Israele strumentalizza le dimissioni di Hariri per provocare una guerra

Domenica 5 novembre 2017 Sayyed Hassan Nasrallah, in un intervento televisivo in differita, ha rilevato la scorrettezza delle dimissioni del primo ministro libanese, Saad Hariri, annunciate non dal Libano, bensì dall’hotel Ritz-Carlton di Riad, alla presenza di “MBS” [il principe ereditario Mohammad bin Salman, ndt]. Hariri ha accusato l’Arabia Saudita d’ingerenza negli affari interni libanesi.

Lunedì 6 novembre, al mattino, il ministro saudita degli Esteri, Adel Jubair, ha dichiarato alla CNN che il tiro di missile dei ribelli Huthi contro l’aeroporto di Riad è stato un atto di guerra. Successivamente, il ministro degli Affari del Golfo, Thamer al-Sabhan, ha, questa volta su Al-Arabiya, definito il discorso di Hassan Nasrallah una «dichiarazione di guerra all’Arabia Saudita».

Secondo la rete televisiva israeliana Channel 10 il governo Netanyahu ha spedito nel pomeriggio un messaggio chiedendo a tutte le ambasciate:

  Di svolgere un’attività di lobbying presso il governo del Paese in cui hanno sede per spiegare il punto di vista israeliano sulle dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri. Si tratta di un’iniziativa molto rara.
-  Di convincere il governo che queste dimissioni dimostrano fino a che punto Iran e Hezbollah rappresentino un pericolo per la sicurezza del Libano.
-  Di sostenere che queste dimissioni smentiscono la tesi che la partecipazione di Hezbollah al governo del Libano stabilizzi il Paese.
-  Di sostenere l’Arabia Saudita nella guerra contro i ribelli Huthi in Yemen e ribadire che il tiro di missile contro l’aeroporto di Riad rappresenta un’esortazione a rafforzare la pressione contro Iran e Hezbollah.

Di fatto, la stampa internazionale tratta le dimissioni di Saad Hariri indipendentemente dal golpe di Palazzo di Riad, mentre tutti gli elementi raccolti successivamente inducono a pensare che queste dimissioni non siano che un elemento del golpe e la conferma di quanto sostiene Hassan Nasrallah.

Israele non vuole attaccare un’altra volta Hezbollah, considerati i rischi militari e diplomatici in cui incorrerebbe. Il primo ministro Benjamin Netanyahu sta invece spingendo l’Arabia Saudita ad attaccare in sua vece la Resistenza libanese e vuole preparare l’opinione pubblica a questa eventualità.

Traduzione
Rachele Marmetti
Il Cronista 

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