Il premier iracheno Maliki contro l’embargo statunitense all’Iran

La televisione iraniana Alalam ha riferito oggi  che l’ex premier iracheno Nouri Kamil Mohammed Hasan al-Maliki (ora Segretario generale del partito islamico sciita iracheno Dawa , ha rilasciato una dichiarazione sulle prossime sanzioni economiche statunitensi contro l’Iran.

Maliki nella dichiarazione sottolinea l’incongruenza delle decisioni statunitensi contro il vicino Iran che costituiscono “una flagrante violazione del diritto internazionale”, intraprese proprio “in un momento in cui i popoli nella regione e nel mondo stanno cercando di sbarazzarsi delle conseguenze dell’unipolarismo”.

Il responsabile del partito Dowa ha riaffermato il proprio rifiuto alle sanzioni americane imposte alla Repubblica islamica dell’Iran e a tutte le sanzioni unilaterali sulle persone. Inoltre, egli ha sollecitato i governi della regione e del mondo “a rifiutare la logica di assedio ed  il boicottaggio, la coercizione, gli atti errati o illegali, che sono veri e propri atti di vendetta, posti arbitrariamente, al di fuori della legittimità internazionale, ingiustificati fintanto non sono presi al di fuori del campo di applicazione della Nazioni Unite”.

Il leader di ‘Dowa’ ha sottolineato come le sanzioni non si prefiggano nient’altro che agire contro un paese attraverso l’imposizione della fame di una politica di ostile intimidazione.

Maliki ha inoltre richiamato quanto la politica d’assedio lanciata (durante il passato regime di Saddam Hussein)  abbia ridotto il suo popolo alla fame: è in virtù di questa consapevolezza che oggi Baghdad esprime il proprio rifiuto per quelle stesse azioni che oggi si vogliono replicare contro Teheran. Sono azioni che rappresentano nient’altro che la peggiori forma di punizione collettiva, che si estendono a tutti i settori della società e influenzano fortemente il bisogno primario dei cittadini, esponendoli conseguentemente a risultati disastrosi.

Tuttavia – prosegue Maliki – “sono proprio questi gli obiettivi più importanti ricercati dagli assedianti, nella speranza che diventi sempre più popolare lo stato di ebollizione, e si semini così nel paese i semi della sedizione, diffondendo lo spirito di ribellione, e la mancanza di fiducia tra lo stato ,il cittadino e le autorità”.

Il leader iracheno ha quindi chiesto ai governi del mondo e alle organizzazioni umanitarie di fermare le imminenti misure punitive contro l’amico popolo iraniano e perché esse si attivino immediatamente per far fronte alle violazioni e alle conseguenze umanitarie che ne derivano.

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