Indagine di Amnesty International su bombardamenti USA su Raqqa: “Sproporzionati e indiscriminati”

Riferendosi alla battaglia condotta dagli USA per la liberazione di Raqqa Amensty International (iniziata il 4 giugno 2017 e durata cinque mesi), in un rapporto appena pubblicato dice: ” “Poco prima dell’inizio della campagna militare, il segretario alla Difesa americano James Mattis ha promesso una  “guerra di annientamento” contro l’ISIS. L’impatto sui civili è stato devastante”.

Gli autori del rapporto  dicono che gli attacchi sono stati condotti “alla cieca” e senza osservare le necessarie precauzioni, il che ha comportato un gran numero di vittime tra i civili della città di Raqqa. Gli attacchi aerei con l’obiettivo di distruggere gli ISIS sono stati condotti dalla coalizione occidentale in violazione del diritto internazionale e hanno avuto “conseguenze catastrofiche” per la popolazione civile. 

Nonostante  il tenente generale degli Stati Uniti Stephen Townsend avesse affermato che l’offensiva della Coalizione su Raqqa “è stata la campagna aerea più precisa della storia”  ciò in realtà non è stato sostenuto dai fatti. Infatti, – AI al termine di un’indagine avvenuta sulla campagna militare della coalizione occidentale a guida statunitense per la liberazione di Raqqa – afferma che  ” la realtà sul terreno non potrebbe essere più diversa”. I ricercatori di Amnesty International si sono recati a Raqqa nel febbraio 2018 e hanno trascorso lì due settimane visitando 42 località bombardate e intervistando 112 testimoni tra i sopravvissuti.

Gli Stati Uniti hanno condotto il 90% dei bombardamenti sulla città e che la stessa – a seguito dei bombardamenti –  è stata quasi completamente distrutta. Inoltre – come già segnalato precedentemente da questo blog – AI conferma che gli attacchi della coalizione sono stati “sproporzionati e indiscriminati”.  Interi quartieri sono stati distrutti, anche quando non c’erano militanti ISIS.

La distruzione è più evidente man mano che ci si avvicina al centro città. Attualmente solo in periferia esiste una presenza di residenti, mentre la maggior parte è nei campi profughi. In questi campi profughi la situazione è talmente precaria che spesso gli ospiti decidono di tornare a Raqqa.  Nella città – secondo l’ONU  –  solo un quinto degli edifici è agibile. 

Donatella Rovera, senjor advisor di Amnesty International per la risposta alle crisi, afferma che “solo contro la città di Raqqa sono stati compiuti 30.000 bombardamenti di artiglieria. Qualcosa, sulla selettività, sull’accuratezza prestata in questi attacchi, il discorso non va. Inoltre, i militari non hanno utilizzato il munizionamento costoso ma hanno usato il normale munizionamento che hanno un ampio margine di errore. E questo è accaduto in una città in cui militanti e civili a volte erano divisi solo da dieci metri “. Alla popolazione civile – a differenza di quanto è avvenuto durante la liberazione di Aleppo – non è stato consentito di uscire dalla città tramite corridoi sicuri.

Nel rapporto  – che ha avuto una diffusione pressoché nulla sui media –  Amnesty International accusa gli Stati Uniti che nella campagna che ha portato alla sua liberazione dall’ISIS, ha compiuto  crimini contro l’umanità. Al termine dell’operazione – a distanza di 8 mesi della sua cessazione – nella città non c’è cibo, acqua ed energia elettrica.


un video che mostra una delle testimonianze raccolte

L’Organizzazione Umanitaria esorta affinchè si faccia chiarezza “gli errori devono essere riconosciuti, le loro cause analizzate …” e – con rammarico –  rileva che non esiste una singola indagine sulle azioni della coalizione mentre chiede un’indagine per stabilire la violazione del diritto internazionale e l’uccisione di civili.  Nello stesso tempo, l’organizzazione umanitaria sottolinea che è necessario risarcire le vittime civili.

Da parte sua il Pentagono permane nella linea secondo la quale gli Stati Uniti non svolgeranno alcun ruolo nel restauro della città siriana di Raqqa.