina dagli altri organi di informazione.

In una situazione normale tutto ciò si chiamerebbe informazione ‘pluralistica’, ma la tendenza prevalente – in atto anche nella UE e anche nel nostro paese – è vedere nell’informazione che si discosta da quella dei principali organi di informazione come ‘fake news’, alla pari delle giustificazioni date dai regimi totalitari.

Ciò rispecchia una deformazione del concetto di informazione, per cui il suo ruolo non sarebbe più quello di ‘informare’ ma di formare la collettività. Le conseguenze di questa distorsione, molto utile all’establishement – che dice  con questo di fifendere la ‘democrazia – è l’identificazione delle differenti posizione come un pericolo a cui agire con strategie e non porre come giudice ultimo la verità.

Il suo arresto ha suscitato le proteste di diverse associazioni, tra cui Reporter senza frontiere e il Consiglio d’Europa , che etichettano l’arresto di Kirill come un “grave abuso di norme democratiche”.

Harlem Désir dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) il 29 ottobre aveva dichiarato:

Spero che la detenzione preventiva di Kirill Vyshinsky non verrà ulteriormente estesa e che pertanto si concluderà il 4 novembre 2018 .  Chiedo alle autorità ucraine di accelerare le indagini sulle gravi accuse mosse contro Vyshinsky e di condurre tale indagine nel pieno rispetto dei principi dello stato di diritto, della necessità e della proporzionalità .

L’Osce ha chiesto più volte la sua liberazione, come si può vedere sul sito istituzionale dell’OSCE. (vedi:  https://www.osce.org/representative-on-freedom-of-media/401453  e  https://www.osce.org/representative-on-freedom -di-media / 381.370)

Ma tale richiesta non è stata esaudita, la detenzione di Kirill Vyshinsky è stata ulteriormente estesa addirittura fino alla fine di dicembre.

Ovviamente quella della Unione Europea è una protesta senza conseguenze e pertanto difficilmente la richiesta sarà esaudita.  Di fronte alle costanti violazioni del governo ucraino contro i propri cittadini, si potrebbe fare molto, ma molto di più.

Questo caso è emblematico di una pericolosa tendenza che si sta affermando sempre più in Europa, spesso mascherata da contrasto alla ‘propaganda’: si differenzia dalla deriva in atto, solo perché è molto più grossolano e meno ‘fine’.

Vietato Parlare

JOIN THE DISCUSSION

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.